Tullio Sartori: fu il giurista della “Magnifica Comunità di Fiemme” coinvolto nei “Fatti di Innsbruck”

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Il primierotto Tullio Sartori è figlio di quel Giovanni che ha dato il nome alla località di MonteCroce (o Pontet) e di cui ho scritto recentemente

Tullio Sartori

di Ervino Filippi Gilli

Primiero (Trento) – Tullio Sartori è nato ad Innsbruck il 4 aprile 1862. Ha un curriculum studi tipico del periodo: Ginnasium a Trento e poi ad Innsbruck, facoltà di Filosofia sempre nella capitale del Tirolo, corsi post laurea a Monaco; dopo un breve excursus a Vienna, torna a Innsbruck dove si laurea nel 1890 anche in giurisprudenza.

Nel 1891 diede alle stampe lo studio sulla Magnifica Comunità di Fiemme; forte di questa preparazione fece domanda per ottenere la libera docenza in Diritto Tedesco diventando poi professore ordinario di Diritto Tedesco e di Storia del Diritto Pubblico Austriaco solo però nei corsi in lingua italiana.

Con questo percorso universitario alle spalle la carriera universitaria di Sartori non poteva che essere un successo: lo fu al punto tale per cui, quando nel 1904 venne istituita ad Innsbruck una facoltà autonoma di Diritto e di Scienze Politiche con insegnamento in lingua italiana, Tullio Sartori ne divenne decano.

Gruppo di studenti reduci dall’incarcerazione ad Innsbruck. Sulla destra Cesare Battisti, sulla sinistra Alcide Degasperi

I Fatti di Innsbruck

Ricostruire la vita di Tullio Sartori vuole però anche dire ricordare i “Fatti di Innsbruck” e le spinte verso un qualche tipo di autonomia che, soprattutto da parte giuliana ma anche italiana del sud Tirolo, erano molto forti nelle ultime decadi del 1800 ed agli inizi del ‘900.

Gli antefatti risalgono al 1848 quando al Reichstag di Vienna era argomento di discussione, per bocca di Pietro Kandler maggiore storico triestino del diciannovesimo secolo, il tema dell’apertura di una Università italiana a Trieste.

Il governo austriaco, temendo che una Università italiana in terra austriaca potesse diventare un focolaio di irredentismo, si ostinò a negare questa concessione. Nel 1866, con la cessione da parte dell’Austria del Veneto all’Italia, gli studenti italiani si trovarono senza una Università in madrelingua ed il dilemma Università italiana si o no divenne ancora, se possibile, più pressante e fonte di diatribe.

Innsbruck: una delle tante riviste che si occupò degli scontri

Dato che la politica attuata era quella di tergiversare nella decisione, all’inizio del ventesimo secolo gli studenti universitari italiani che frequentavano anche Graz, Vienna ed altri atenei, decisero di iscriversi in massa all’università di Innsbruck per sovraffollare i corsi paralleli sperando, in questo modo, di giungere alla divisione dell’Ateneo in un’Università tedesca ed in una italiana, ricalcando in tal modo le mosse che avevano portato all’istituzione dell’università a Praga.

Deve sempre essere tenuto presente che esisteva un perenne clima di scontro tra gli studenti delle opposte fazioni con scontri fomentati anche dagli stessi professori universitari di entrambe le parti.

Il 27 Settembre 1904 il Ministro dell’Istruzione austriaco concesse finalmente l’apertura di una facoltà provvisoria di diritto e scienze politiche, in lingua italiana, nella stessa Innsbruck.

La mattina del 4 novembre venne inaugurata in sordina la facoltà; la sera stessa gli studenti italiani (circa 150) assieme ad alcuni professori si riunirono in un albergo per festeggiare.

All’uscita però avvennero gli scontri con i colleghi pangermanisti. Nello scontro i classici bastoni da passeggio vennero sostituiti dalle pistole: furono feriti una decina di austriaci. La polizia intervenne ed arrestò 138 studenti (tra cui Alcide Degasperi e Cesare Battisti); per sedare gli animi venne schierato anche l’esercito e negli scontri morì una persona. I tumulti durarono anche il giorno successivo: l’edificio destinato alla facoltà italiana venne devastato.

Per approfondire: pubblicazione depositata nella biblioteca di Fiera di Primiero, che può fornire una lettura sufficientemente completa del periodo

Questi scontri ebbero vasta eco sulla stampa italiana (sia quella interna che quella del vicino Regno d’Italia) e provocarono, ad esempio, la sdegnata presa di posizione del comune di Transacqua riportata dal quotidiano Alto Adige: “24 novembre – La rappresentanza comunale di Transacqua protesta contro le barbare persecuzioni e violenze dei tedeschi d’Innsbruck commesse contro gli studenti italiani e altri cittadini italiani in Innsbruck nei giorni 3-5 novembre corr.;

protesta contro il governo che fu causa di quegli eccessi, rifiutando ostinatamente di accordare l’università italiana a Trieste unanimemente domandata da tutti i sudditi italiani della Monarchia. Firmato il Capocomune Guadagnini”. In misura analoga vennero prese deliberazioni simili da parte di altri Consigli Comunali tra cui quello di Trento.

Questo tragico epilogo pose fine non solo alla facoltà italiana ad Innsbruck, ma anche all’idea stessa di una facoltà in Tirolo che non fosse quella tedesca e fu un forte schiaffo alla volontà di convivenza tra popoli diversi all’interno dell’Impero; queste tensioni tra i sudditi di madre lingua tedesca e le altre etnie portarono in seguito al disgregarsi dell’Impero ed al prevalere di logiche nazionali e nazionalistiche.

Tullio Sartori non sopravvisse al crollo di tutto ciò per cui lui ma anche il padre avevano lavorato: morirà nel febbraio dell’anno successivo e le sue spoglie saranno tumulate nel settembre dello stesso anno nel cimitero di Fiera di Primiero.

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