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Bolzano, Addio Alcide Berloffa: camera ardente a Palazzo Widmann (VIDEO)

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Alcide BerloffaLa camera ardente – Per il rappresentante politico di lingua italiana che più ha segnato il cammino verso l’autonomia speciale verrà allestita a Palazzo Widmann a Bolzano. "Vogliamo onorare in tal modo i meriti indiscussi che Alcide Berloffa ha acquisito per la pacificazione e la convivenza in Alto Adige e per un’autonomia a vantaggio di tutti i gruppi linguistici", ha ribadito il presidente della Provincia Luis Durnwalder che ha convocato la Giunta provinciale per una commemorazione dello scomparso.
 
Per dare a tutti i cittadini la possibilità di prendere commiato dall’uomo politico, la Giunta ha accolto la richiesta degli assessori di lingua italiana di accogliere il feretro nel Cortile interno di Palazzo Widmann a Bolzano.

La camera ardente resterà aperta al pianterreno del Palazzo provinciale in via Crispi 3 lunedì 28 febbraio dalle 10 alle 18 e martedì 1° marzo dalle 9 alle 12. Nel pomeriggio di martedì  sono previste le esequie.

?Alcide Berloffa: In contatto con Roma

Alcide Berloffa, nato nel 1922, consigliere comunale DC a Bolzano nel 1948, dal 1953 e per quattro legislature eletto alla Camera dei Deputati. Ha accompagnato, con l’attività parlamentare e nei vari organismi del Governo, tutto il percorso che dall’Accordo di Parigi ha portato al Pacchetto e alla chiusura della controversia con l’Austria. Berloffa è stato Consigliere di Stato dal 1977 al 1994 e sempre fino al 1994 incaricato per l’Alto Adige alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

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Alcide Berloffa è stata la persona che per mezzo secolo il Governo ha più spesso interpellato quando voleva conoscere da vicino i vari aspetti della questione altoatesina. Ancora oggi, ricorda, quando si parla di ricostruzione della convivenza locale si fa confusione tra fine della guerra, intesa tra le rappresentanze delle diverse popolazioni e Accordo Degasperi-Gruber. „Sta di fatto che nel pieno del caos politico provocato dalle tragiche vicende del nazismo e del fascismo, l’idea dell’incontro e della collaborazione tra italiani e tedeschi – sottolinea Berloffa – è stata l’ancora per i politici più seri e determinati. Tra questi si è affermato Alcide Degasperi. A lui si deve, sin dall’inizio, l’impegno per la ripresa democratica iniziata con l’accordo del 1946 a Parigi con Karl Gruber.“ Dopo quella firma, dice Berloffa, „è stato più facile lavorare assieme, italiani e tedeschi, perché la gente si è abituata alle soluzioni concordate. Anche in seguito, nei periodi più difficili, è stata messa a frutto l’esperienza degli anni precedenti. Senza l’Accordo di Parigi non avremmo l’Alto Adige di oggi né quello del ’48 e del ’92.“

Berloffa ricorda il difficile dopoguerra a Bolzano: „La conferma del confine del Brennero, l’Accordo Degasperi-Gruber e lo statuto di autonomia erano gli eventi che nei primi tre anni del dopoguerra avevano prodotto sulla comunità altoatesina effetti contrastanti, a seconda del gruppo di appartenenza.“ Bisognava infondere fiducia e sicurezze. „E Degasperi stabilì questo rapporto di fiducia con la popolazione nel comizio preelettorale dell’aprile 1948 a Bolzano, in piazza Walther, parlando del valore del ritorno alla democrazia e della convivenza basata sulla parità dei diritti.

È stato in quel momento – racconta Berloffa – che ha iniziato a dare frutti il lavoro dei democratici. È prevalsa la volontà costruttiva che ha portato alla ricerca di soluzioni per superare i gravi rischi del terrorismo e modificare lo Statuto.“ Le forze politiche dei due gruppi, osserva Berloffa, „hanno lavorato d’intesa; certo, all’inizio abbiamo incontrato anche resistenza, se non altro per abitudine, poi lentamente le cose sono cambiate perché si è cercato di migliorare il rapporto anche politico con forme che garantivano più di prima la partecipazione alle discussioni. E così, negli anni, con la Commissione dei 19 e le paritetiche, siamo riusciti a costruire rapporti diventati poi determinanti per ulteriori progressi provinciali. Le norme approvate nel 1992, con la contestuale chiusura della controversia tra Italia e Austria, segnano il passaggio che assicura continuità al cammino intrapreso nel ’48 a Parigi.“

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