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Iva al 22%, Nordest macroarea più colpita

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A pagare il conto più salato saranno le famiglie residenti a Bolzano, seguite da quelle venete

bolzano

Nordest – Se dal primo ottobre scatterà l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva, a pagare il conto più salato saranno le famiglie residenti nella provincia autonoma di Bolzano: l’aggravio medio annuo sarà pari a 135 euro. Seguono quelle venete, con 113 euro, quelle emiliano –romagnole, con 111 euro e quelle lombarde, con 108 euro.

Le realtà meno colpite, invece, saranno quelle del Sud: in Calabria l’aumento medio annuo per nucleo famigliare sarà di 59 euro, in Sardegna di 57 euro ed in Sicilia di 50 euro. Il dato medio nazionale si attesterà attorno agli 88 euro.

E’ questo il risultato emerso da una analisi condotta dall’Ufficio studi della CGIA che ha misurato gli effetti dell’eventuale aumento dell’aliquota Iva sulle famiglie per aree regionali.

“Ovviamente – segnala il segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi – a subire gli aggravi maggiori saranno le realtà territoriali dove la propensione alla spesa delle famiglie è più elevata, anche se sappiamo che l’incremento dell’Iva inciderà maggiormente sui redditi famigliari più bassi e meno su quelli più elevati“.

Dalla CGIA sottolineano che l’aumento di un punto dell’aliquota ordinaria dell’Iva dovrebbe garantire un maggior gettito nelle casse dello Stato pari a 4,2 miliardi di euro all’anno: 2,8 dovrebbero essere a carico delle famiglie, i rimanenti da attribuire agli Enti non commerciali, alla Pubblica Amministrazione e alle imprese (nei casi dove non sussiste la deducibilità dell’imposta).

Tuttavia, il tema su come reperire le risorse per evitare l’aumento dell’Iva almeno per l’anno in corso rimane centrale e Bortolussi ritorna sulla proposta lanciata nei giorni scorsi:

“Se la Pubblica amministrazione erogasse immediatamente altri 7 miliardi di euro potremmo incassare un ulteriore miliardo di euro di Iva entro la fine di quest’anno che ci garantirebbe la copertura economica per finanziare il mancato aumento dell’imposta. L’ulteriore sblocco dei pagamenti darebbe un po’ di ossigeno a molte aziende ancora in difficoltà e non comporterebbe nessun problema ai nostri conti pubblici, visto che inciderebbe solo sul debito pubblico e non sul deficit“.

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