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Dolomiti, il ghiacciaio della Fradusta arretra di anno in anno ma le cartine storiche confermano il territorio Trentino

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Sento spesso dire che l’inverno 2017-2018 è stato un inverno particolarmente nevoso. Spiace smentire chi la pensa così ma, se guardiamo in dati rilevati a Passo Rolle nell’ultimo decennio, quest’inverno siamo ancora sotto la media

di Ervino Filippi Gilli

Primiero (Trento) – E’ vero che l’inverno appena trascorso è stato il più nevoso degli ultimi quattro ma i dati sono, purtroppo, quelli che contano e le misurazioni ci dicono di un quantitativo comunque non elevato.

Nelle mie ormai venticinquennali osservazioni dello stato della Fradusta ho imparato una cosa: conta poco la neve caduta nell’inverno (a meno che non siano precipitazioni eccezionali come quelle del 2013-2014) ma è più importante l’andamento delle temperature durante la primavera estate.

Nel riquadro in rosso il Rifugio Pedrotti sull’altipiano. Per rendere immediatamente chiaro il concetto, ho inserito le due fotografie che ho scattato dal terrazzo della stazione di arrivo della funivia della Rosetta il 20 giugno del 2017 (foto sopra) e del 2018 (foto sotto), ovvero del primo giorno estivo di rilievo dei dati sulla Fradusta.

E’ evidente che nonostante quest’inverno sia nevicato il doppio rispetto all’inverno precedente (a Passo Rolle 450 cm contro i 212 cm del 2016-17) la situazione sia esattamente la stessa.

Questo sta a significare che i giorni di aprile caldi (il 20 a Passo Rolle si registravano temperature minime di 4.7 e massime di 15.2°C) e le piogge di maggio (189.4 mm, che di solito sull’Altipiano erano neve) hanno “mangiato” la copertura nevosa annullando di fatto i quasi 240 cm di neve in più caduta nell’inverno.

Se poi consideriamo che dal venti di maggio in poi le temperature non sono praticamente mai scese sotto gli 0°C sull’Altipiano delle Pale (se non in pochi episodi e per poche ore consecutive), si ha che la diminuzione nello spessore del ghiacciaio della Fradusta, come certificano i dati raccolti dal personale dell’Ente Parco, si aggira anche quest’anno nell’ordine di metri con i conseguenti ritiro della fronte e diminuzione di superficie. Situazione sempre più preoccupante a cui non si riesce a trovare un rimedio.

Fradusta Bellunese?

Per finire, visto che stiamo parlando di Fradusta, due parole su quanto comparso sulla stampa, ovvero sulla polemica Fradusta Bellunese – Fradusta Trentina. Premetto che avrei preferito, visto che l’acqua di scioglimento del ghiacciaio va un po’ in Veneto ed un po’ in Trentino, che invece di parlar di confini si trattasse di più su che cosa fare per cercare di arginare il fenomeno dello scioglimento.

Quanto alla documentazione in possesso dei consiglieri della Lega Nord, mi piacerebbe dare una occhiata e questo lo dico come studioso della Fradusta che ha raccolto, per anni, cartografie ed immagini.

Solo a titolo esemplificativo del materiale archiviato e che è in parte servito per scrivere il Quaderno del Parco n.13, riporto parte del foglio dell’Istituto Geografico Militare (IGM) degli anni Venti da cui si evince che il confine tra le due Province (tracciato con le crocette intervallate dai due punti) non si avvicina minimamente alla Fradusta ma resta nella zona del Pizzo del Miel e ben oltre Riviera Manna.

Ribadisco. Se i Consiglieri della Lega sono in possesso di atti che dicono cose diverse rispetto all’IGM, ben venga che li rendano pubblici: non si impara mai abbastanza e, come diceva Einstein, in un esperimento basta una prova contraria per annullarne cento di favorevoli e pertanto può essere sufficiente un solo documento per far cambiare uno stato di fatto che va avanti dalla fine della Prima Guerra Mondiale.

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