NordEst

Cadenzamento: superata la fase critica, rimedi attivati o in arrivo

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Le autorità invitano a segnalare le criticità ma, dicono, l’anno scorso era peggio

pendolari

Venezia – “Eravamo pienamente consapevoli che il nuovo orario cadenzato avrebbe creato lo scompiglio, perché pressoché tutti gli utenti che usano quotidianamente il treno hanno dovuto cambiare qualcosa nelle loro abitudini. Ci aspettavamo proteste, ne attendiamo, ma soprattutto attendiamo suggerimenti e proposte per aggiustare ancora il tiro e ottimizzare il sistema”.

L’assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso ribadisce “dalla prima linea del fuoco” la scelta di migliorare dando un servizio del tutto innovativo ai pendolari del Veneto, rispetto al quale dobbiamo scindere le criticità che possono esserci e che stiamo già eliminando – afferma – dalle inefficienze che dipendono da come Trenitalia lo sta realizzando e dalle carenze di un sistema strutturale che, ai primi freddi, ferma convogli che viaggiano senza problemi in Russia e in Finlandia”.
“Questo – dice ancora l’assessore – è il sistema con cui ci troviamo attualmente ad operare. Sono convinto più che mai, e Trenitalia lo sa bene, che un fallimento del cadenzato non possa finire che con la rescissione del contratto di servizio”.
“Un ritardo è gravissimo, un treno soppresso è difficilmente giustificabile. E questi fatti producono, a ricaduta, disfunzioni sui servizi che seguono. Per questo non devono esserci. Rispetto al cadenzamento, tuttavia aggiunge – dobbiamo anzitutto aggiustare il tiro su criticità “interne”, che si evidenziano di fronte al comportamento reale dei pendolari. Il nostro obiettivo è quello di dare un servizio migliore, non certo di fare un dispetto a chi viaggia in treno, anche perchè vogliamo attrarre nuovi utenti. Il tutto con le risorse che riusciamo a mettere in campo. Oggi, ad una settimana dall’avvio del nuovo orario, purtroppo inficiato oltre ogni pessimistica previsione dai guasti e dai ritardi della prima giornata lavorativa ordinaria di lunedì 16 dicembre, possiamo già trarre un primo bilancio, fatto su dati oggettivi e scevro da polemiche e prevenzioni”.
“Un primo dato certo stupirà di sicuro a fronte delle pagine d’inchiostro piene di recriminazioni: se guardiamo ai ritardi, con l’esclusione del 16dicembre, questi sono stati inferiori a quelli riscontrati nelle medesime giornate dall’applicazione dell’aggiornamento orario del 2012. Solo che quest’anno è cambiato tutto, lo scorso anno si trattava di aggiustamenti relativamente marginali”.
Un secondo dato riguarda invece le carenze “strutturali” riscontrate nel cadenzamento fin dal primo giorno, per l’inevitabile differenza tra previsione e risposta reale. A queste si è in parte provveduto subito laddove questo è stato possibile, in parte si provvederà a mano a mano che saranno completate le forniture di nuovi e più capienti convogli, cosa che dovrebbe avvenire nel giro di tre – quattro mesi. Per inciso, i calcoli erano stati fatti sulla base di un cronoprogramma di consegne che prevedeva la fornitura completa di nuovi Stadler entro l’inizio del dicembre corrente, data che non è stato possibile rispettare per una normativa dettata “in progress” dall’Agenzia per la sicurezza ferroviaria che si evoluta in maniera sempre più restrittiva”.
“Sul terzo dato, ovvero le segnalazioni relative a difficoltà di spostamento proprio in termini di orario e strutturazione del servizio, stiamo lavorando giorno per giorno, per aggiustare il sistema”.
“L’invito è di continuare a segnalarci ogni anomalia, sia contingente come ritardi, sovraffollamento, soppressioni e altri disservizi (che ci serve per applicare le multe a Trenitalia per i disservizi contrattuali), sia di tipo appunto “organico” al progetto, quali mancata possibilità di raggiungere le destinazioni precedenti, incompatibilità con l’orario di lavoro, scomodità aggiuntive e così via”.
“Ringrazio tutti per la pazienza, e anche per l’impazienza. Continueremo a monitorare l’operato di Trenitalia e sorvegliare la situazione di un trasporto che non va certo bene come dovrebbe e per quanto lo paghiamo . conclude Chisso – dove non ci consola per nulla, né rincuora i viaggiatori, sapere che nella maggior parte del resto d’Italia le cose vanno anche peggio”.

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