Una vita da “fulltimer”, Cristiano Fabris gira il mondo in camper: “Mi sono trovato solo, senza lavoro e senza casa”

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Torinese di nascita, milanese di adozione, 44 anni, Fabris ha cambiato vita, dopo che gli eventi hanno stravolto il suo vivere quotidiano. E’ diventato un ‘fulltimer’ e il suo camper è oggi la sua dimora e il suo ufficio, la sua libertà e la sua risorsa. Ecco la sua storia. Inviateci anche le Vostre a: redazione@lavocedelnordest.it. Come avete cambiato vita? Andando a vivere al’estero, ritirandovi tra i monti o scegliendo il caos di una metropoli?

Casa e lavoro, Cristiano Fabris e la sua nuova vita in camper

di Liliana Cerqueni

Cambiare vita a volte diventa una scelta rivoluzionaria che lascia definitivamente alle spalle il passato, per affrontare il nuovo, l’inesplorato. E non è detto che si riveli una scelta sbagliata o fallimentare. E’ successo a Cristiano Fabris, 44 anni, torinese di nascita, milanese di adozione, viaggiatore

del mondo per scelta.

Improvvisamente, qualche anno fa, si è ritrovato a bordo strada in un paese della Brianza, travolto dagli eventi che hanno stravolto la sua vita: senza lavoro e senza quel legame sentimentale in cui aveva creduto.

Una laurea in Tecniche della Comunicazione, una seconda Laurea in Giurisprudenza, 16 traslochi in 23 anni per crescere professionalmente e acquisire varie competenze, collaborazioni professionali.

E’ così diventato un ‘fulltimer’ e il suo camper è la sua dimora e il suo ufficio, la sua libertà di movimento e la sua risorsa. Nel 2015 segnava 28.315 km, oggi ne registra 370.000 percorrendo le strade d’Italia e del mondo. Cristiano si racconta in questa intervista.

Com’era la tua vita prima degli eventi improvvisi e inattesi che hanno indotto un radicale cambiamento nella tua esistenza? Era una vita comune, ma piena di impegni e di interessi. Un lavoro guadagnato con sudore, una città che ho sempre pensato essere il mio ideale, un compagno stabile, un mutuo, la tredicesima, le vacanze, lo sport e una marea di amici…insomma una normalissima e tradizionale vita.

Ci vuole più coraggio a lasciare tutto e partire o rimanere e combattere? Si parla di coraggio

quando occorre compiere una scelta, quando hai dei legami con la tua vita e sei ad un bivio. Molte persone mi dicono “non potrei mai fare la tua scelta perché ho famiglia, un mutuo, impegni lavorativi e se sto male chi ci pensa e se mi capita un imprevisto come faccio?”. Dubbi legittimi e remore reali e in quel caso si parla di coraggio. Quel coraggio non l’ho avuto in passato.

Ero troppo coccolato, intorpidito dalla banalità del quotidiano dal “che palle è lunedi” o del “vorrei essere in vacanza” o del “devo fare la spesa, devo andare in palestra, devo andare a cena”. Ecco in quel caso si parla di mancanza di coraggio, se resti il quel girone del “quotidiano”. Nel mio caso tutto cambiò quando quelle certezze, quelle remore sono venute a meno. Quando mi sono trovato da solo, senza lavoro, senza casa, senza metà di me stesso e con in mano un mutuo da pagare e il camper. Quando non hai nulla da perdere ogni scelta diventa più facile. In questo caso non si parla di coraggio, ma di sopravvivenza e di dignità verso se stessi.

Cos’è rimasto del passato nella tua ‘seconda vita’ e quali le scoperte in termini di nuovi valori e priorità, nuove visioni del mondo, abitudini e necessità? Della mia vita passata sono rimasti una manciata di amici veri, il camper, la casa come investimento e la mia famiglia. Tutto il resto era un bluff, un’enorme presa in giro: gli amici della squadra di nuoto e quelli degli aperitivi meneghini, gli ex colleghi, il mio ex compagno, la quotidianità come la sveglia, una cabina armadio di 6 metri, un frigo con freezer, la spesa e la parola “devo”. Molto di quella vita è descritta nel mio primo libro “ci aggiorniamo! Manuale per imparare a conoscere e difendersi dal milanese”.

Oggi nella mia vita la parola “devo” è stata sostituita con “faccio perché sono felice”. Oggi nella mia vita è un continuo arricchimento, è come se fossi rinato. Nuove amicizie trasparenti e sorridenti, un nuovo lavoro che mi sono inventato e che è una continua fonte di stimoli e soddisfazioni. Allontano chi mi inquina e mi intristisce, con una frase “ a te, si che va bene” sono le stesse che continueranno a lamentarsi del lunedi, senza mai cambiare qualcosa nella loro vita per far diventare il lunedi un giorno di festa. Diffido da chi è così statico nella sua vita da ripetere gli stessi discorsi per anni e da chi non va mai in vacanza.

Ci sono persone che affermano di stare bene a casa senza necessità di viaggiare e questo mi fa capire quanta supponenza ci sia in quelle persone e la mancanza di coraggio nel confrontarsi e arricchirsi. La vera ricchezza di vivere in camper in modo itinerante e conoscere persone e vite nuove. Sono cambiate le priorità, la scala gerarchica delle cose. Prima dicevi “vediamoci per Pasqua”, ora “ ho voglia di vederti, domani ci sei?”. Ecco la differenza tra scegliere di vedere un amico perché hai il piacere e non l’obbligo di una festa o di un’occasione per vedere il tuo amico.

Tu sei un viaggiatore, quali Paesi hai visitato e cosa ti hanno lasciato questi viaggi? Ho viaggiato in tutta l’Europa, nei paesi dell’Est e parte dell’Asia. Ogni Paese ti trasmette i suoi pregi e i suoi difetti. L’ordine la pulizia e in rispetto del bene comune dei Paesi Nordici, il calore e l’ospitalità dei Paesi Mediterranei, la voglia di crescere dei Paesi dell’Est e la bellezza della natura incontaminata dei Paesi Asiatici. Poi ci sono i lati negativi come l’estrema povertà, il degrado, la criminalità, l’indifferenza, la diffidenza e molto altro che trovi nelle grandi città come in un paese di provincia.

Nonostante tutto hai deciso di vivere in Italia: come vedi il nostro Paese in questo momento storico? Tra un Paese Nordico dove tutto funziona come un orologio e il disordine di un Paese Asiatico, in mezzo a tutto ciò c’è l’Italia. Non eccelle come altri Paesi in qualcosa, ma è quella via di mezzo. D’altronde lo dicevano già i latini: “la virtù sta nel mezzo”. Siamo un Paese che è immensamente ricco di bellezza paesaggistica, naturale, storica e culturale. Vantiamo tradizioni nella cucina e nei prodotti della terra che nessun Paese riesce ad offrire. Abbiamo il grandissimo difetto di non essere “concludenti”, per troppo rispetto del pluralismo, della democrazia, non arriviamo mai ad una soluzione e se ci arriviamo non è né una scarpa né uno zoccolo.

Mi chiedi se offra una qualità della vita soddisfacente? Bisogna prima capire cosa sia per noi “soddisfacente”. Per me è poter raggiungere un lavoro in bicicletta, lavorando dove desidero al mare o in montagna, avere il tempo di farmi una passeggiata, di guardami un tramonto, di godermi il centro di una cittadina, andarmene a cena una volta al mese e in piscina quando voglio, guardare mio nonno che invecchia o mia madre e mio padre che preparano una torta. Per altri questo non è soddisfacente.

Ti definisci un ‘fulltimer’. Vuoi parlarci della tua professione? Tutto nasce da una passione che ho sin da piccolo “le automobili”. Dal mondo auto il passaggio alla caravan e al campeggio è stato naturale perché sono figlio di campeggiatori. Così quando mi sono trovato senza lavoro e un mutuo da pagare, avevo solo il camper e lui mi ha permesso di reinventarmi una vita. Ho trasformato la vacanza nel mio lavoro.

Di questo devo ringraziare in primis Antonio Mazzucchelli che ha creduto in me e mi ha permesso di entrare a contatto diretto con il mondo plein-air. Poi il passaggio successivo e scoprire che le persone si fidano di me e cercano il mio modo di comunicare e di viaggiare. Per me è stata un’iniezione di autostima e la conferma che stavo lavorando nella direzione giusta.

Così oggi collaboro con numerose testate on-line e cartacee dedicate al tempo libero e alla vacanza. Molte di queste sono diventate amici veri nella mia nuova vita. Racconto cosa vedo, cosa provo e cosa vivo in giro per il nostro Bel Paese. Dove andare a visitare il luogo caratteristico, nascosto. Dove dormire in auto o con la tenda o in camper. E in più ho il mio blog (www.liberamenteincamper.it) e il canale su Youtube dove trasmetto le dirette dai luoghi.

Cosa apprezzi di più della tua vita in questo momento? L’arricchimento continuo. La possibilità di fermarmi per un tramonto, per ascoltare un’amica che si sta separando, o per vedere dal “vivo” un amico e non per telefono. L’arricchimento passa dalla possibilità di vedere la mia famiglia in vacanza o a casa senza obblighi e imposizioni di tempo o luogo. L’amore di una nuova persona che sa condividere e non prendere.

Cosa rimpiangi del ‘prima’? Cinque lettere: nulla

Cosa diresti a un giovane che inizia a riflettere sul proprio futuro, le scelte da fare, le modalità da assumere, gli errori da evitare, le strade da percorrere per crescere, sperimentare, conoscere il mondo? Segui la tua passione e fai in modo di farla diventare uno dei tuoi lavori. Non legare mai la tua tranquillità economica ad una sola azienda e quella affettiva mai ad una sola persona. La pagnotta lavorativa componila di tanti piccoli ingressi e la tua tranquillità affettiva costruiscila con diverse e differenti persone. Fai in modo di fare un lavoro che ti piace e non lavorerai mai un giorno

Pensi mai al tuo futuro? Devo dirti onestamente? Ora no. Ho passato 42 anni a pensare al futuro senza accorgermi del presente finto che stavo vivendo e dei momenti che stavo perdendo con la mia famiglia. Oggi penso al presente.

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