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Primiero, in arrivo freddo e neve nel weekend: molte le anomalie termiche registrate (DATI)

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Con il fine settimana le condizioni termiche dovrebbero tornare finalmente quasi “normali”

fiera

di Ervino Filippi Gilli

Primiero (Trento) – Che le temperature non fossero “normali” è sulla pelle di tutti, che siano state esageratamente anomale ce lo confermano le banche dati che raccolgono i valori dal lontano 1925 o la fioritura delle pratoline nel Parco Clarofonte o di qualche rosaio in centro a Fiera di Primiero (nella foto) .

Nei primi giorni di novembre i 15 – 18°C nel fondovalle possono essere sembrate temperature sicuramente piacevoli e quasi normali, ma prendendo a riferimento la stazione termometrica di San Martino di Castrozza, a 1470 metri di quota, possiamo confermare l’impressione che il fenomeno fosse assolutamente fuori scala .

Niente meglio dei numeri per chiarire quanto affermato:

Giorno 2015

Media

1925 – 2015

Differenza

1

12,8

5,8

7,0

2

13,9

5,8

8,1

3

13,6

5,7

7,9

4

14,2

5,2

9,0

5

12,6

5,2

7,4

6

13,6

5,1

8,5

7

16,4

4,7

11,7

8

17,9

4,4

13,5

9

19,4

4,3

15,1

10

20,5

3,5

17,0

Come risulta evidente dalla tabella esistono due tipi di anomalia: la prima è la differenza enorme tra la temperatura attuale e la media dei 90 anni in cui sono stati rilevati i valori, la seconda il fatto che con il progredire dei giorni invece di scendere le temperature aumentavano. Questi due aspetti sono anche ben raffigurati dal grafico che riporta l’andamento delle temperature massime in questi primi dieci giorni di novembre.

fiera2A questo punto ci si potrebbe chiedere se anche negli anni passati si siano registrati episodi così anomali. Scorrendo la serie dei dati storici notiamo che solo in cinque anni e come episodi isolati sono state misurate temperature superiori ai 15°C: in particolare il giorno 1/11/1950 con 15°C, il 7/11/1992 ed il 3/11/1996 con 17°C, il 5/11/2004 ed il 7/11/2006 con 15.7°C. Se poi applichiamo l’equazione di regressione delle temperature con la quota, equazione che prevede che all’aumentare della quota di 100 m la temperatura cali di 0.55°C, otteniamo che anche sull’Altipiano delle Pale si sono registrate temperature massime molto alte per il periodo.

Quali gli effetti di questa anomalia?

Nel breve periodo sicuramente il mancato congelamento del terreno con tutto quello che ciò comporta sia dal punto di vista ecologico (solo per citare due effetti i ritardi nei letarghi delle specie che attuano questa difesa invernale, le possibili proliferazioni di specie faunistiche e vegetali anche nocive come l’attacco di Chrysomyxa rhododendri sull’abete rosso di questa estate) ma anche da quello turistico (si pensi solo alla difficoltà di preparare le piste da sci con il terreno “caldo” e con temperature molto sopra lo 0°C).

Nel lungo periodo è più difficile prevedere cosa possa accadere se il trend di innalzamento delle temperature continuerà su questi livelli: dal punto di vista ecologico sicuramente una “bella confusione” con innalzamenti di quota delle varie specie forestali e tutto quello che questo comporta; sotto l’aspetto turistico invernale una sempre maggiore difficoltà (e pertanto un maggior costo) nella produzione della neve artificiale, la non certezza di poter assicurare l’apertura degli impianti di risalita i primi giorni di dicembre, la necessità di pensare che forse i 1500 m di quota sono forse un limite troppo basso per gli impianti di risalita. Può sembrare che questi effetti non ci tocchino, ma la carenza idrica di cui ha sofferto il Rifugio Pradidali quest’estate ci deve far riflettere sul fatto che qualche cosa sta cambiando e non sicuramente in meglio.

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2 Replies to “Primiero, in arrivo freddo e neve nel weekend: molte le anomalie termiche registrate (DATI)

  1. Mi associo ai complimenti ad Erwin per questo lavoro, io in vent’anni di gestione del rifugio Pradidali ho vissuto sulla mia pelle la riduzione del ghiacciaio della Fradusta che era la principale fonte di approvigionamento idrico del rifugio, un ritiro veloce che si é notato di anno in anno quasi a vista d’occhio. Il prossimo anno il CAI proprietario del rifugio con il contributo finanziario della PAT ha programmato un intervento per aumentare lo stoccaggio idrico a servizio del rifugio, ma negli anni 90 e nei primi anni 2000 non era necessaria nessuna riserva in quanto varie vene d’acqua uscivano dal ghiacciaio sul versante della Val Pradidali e garantivano per tutta la stagione il fabbisogno idrico del rifugio, da qualche anno, in conseguenza alla riduzione del ghiacciaio, non è piú cosí e questo richiede una riorganizzazione con il recupero dell’acqua piovana e un uso oculato dell’acqua sia da parte nostra che da parte degli ospiti. Stesso destino per il laghetto vicino al rifugio che in passato era alimentato dal ghiacciaio ed era visibile per tutta la stagione estiva, ora si riempie solo nel periodo del disgelo e dopo forti piogge. Noi che operiamo in alta quota lo viviamo concretamente e siamo consapevoli forse piú di altri dell’importante cambiamento climatico in atto.

  2. Complimenti a Erwin per l’analisi effettuata. È proprio grazie ad analisi statistiche ed pggettive come queste che anche i “non addetti i lavori” possono capire cosa sta succedendo al clima locale e globale….. Purtroppo un trend negativo di innalzamento termico che, a parte qualche eccezione, nel lungo termine ci porterà a dover fare scelte pianificatore e turistiche molto diverse da quelle cui siamo abituati.

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