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Istat: in Trentino bene l’occupazione, tiene il Pil

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Trentino non esiste un problema occupazione paragonabile a quello che sta affrontando gran parte dell’Italia

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Trento – Bene l’occupazione in Trentino (+1,3%) e nel confinante Alto Adige, unici territori assieme alla Lombardia ad avere registrato una crescita nel periodo 2011-2013; bene anche il Pil pro capite, che vede il Trentino posizionarsi al quarto posto in Italia (33,6 mila euro contro una media italiana di 26,7); bene infine la spesa per consumi, la terza più alta d’Italia, appena dietro la valle d’Aosta e l’Alto Adige, e davanti ad Emilia Romagna e Lombardia. Sono questi alcuni dei dati dell’Istituto nazionale di statistica, relativi ai conti economici territoriali, diffusi nel nuovo report, riguardante il periodo 2011-2013 ed analizzati questa mattina dal presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi e dal vice presidente e assessore allo sviluppo economico e lavoro Alessandro Olivi. “Questo nuovo rapporto – osservano Rossi e Olivi – conferma ciò che già sapevamo: in Trentino non esiste un problema occupazione paragonabile a quello che sta affrontando gran parte dell’Italia, nonostante la crisi industriale si sia fatta sentire anche qui e nonostante le difficoltà che incontrano i giovani ad entrare nel mondo del lavoro”.

“Sul piano delle politiche del lavoro – precisa inoltre Olivi – cominciano a dare frutto gli sforzi profusi in questi anni anche in termini di soluzioni innovative che stanno producendo un sostanziale miglioramento delle performance trentine”.
” Ma il rapporto – commenta ancora il presidente Rossi – è al tempo stesso uno sprone. Se è vero che stiamo bene, è altrettanto vero che dobbiamo correre di più, migliorare sul valore aggiunto (siamo a metà classifica), il che significa aumentare la produttività”.
I settori che hanno favorito una crescita occupazionale nel periodo considerato sono soprattutto quelli dei servizi finanziari, immobiliari, professionali e del commercio, il turismo.

I primi dati, relativi al periodo 2011-2013, diffusi dall’Istat nel suo report sui conti economici territoriali, coerenti con le stime nazionali pubblicate a settembre 2014, recepiscono anche per le regioni le innovazioni del Sec 2010 (Sistema europeo dei conti nazionali, basato su una nuova metodologia di calcolo Onu) e quelle derivanti da miglioramenti nei metodi di calcolo e nelle fonti. La nuova metodologia per il calcolo degli aggregati macroeconomici ha permesso di far emergere stime migliori relative al Trentino di circa un 8,7%; in termini concreti, per il 2011, si è passati da un pil di 16.400.000 euro circa a un pil di 17.800.000. Insomma, la nuova metodologia di calcolo ci fa un po’ più ricchi: è successo anche a livello italiano, ma con una crescita pari al 3,7%.
I dati mostrano in sintesi un’Italia a due velocità. Nel 2013 il Pil per abitante, a prezzi correnti, risulta pari a 33,5 mila euro nel Nord-ovest, a 31,4 mila euro nel Nord-est e a 29,4 mila euro nel Centro. Il Mezzogiorno, con un livello di Pil pro capite di 17,2 mila euro, presenta un differenziale negativo molto ampio. Il suo livello è inferiore del 45,8% a quello del Centro-nord.
Il Trentino si distingue per un Pil pro capite elevato, superiore alla media italiana, Nel 2013 è stimata una crescita dell’1,1% rispetto all’anno precedente; a livello nazionale si registra, invece, ancora una diminuzione dell’1,1%. La distanza del Trentino dall’Italia è di circa 7.000 euro per abitante.
Anche per la spesa per consumi finali della famiglie per abitante (20.500 euro) riflette l’ottima posizione del Pil per abitante. Valori migliori del Trentino si hanno solo in valle d’Aosta e Alto Adige. In Italia il medesimo dato è pari, nel 2013, a 16.300 euro.
Nel 2013 in Trentino il valore aggiunto a prezzi correnti è pari a 16.442 milioni di euro, in crescita dell’1,8% rispetto al 2012 diversamente dalla dinamica nazionale che vede lo stesso dato ancora in diminuzione.
I settori che contribuiscono maggiormente al valore aggiunto sono i servizi relativi alle attività finanziarie, assicurative, immobiliari, professionali, scientifiche e tecniche (27,6%); a seguire il commercio all’ingrosso e al dettaglio, trasporti e magazzinaggio, servizi di alloggio e di ristorazione e servizi di informazione e comunicazione (24,1%).

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