Promo Project, dal 9 maggio la Coop sociale di Primiero è ufficialmente chiusa. La presidente Paola Toffol: “E’ mancato un progetto di tutto il territorio”

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Si chiude una pagina importante per la cooperazione a Primiero, già messa a dura prova in questi anni. Abbiamo fatto il punto con la presidente Paola Toffol

di Christian Zurlo

Primiero (Trento) – Ormai è davvero ufficiale: la Coop sociale Promo  Project Primiero Vanoi Mis, ha chiuso definitivamente i battenti in valle. 

L’assemblea dei soci del 9 maggio scorso, ha deliberato lo scioglimento della Cooperativa nata nel 2007. Lo conferma la presidente Paola Toffol, con la quale abbiamo cercato di fare il punto sulla situazione che si è venuta a creare. Ma soprattutto facendo chiarezza sulle reali motivazioni che hanno portato alla chiusura.

Partiamo dalla fine, quali erano i servizi che la cooperativa offriva, presidente Toffol? Promo project era una Cooperativa Sociale di tipo “B”, gestiva cioè attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Si tratta di un’impresa che, a differenza delle imprese che operano con fini di lucro, organizza le proprie risorse a scopi sociali, per soddisfare cioè un bisogno collettivo. Ha occupato nel 2016 ben 36 persone, di cui 18 a vario titolo disagiate e altrettanti lavoratori “ordinari”, tutti cittadini di Primiero. Le attività svolte: laboratorio di grafica, addetti al rifacimento letti, ai lavori di cucina e attività di animazione e accompagnamento presso le Case di Riposo, supporto per la valorizzazione di beni storico culturali per il Comune, attività presso la Biblioteca di Canal San Bovo, gestione dell’Auditorium di Primiero e delle proiezioni presso il Cinema di San Martino, gestione del Bar Sport di Primiero dal 2014 al 2016, Bar Vallombrosa per l’estate 2017, inoltre vari stage e interventi propedeutici al lavoro. Il Comune di Primiero San Martino ha dimostrato di aver ben compreso le finalità della Cooperativa ed il suo ruolo sul territorio, affidandoci le strutture di sua proprietà, favorendo così l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Paola Toffol, presidente della Coop Promo Project

Tra gli ultimi progetti della coop sociale, c’era anche l’ipotesi di gestire l’hotel del Comune di Sagron Mis (diventato oggi Hotel Chalet Giasenei), in queste settimane al centro di una ‘querelle’ in seguito all’affidamento diretto ad una società locale. Quanto ha pesato questo progetto ‘naufragato’ sulla scelta di una chiusura per Promo Project? La gestione dell’albergo rappresentava, nelle intenzioni, la sfida più interessante, che ci avrebbe dato la possibilità di mettere in campo numerosi progetti di inserimento lavorativo, dandoci allo stesso tempo la possibilità di sperimentare forme innovative di collaborazione con il territorio. Un progetto di straordinario interesse e, a mio parere, di enorme potenzialità, purtroppo rimasto inespresso a causa delle difficoltà di bilancio. Il progetto non è stato quindi causa di alcunché, casomai è rimasto vittima di scelte dettate dall’incertezza economica.

Quali sono state le scelte che hanno contribuito maggiormente quindi e quali sono i numeri che hanno portato alla scelta definitiva? Dai suoi esordi, la Cooperativa nel perseguire la propria mission sociale volta all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, ha faticato a trovare un corretto equilibrio economico. Nel 2013 il Consiglio di Amministrazione in parte rinnovato, condivisa la necessità di far coincidere la positività del bilancio sociale e di quello economico, aggiungeva alle attività “storiche” (gestione in appalto di servizi di cucina e rifacimento letti presso APSP locali, fornitura di altre figure in intervento 19 ad Enti, laboratori di grafica) la gestione di un bar di proprietà del Comune di Fiera e dell’Auditorium di proprietà dei Comuni di Primiero. La scelta si è dimostrata positiva, il fatturato è più che raddoppiato, i bilanci della Cooperativa hanno chiuso per la prima volta nel 2013 con un utile di esercizio, convincendoci che sia possibile fare impresa anche aumentando il numero dei collaboratori (36 in totale nel 2016), tanto più che anche i bilanci dei due anni successivi hanno chiuso in attivo. In questo solco si è inserita la scelta di partecipare alla gara per la gestione dell’albergo Baita Sagron Mis di proprietà del Comune di Sagron Mis. Nel 2017 inoltre, la Cooperativa ha dovuto fronteggiare alcune difficoltà connaturate al tipo di attività della Cooperativa:
– mancato rinnovo di lavori in appalto e subappalto da altra cooperativa (valore totale € 90.000 circa), a fronte di un’offerta inferiore di poche centinaia di euro;
– ritardo nell’apertura del Bar Vallombrosa per motivi pratico/burocratici e relativi minori incassi;
– conclamata crisi per il laboratorio di grafica, da qualche anno in difficoltà, ma tenuto in attività in quanto luogo di occupazione per persone con disabilità psichica.
Queste difficoltà hanno causato una perdita di esercizio, che, sommata alle passività accumulate dal 2007 al 2012 e nel 2016, ha creato un deficit patrimoniale di circa 29mila euro (euro 28.722,43), il che impegna la Cooperativa a scegliere tra ricapitalizzazione e scioglimento.

La sede della Cooperativa a Fiera

Nessun crack finanziario quindi? Ovviamente no: ci siamo trovati davanti alla necessità di ricapitalizzare per 29mila euro circa. Questo ha aperto un articolato dibattito all’interno della Società: a fronte di un importo non impossibile da reperire, i Soci si sono interrogati sulla capacità della Cooperativa di autofinanziarsi, potendo contare soprattutto su attività di impresa (gestione bar, albergo, ecc.) e come tali rischiose. Le difficoltà economiche della Promo project sono causate dal suo essere impresa sociale, infatti il bilancio sociale chiude puntualmente in attivo per numero di persone impiegate, inserimenti lavorativi conclusi con successo, opportunità studiate e costruite su persone che altrove non avrebbero trovato collocazione. La mia riflessione va oltre la questione della sostenibilità economica: credo che una realtà come Promo project, per le finalità che si propone, abbia motivo di esistere solo se ve ne sia la reale necessità. Questa è la domanda che ho chiesto ai Soci di porsi: serve a Primiero una Cooperativa sociale? Personalmente sono convinta di sì: sono state tantissime le situazioni che ho conosciuto dal 2013, quando sono diventata Presidente, i bisogni ci sono eccome, e la Promo project ha dimostrato di saper fare la sua parte per dare le risposte: forse è stato troppo pretendere che una simile realtà dovesse garantire anche l’autosufficienza economica. E’ significativo che la Cassa Rurale delle Dolomiti di Fassa Primiero e Belluno, socia di Promo project, abbia dato disponibilità a finanziare con 20mila euro progetti di inserimento lavorativo per persone con disagio (con un finanziamento sul conto economico e non a capitale), dimostrando nei fatti di credere nell’utilità della nostra Cooperativa per il Primiero.

Da quando la sede di Fiera di Primiero sarà chiusa definitivamente? Una volta portate a termine tutte le attività e le operazioni di liquidazione, la sede chiuderà definitivamente i battenti.

Quale futuro per le persone occupate nella coop? Di sicuro tutto il mio impegno negli ultimi tempi è andato a garantire l’occupazione dei lavoratori nei vari settori e a questo sto lavorando. Naturalmente non tutti potranno essere rioccupati e mi riferisco in particolare ai soggetti più fragili: la Comunità di Primiero, che ha competenza sul sociale, attraverso i servizi, dovrà rispondere ai loro bisogni. Prevedere questi problemi, sostenendo con metodo un sistema di interventi pensati ad hoc, sarebbe stato anche meno oneroso dal punto di vista finanziario per la stessa Comunità.

La chiusura di Promo Project, rappresenta sicuramente una sconfitta per l’intero territorio. Come potrà essere sostituita? Non ne ho idea: non è facile trovare persone disponibili a mettere il proprio tempo, magari anche le proprie risorse, sicuramente un enorme impegno, a servizio di queste tematiche. Certamente sarebbe bellissimo, anche se molto improbabile, che a Primiero nascesse una nuova Cooperativa sociale su basi nuove e diverse, e, dopotutto, sognare non è vietato: se ci fossero donne e uomini di buona volontà intenzionati a raccogliere una sfida così difficile io certamente sarei disponibile a fare la mia parte.

Infine, si poteva fare di più per evitare questa situazione, anche in termini di gestione? Sicuramente, si sarebbe potuto fare di più, altrimenti i soci non avrebbero optato per la chiusura dell’attività, ritenendo impossibile per la Cooperativa riuscire a sostenersi finanziariamente in futuro. Quello che è mancato è stato un progetto di tutto il territorio, attraverso i soggetti che ne hanno competenza, un progetto di ampio respiro, che vedesse oltre il contingente e la contribuzione occasionale, per costruire con la Cooperativa opportunità e competenze durevoli. Una comunità che non si occupa dei suoi componenti più deboli è destinata a confrontarsi con criticità ancora più difficili: forse la vicenda della ‘Cooperativa’ e l’assordante silenzio che la circonda dovrebbe far riflettere tutti noi.

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