Primo Piano Trentino Alto Adige Valsugana Tesino

Caso Pedri e problemi nella sanità in Consiglio provinciale a Trento: tensione in aula tra maggiornaza e minoranza

Share Button

Nella seduta straordinaria chiesta dalle minoranze sulla situazione della sanità trentina, l’assessora Segnana ha detto di non aver avuto elementi per intervenire prima sul reparto di Ginecologia. Tensione a distanza con il suo predecessore Zeni

Trento – Quale futuro per la sanità Trentina? Discussione in aula. L’assesore provinciale, Stefania Segnana: sapevamo di ginocologia ma l’Apss ci ha sempre rassicurati. Sara Ferrari (Pd): il presidente Fugatti si assuma le sue responsabilità.


Il dibattito in aula

Acceso Confronto in Consiglio provinciale a Trento, dedicato alla discussione dei chiarimenti chiesti alla Giunta da 12 esponenti della minoranza – prima firmataria la capogruppo del Pd Sara Ferrari – in merito alla situazione della sanità trentina, si è aperto con due momenti di raccoglimento concessi dal presidente Kaswsalder. Il primo chiesto dall’assessore Mirko Bisesti per ricordare la strage di via D’Amelio in cui 30 anni fa come oggi vennero trucidati Paolo Borsellini e la sua scorta.

Il secondo proposto da Pietro De Godenz (UpT), seguito da Gianluca Cavada (Lega), per commemorare i 268 morti della tragedia di Stava a 36 anni esatti di distanza. Kaswalder ha precisato che come sempre in passato si sarebbe recato a Stava per commemorare le vittime della tragedia se questo non gli fosse stato impedito dalla concomitante seduta del Consiglio provinciale.

Nella sua relazione l’assessora Segnana ha rivelato che la Giunta era stata messa al corrente a inizio legislatura dei problemi emergenti nel reparto di ostetricia e ginocologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, riguardanti i carichi di lavoro del personale, ma di aver ricevuto rassicurazione dal direttore generale dell’Apss Bordon, e più recentemente dal suo successore Benetollo, ai quali erano stati chiesti accertamenti sulla situazione interna.

L’assessora si è anche scusata con la famiglia di Sara Pedri – la ginecologa scomparsa e non ancora ritrovata dal cui caso ha preso spunto la richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio di oggi – “per aver utilizzato un termine non corretto su di lei rispondendo alla domanda di un giornalista. Non ho conosciuto direttamente la dottoressa Pedri – ha ripetuto Segnana – e mi scuso se ho travisato il suo carattere causando ulteriore dolore ai suoi famigliari”. Alla relazione dell’assessora è seguito un lungo dibattito al termine del quale l’assemblea legislativa ha dapprima respinto una risoluzione proposta dalle minoranze presentata da Filippo Degasperi che voleva impegnare la Giunta “a promuovere azioni politiche e amministrative che si collochino in sostanziale discontinuità nella gestione del comparto sanitario”, e poi approvato una seconda risoluzione proposta da Claudio Cia (FdI) e sostenuta dalla maggioranza per “apportare modifiche al sistema sanitario in modo da renderlo più adatto alle esigenze dei cittadini e del personale”. L’ultimo punto del testo impegna l’esecutivo a dare mandato all’Apss affinché vengano migliorate le procedure di verifica e controllo sul clima interno e su eventuali condotte che possano configurarsi come potenzialmente dannose per gli operatori”.

Domani il Consiglio provinciale è nuovamente convocato in aula alle 10.00 per una seduta ordinaria che prevede l’esame di tre punti, l’ultimo dei quali è il ddl dell’assessora Zanetelli sull’agricoltura biologica rinviato all’inizio del mese per cercare un accordo con le opposizioni.

Segnana: la Giunta sapeva delle criticità segnalate nel reparto ma è stata rassicurata dai dirigenti generali. In allegato, il testo della relazione.

Nella sua comunicazione all’aula l’assessora alla salute e al welfare, Stefania Segnana, ha dato notizia che la Giunta Fugatti era stata informata in merito alle criticità legate alla riorganizzazione del reparto di ostetricia e ginecologia del Santa Chiara e in particolare ai carichi di lavoro del personale. Aveva saputo dell’elevato numero di dimissioni – 16 nel 2016 e 7 nel 2017 di cui 5 per cessazioni e 2 per mobilità. Per questo la Giunta insediatasi nell’ottobre del 2018 aveva chiesto all’allora direttore dell’Apss Bordon di effettuare delle verifiche. Bordon aveva sempre rassicurato la Giunta circa le problematiche segnalate anche successivamente. Anche il nuovo direttore, Benetollo – ha aggiunto l’assessora – aveva fornito analoghe rassicurazioni sull’argomento. Segnana ha anche ricordato di aver voluto incontrare nel settembre 2020 tutto il personale del percorso nascita per sincerarsi personalmente della situazione.

L’assessora ha poi riassunto i passaggi che hanno portato alla nomina del sostituto di Benetollo alla guida dell’Apss individuato nella persona di Antonio Ferro in quanto il regolamento prevede in questi casi di nominare il dirigente sanitario più anziano. E ha quindi ricapitolato tutti i principali provvedimenti adottati da lei e dalla Giunta Fugatti per rafforzare la sanità trentina sul territorio come indicato nel programma di sviluppo provinciale: con la valorizzazione degli ospedali di valle in un’unica rete, il potenziamento della continuità assistenziale (guardie mediche), la riorganizzazione di alcune funzioni allo scopo di assicurare la diffusione dei servizi sanitari nelle valli, l’assunzione di 50 infermiere di comunità per gli ambulatori di prossimità, l’attivazione dal 29 giugno scorso del numero 116-117 per garantire agli utenti tutte le informazioni necessarie sulla presa in carico sanitaria.

Segnana ha evidenziato che la pandemia ha portato a modulare gli interventi relativi all’organizzazione sanitaria in rapporto alle esigenze e situazioni dei diversi ambiti territoriali. “Gli uffici competenti del dipartimento salute e politiche sociali – ha annunciato Segnana – sono al lavoro per definire la nuova macro-organizzazione del comparto sanitario che sarà presentata a breve al Consiglio provinciale”. E ha sottolineato che nei prossimi mesi l’Apss potrà avviare le procedure di reclutamento dei medici di cui la sanità trentina ha bisogno. Quanto al welfare anziani, l’assessora ha dato notizia che l’implementazione di Spazio Argento è prevista entro il primo semestre del 2022. Circa la criticità relativa alle liste d’attesa nella sanità trentina, l’assessora ha ricordato che “la problematica ci accomuna ad altre regioni”.

Ha poi augurato buon lavoro alla nuova squadra dell’Apss formata dal direttore Ferro, “che dovrà restituire serenità a tutti. Ad essa viene richiesto uno sforzo progettuale straordinario da oggi fino all’individuazione del nuovo direttore generale”. Segnana ha poi chiesto scusa alla famiglia della dottoressa Sara Pedri “se – ha detto – ho utilizzato un termine non corretto sul suo conto rispondendo alla domanda di un giornalista. Non ho conosciuto la dottoressa Pedri e mi scuso se ho travisato il suo carattere causando ulteriore dolore ai suoi famigliari”, ha concluso.

Demagri: alla Giunta è mancato il coraggio di cambiare davvero.

La capogruppo del Patt Paola Demagri ha ringraziato l’assessora della comunicazione ma ha aggiunto di non considerarsi sufficientemente soddisfatta delle informazioni emerse dal suo intervento, che non ha indicato né strategie politiche né una programmazione e nemmeno indicazioni adeguate rivolte all’Apss per rispondere ai bisogni sanitari della popolazione. “Non mi voglio focalizzare – ha precisato Demagri – su quanto acceduto nel reparto di ginecologia del santa Chiara, ma ritengo che le carenze organizzative emerse in questo periodo siano frutto di una non-gestione e di una mala-gestione sia politica sia tecnica del comparto”. “Agli elettori – ha proseguito – avete promesso di cambiare coraggiosamente con una riforma la sanità trentina, ma l’unico coraggio che la Giunta Fugatti ha dimostrato di avere è stato nel periodo pre-elettorale per colpire gli elettori alla pancia sul tema dei punti nascita”.

Certo – ha riconosciuto la consigliera – la pandemia non è stata facile da gestire ma era anche l’occasione per dimostrare che volevate davvero un cambiamento accelerando la realizzazione di alcuni obiettivi cruciali per la sanità futura in Trentino. Al contrario, con il Covid sono state bloccate le cure ai pazienti affetti da patologie croniche, oncologiche, ortopediche e sono aumentate le liste d’attesa al punto che gli interessati si sono affidati a professionisti fuori provincia a causa dei tempi troppo lunghi della nostra sanità. Demagri ha chiesto di avviare insieme una profonda riflessione che porti a rinnovare il sistema sanitario e a ricreare un clima di fiducia nei cittadini. Ma per farlo è necessario avere una cassetta degli attrezzi dotata di strumenti costosi. Ma prima ancora sono necessarie persone nuove alla guida del comparto, che interpretino al meglio il ruolo loro affidato con capacità, competenza e profili professionali. Solo così – ha concluso – il Trentino potrà tornare in cima alle classifiche nazionali del settore.

Degasperi: tanti obiettivi rimasti sulla carta. E la squadra di Ferro non è nuova.

Filippo Degasperi (Onda Civica) ha osservato che l’assessore ha fornito almeno uno spunto innovativo sul fatto che le vicende che hanno interessato ostetricia-ginecologia erano note alla Giunta. Sembrava infatti che a conoscenza della situazione fossero pochi mentre da parte dell’esecutivo pareva fosse del tutto ignoto quel che succedeva dentro quel reparto. “Peccato però – ha commentato – che l’assessora avesse scelto come referenti persone che per 4-5 anni avevano cercato di insabbiare tutto”. Quelle notizie secondo il consigliere andavano invece verificate per valutarne la fondatezza. “Avremmo gradito di conoscere il risultato di quegli approfondimenti, mentre lei – ha detto rivolto all’assessora – ha ha sottoscritto quel che le hanno raccontato i direttori dell’Apss senza sincerarsi se la narrazione era fondata o meno.

Abbiamo bisogno di qualcuno che la sanità la prende per il timone e non che si fida di quel che le viene raccontato da via Degasperi”. Non bastano per l’esponente di Onda Civica gli obiettivi indicati nei tanti documenti prodotti dalla Giunta sulla sanità: è necessario andare a vedere i risultati dei programmi contenuti in questi testi. Degasperi ha elencato tutti gli ambiziosi progetti di cambiamento dell’esecutivo in materia di sanità rimasti sulla carta. A partire dalle liste d’attesa che non si sono accorciate ma allungate, fino ai tanti piccoli pronto soccorso che avrebbero dovuto essere decentrati nelle valli, mentre è stato chiuso l’unico punto del genere che era stato aperto. Quanto alla nuova squadra di dirigenti scelti da Ferro, per Degasperi l’aggettivo “nuova” appare esagerato perché si tratta sempre delle stesse persone con qualche incarico in più. E poi questa è una squadra provvisoria in attesa della nomina del nuovo direttore generale dell’Apss.

Zanella: non si possono rafforzare gli ospedali sul territorio se mancano i medici e gli infermieri.

Paolo Zanella (Futura) ha lamentato la poca sostanza che rimane dopo aver ascoltato la comunicazione dell’assessora. Il tema è anche a suo avviso la mancanza di capacità di governance da parte di chi guida la sanità. Sulle dimissioni di Benetollo ha aggiunto di che non si è capito bene il perché: se si sia trattato di una sua mancata comunicazione alla Giunta o del venire meno della fiducia dell’esecutivo nei suoi confronti per cui occorreva affidare la sanità ad un’altra persona. Zanella ha chiesto anche cosa vuol fare la Giunta con i molti operatori sanitari che non si vaccinano. E come si possa, a fronte di queste criticità, affidare la sanità a persone non dedicate a tempo pieno al compito di governare il settore. Questo è a suo avviso l’apice di una cattiva gestione di tutta la partita sanitaria.

Questa riorganizzazione annunciata dalla Giunta denota che manca una visione: si vorrebbero fare i conti senza l’oste. Non si possono rafforzare gli ospedali del territori quando mancano le risorse professionali per raggiungere questo obiettivo. Non basta una pianificazione con il programma di sviluppo strategico aziendale con lo ski pass come attrattore di medici. Per Zanella poi anche la gestione della pandemia non è stata delle migliori da parte di questa Giunta, con tasso di mortalità e di ospedalizzazione tra i più alti d’Italia anche se nessuno ha cercato di capirne le cause. Il problema più grave è comunque la carenza di medici e infermieri. Per risolverlo occorre rendere attrattiva la sanità trentina in un altro modo. Ecco perché a suo avviso sarebbe necessario anche il confronto con gli operatori che invece la Giunta ascolta solo sporadicamente. A suo parere è ora di “tirare una riga, affidando la responsabilità politica dell’Apss ad altre figure in modo da ridare fiducia ai cittadini trentini”. Zanella ha concluso sottolineando la responsabilità anche del presidente della Giunta che ha affidato a Segnana la delega alla sanità. Dopo quello che è successo per il consigliere la Giunta dovrebbe prendere in mano anche la responsabilità amministrativa dell’Apss.

Coppola: la Giunta ha delegato troppo all’Apss rinunciando a vigilare.

Lucia Coppola (Misto – Europa Verde) ha riconosciuto che la pandemia ha impedito la realizzazione di molte “cose buone” messe per iscritto dalla Giunta sulla sanità ad inizio legislatura. Tuttavia a suo avviso oggi è necessaria una ricostruzione e una ridefinizione del sistema sanitario trentino su basi differenti da quelle attuali se si vuole uscire dall’opacità e sciogliere i tanti nodi sul tappeto in questo settore, dai servizi di sollievo alle famiglie che si fanno carico dei problemi dei loro cari all’esigenza di una rilevazione dei bisogni sanitari del territorio, dal problema delle liste di attesa troppo lunghi per una visita specialistica al mancato sostegno concreto ai tanto elogiati ed eroici operatori sanitari.

Per Coppola la vicenda della ginecologa scomparsa ha scoperchiato una situazione problematica di persone vittime di mobbing e che hanno dovuto lasciare il loro impiego. Da parte della politica, dell’assessorato e della Giunta vi è stata una sorta di delega assoluta affidata all’Apss e una scarsa capacità di vigilare. Certo, occorre tenere presente quando parliamo di persone che operano nella sanità i temi della competenza e della bravura, ma queste cose servono a poco se non esiste una forte capacità di relazionarsi con i pazienti e nei confronti dei colleghi. “Auspico per il futuro – ha concluso – un cambio di passo che vada nettamente in questa direzione”.

Rossi: il programma della Giunta sulla sanità non sta in piedi.

Ugo Rossi (Misto – Azione) ha osservato che “anche oggi l’assessora ci ha letto una relazione nella quale ha tentato di evocare colpe altrui. Rossi ha ricordato che anche oggi le prenotazioni con il Cup sono bloccate e che la Giunta non ha saputo attuare l’obiettivo di sostituire la mobilità sanitaria dei pazienti con quella dei sanitari. O meglio, ci è riuscita se si considera che se ne sono andati due direttori generali dell’Apss”. Un altro obiettivo mancato dalla Giunta riguarda gli ospedali di valle, in cui avrebbero dovuto coesistere i medici residenti con i consulenti provenienti a rotazione dal Santa Chiara. Rossi ha ricordato che il direttore Bordon se n’era andato dall’Apss perché in disaccordo con la riorganizzazione sanitaria prospettata dalla Giunta.

E ora c’è a suo avviso da dubitare del fatto che il successivo direttore generale Benetollo se ne sia andato per non aver informato la Giunta di una delibera (con cui era stato rinnovato l’incarico al dirigente del reparto di ginecologia). Per il consigliere il problema grave è che oltre ad avere oggi un’Apss decapitata e senza più attrattiva, tutti i cambiamenti positivi che erano stati raccontati ai trentini dalla Giunta a inizio legislatura sul comparto della sanità, “non esiste, non sta in piedi, è una favola folle scritta su un pezzo di carta. Continuare ad andare avanti in questa direzione causerà altre dimissioni. Perché un professionista sanitario degno di questo nome sicuramente non potrà portare avanti questa specie di riforma. Ad esempio dichiarandosi favorevole ai vaccini per tutti e al green pass come ha fatto Ferro, contrariamente a quanto sostiene Salvini”.

Zeni: il problema riguarda i rapporti tra Giunta e Azienda sanitaria.

Luca Zeni (Pd) ha osservato che è mancato il riconoscimento della complessità di questo settore che necessita, invece, di un approfondimento costante. La sanità è molto complessa perché cambiano i bisogni, la demografia, le tecnologie a disposizione come la telemedicina, e c’è il tema della carenza dei medici. La programmazione della Giunta doveva muoversi tenendo conto di questi elementi. Spingendo verso i cambiamenti e non con obiettivi rassicuranti rivolti all’indietro mentre il mondo muta. Le ultime risorse investite in tecnologia per la sanità risalgono al 2018. “Dove si sceglie di immettere queste risorse determina una politica piuttosto che un’altra”.

Per Zani c’è stato un forte rallentamento nell’attuare la riforma delle Rsa e sul rafforzamento della sanità territoriale ha ricordato che la rete ospedaliera esiste già. Il problema è fino a che punto si vogliono davvero portare avanti questi obiettivi. A suo avviso manca alla Giunta un’analisi a monte su cosa funziona e cosa non ha funzionato, perché è su questa base che si dovrebbero determinare le scelte di intervento nella ssanità.

Ad esempio rispetto al Covid vi sono cose che hanno funzionato bene e altre meno bene. Anche sul tema dell’obbligo di vaccinazione del personale sanitario, il rapporto tra Apss e Provincia dovrebbe essere improntato ad un rispetto dei ruoli che pare invece non vi sia. Anche questi continui cambi di direttore generale evidenziano una governance incerta e precaria da cui però dipende un’organizzazione formata da migliaia di persone che in queste condizioni non possono impostare un lavoro di lungo periodo. Sulla questione del reparto ginecologia secondo il consigliere se la situazione è grave, dalle istituzioni ci si aspetta il massimo impegno per approfondire e non un gioco a scaricabarile. Insomma secondo Zeni agendo così la Giunta dà l’impressione di “un abbandono della nave”. Occorre perseguire rapporti tra Provincia e Apss che diano una rappresentazione degna di fiducia e mostrino la volontà di cambiare l’approccio al settore sanità.

Marini: sono mancati i controlli e non è stata attuata la legge antimobbing.

Alex Marini (Misto – 5 Stelle) ha osservato che sul problema del reparto ostetricia ginecologia, noto da tempo, bisognerebbe cercare di capire quali sono i fattori che hanno portato a questa situazione. Per capire se all’origine della crisi vi sia un fenomeno di burnout, di svuotamento emotivo sul lavoro delle persone che operano nel settore sanitario. L’altro sospetto inquietante è il presunto mobbing più o meno diffuso di cui hanno parlato i principali organi di informazione italiani. Per Marini questa situazione è l’opposto di quel che dovrebbe accadere in un’azienda pubblica come l’Apss dove vi dovrebbe essere un senso di identificazione con il servizio per cui si lavora.

La domanda allora riguarda i controlli, se siano stati effettuati o no e, se no, di chi sia la responsabilità. Marini ha ricordato che qualche anno fa era stata approvata una legge provinciale sulla prevenzione e il contrasto del mobbing e che la normativa prevede un coordinamento provinciale anti-mobbing incaricato tra l’altro di fornire alla Giunta e al Consiglio una relazione sull’attività svolta. Relazione che – ha lamentato Marini – non si è ancora vista. Anche il contratto collettivo dei lavoratori prevede un organismo paritetico dedicato al problema. Gli strumenti insomma, per Marini, ci sono ma evidentemente – ha concluso – non vi è la volontà di servirsene.

Dalzocchio: una buona occasione per ribadire l’eccellenza della sanità trentina.

Mara Dalzocchio (Lega) pur in disaccordo con la richiesta di convocazione della seduta straordinaria del Consiglio ha giudicato questa una buona occasione per ribadire la posizione di eccellenza della sanità trentina in campo nazionale e la qualità del programma di legislatura che si è data la Giunta Fugatti per migliorare ulteriormente la situazione del settore. Gli obiettivi prevedono impegni non certo di immediata realizzazione in condizioni di normalità – ha sottolineato – figuriamoci in una fase di emergenza pandemica come questa. Nessuna confusione, per Dalzocchio, affligge la sanità trentina.

Cia: sul problema di quel reparto tanti hanno preferito voltarsi dall’altra parte.

Claudio Cia (FdI) ha ripercorso la storia delle criticità a lui segnalate e di cui si era reso interprete già anni fa in merito al reparto di ginecologia del Santa Chiara. E ha ricordato i molti incontri effettuati per parlare delle richieste di aiuto arrivate dal perasonale e documentate da pec, messaggi e comunicazioni scritte. Richieste ritenute non degne di considerazione e giudicate alla stregua di “chiacchiere” perché provenienti da persone che avevano chiesto al consigliere di mantenere l’anonimato. Cia ha aggiunto di aver presentato sul caso anche una richiesta di accesso agli atti dalla cui lettura aveva concluso che il problema era il carico eccessivo richiesto al personale, costretto a lavorare anche 13-15 ore al giorno. Carico che il consigliere aveva ritenuto una delle possibili cause che spingevano i professionisti ad allontanarsi da questo reparto. Cia ha anche chiesto provocatoriamente cosa hanno fatto per sollevare e affrontare la questione gli altri esponenti politici che in quella fase potevano raccogliere informazioni e avviare approfondimenti. La politica – ha osservato – ha il dovere di dare un indirizzo sia politico sia gestionale alla sanità. Il dramma di Sara Pedri ha squarciato il velo di ipocrisia sul grave disagio del reparto e del settore. Ipocrisia venuta a galla grazie al programma Chi l’ha visto e anche grazie ai giornali, senza i quali non si sarebbe mosso nulla. Il quadro che emerge è desolante. Inoltre a suo avviso quel che è successo in un reparto potrebbe accedere anche in altri da cui gli arrivano varie segnalazioni di mobbing. Il problema non è stato che non se ne è parlato, anzi. Il problema è che né l’Apss né la politica ha prestato attenzione alle persone che ne hanno parlato. E che non hanno ottenuto risposta nemmeno dallo sportello appositamente incaricato di occuparsi di questi casi all’interno dell’Apss. Persone che si sono sentite rispondere dai dirigenti che “non si sputa nel piatto dove si mangia”. O che i panni sporchi si lavano a casa. Per Cia tanti, troppi hanno preferito voltarsi dall’altra parte e nascondere la polvere sotto il tappeto per mancanza di coraggio o ignavia. “Sta di fatto che un reparto deputato a celebrare la vita si è reso protagonista di un’esperienza drammatica di sofferenza e di mancanza di rispetto umano. E questo – ha concluso – ha prodotto una ferita all’immagine della nostra autonomia”.

Leonardi: si lasci alla magistratura il compito di individuare i colpevoli.

Giorgio Leonardi (FI) ha osservato che questo è un tema delicato sul quale occorre evitare processi mediatici. Ha ricordato di essere garantista e che un imputato non si può considerare colpevole fino a una condanna definitiva. “Qui sembra invece che a tutti i costi bisogna trovare un colpevole”, ha lamentato. Per il consigliere occorre stare molto attenti e lasciare che la magistratura faccia il proprio dovere. Se emergessero responsabilità qualcuno dovrà pagare. Prima di puntare il dito e trarre conclusioni è meglio, a suo avviso, attendere l’esito delle indagini. Quanto al caso specifico, per Leonardi l’assessorato e la Giunta sono intervenuti, ma il problema affonda le radici in un passato che non ha nulla a che vedere con l’attuale assessore e l’attuale esecutivo. Dovrebbero piuttosto fornire spiegazioni l’ex assessore alla sanità, visto che il direttore del reparto era stato nominato durante la passata legislatura.

La replica di Segnana: non ho mai ricevuto la delibera dell’Apss.

L’assessora si è detta dispiaciuta per alcune critiche che considera ingiuste come quella di Coppola sull’interruzione delle cure ai pazienti gravi non Covid, perché in una fase molto difficile si è cercato di garantire un’adeguata assistenza sanitaria a tutti ed è irrispettoso negare questo impegno. Hanno amareggiato a Segnana anche alcune accuse a lei rivolte da Rossi che l’ha accusata di leggere sempre le sue relazioni, perché questo non sempre è vero. L’assessora ha soprattutto respinto l’accusa di non aver letto la mail che riportava la delibera dell’Apss sul rinnovo dell’incarico al primario di Ginecologia, perché né lei né gli altri assessori ricevono i messaggi diretti ai consiglieri provinciali. Quanto alla carenza di medici, Segnana ha ricordato che si tratta di una questione nazionale. Questo è un limite che esiste e di cui bisogna prendere atto per cercare di la continuità al servizio. Segnana ha rivelato anche di aver ricevuto dall’Apss lettere di ringraziamento sull’operato del dottor Tateo. A Cia ha detto di non aver mai ricevuto da lui richieste di un confronto sulle criticità emerse dal reparto di ginecologia, mentre lei è sempre disponibile a discutere dei problemi sanitari con i consiglieri che ne vengono a conoscenza e le chiedono di parlarne. L’assessora ha infine rinfacciato alle minoranze di oscillare senza decidersi tra l’accusa alla Giunta di invadere il campo dell’autonomia decisionale dell’Apss e di non prendere in mano anche l’amministrazione dell’azienda sanitaria: i consiglieri che se ne lamentano dovrebbero chiarire questo punto.

Le due risoluzioni: no al testo delle minoranze, passa quello di Cia.

Respinta con 20 voti contrari, 12 favorevoli e un astenuto (Ossanna del Patt) la prima risoluzione firmata da Filippo Degasperi e da altri 10 consiglieri di minoranza per impegnare la Guinta “a promuovere azioni politiche e amministrative che si collochino in sostanziale discontinuità nella gestione del comparto sanitario”.

Sara Ferrari (Pd) ha addossato al presidente Fugatti la responsabilità di aver affidato a una persona con esperienza politica non paragonabile alla sua una delega pesante come quella della sanità. L’assessora alla salute non è comunque l’unica responsabile della situazione problematica della sanità trentina, ha aggiunto, perché le decisioni da lei assunte nascono anche dal suo dipartimento. A questo punto per Ferrari “il presidente della Giunta deve assumersi le sue responsabilità e non lasciare l’assessora sola a fare il capro espiatoria di questa situazione. Fugatti decida per un nuovo inizio – ha concluso Ferrari – avviando una gestione politica e una nuova squadra tecnica alla guida della sanità trentina”.

Ugo Rossi ha annunciato che sosterrà questa risoluzione, ma non perché pensa che vi siano delle responsabilità sul caso Pedri e del cambiamento di direttori generali. Queste cose, infatti, a suo avviso possono accadere. Il problema è che oggi il programma di Fugatti in materia di sanità non c’è ancora. Non è mandando via le persone che si risolve il problema ma mettendo da parte la follia delle promesse elettorale e cercando di confrontarsi con le persone competenti nella sanità per dire la verità ai trentini: quel che si può fare e quel che non si può fare.

Marini ha detto di aspettarsi almeno che le leggi vengano attuate per una cultura del lavoro basata sui diritti dei lavoratori e la dignità del lavoro. Ha lamentato di non aver avuto risposta dall’assessora alle sue richieste di avere una copia delle relazioni che annualmente dovrebbero essere prodotto dal coordinamento provinciale anti-mobbing, di convocare con urgenza il coordinamento per verificare l’accaduto nel reparto di ostetricia-ginecologia, e infine di illustrare l’attività del comitato paritetico sul mobbing previsto dal contratto collettivo dei dipendenti pubblici.

Luca Guglielmi (Fassa) ha ribattuto alle accuse a suo avviso ingiuste lanciate dalle minoranze alla Giunta sul punto nascita di Cavalese e sui presunti ritardi di intervento della sanità a causa del Covid. E ha difeso l’assessora Segnana giudicando “ottimo” il suo lavoro anche per quanto riguarda il punto vaccinale di San Giovanni di Fassa. Infine ha criticato l’assenza di indicazioni contenuta in questa risoluzione delle minoranze.

Leonardi ha criticato le accuse di inesperienza rivolte a Segnana ricordando che c’è gente che siede nel Parlamento che non ha mai lavorato un giorno. Tutti i politici hanno il diritto di governare se eletti dal popolo.

Coppola ha precisato che Ferrari con le sue parole voleva solo sottolineare il grande peso del comparto sanitario caricato sulle spalle di Segnana. Quanto alla risoluzione, ha evidenziato che si tratta di prendere atto di una situazione negativa che è sotto gli occhi di tutti e che niente ormai può andare avanti come prima dopo quel che è accaduto. Non si può rimanere bloccati in una sorta di fermo immagine, ha osseervato. Una ripartenza del settore non può che venire dal presidente Fugatti.

Dalzocchio, contraria alla risoluzione, ha sottolineato come in una situazione delicata e complessa come questa causata dall’emergenza sanitaria, Giunta e Apss hanno collaborato nel miglior modo possibile. E che gli ultimi eventi sono stati strumentalizzati dalle minoranze per colpire la Giunta e l’assessora Segnana. A suo avviso l’esecutivo si è limitato a fornire all’Apss degli indirizzi. Dalzocchio ha ricordato come il caso Pedri sia esploso nelle mani di Benetollo nonostante avesse origine negli anni precedenti. Dalzocchio ha concluso sostenendo di non ritenere che la sanità trentina si trovi in confusione. E ha comunque tuttavia ringraziato le minoranze per aver permesso con questa seduta di rammentare le responsabilità delle Giunte precedenti.

Zanella, favorevole alla risoluzione, ha evidenziato che la questione di cui si sta parlando riguarda la gestione politica della sanità trentina. Per lui siamo in presenza di “un profondo disallineamento tra le promesse elettorali di governo della Lega nella nostra provincia (potenziamento degli ospedali del territorio pur in mancanza di personale per farlo) e la possibilità di attuare questi impegni”. Si vogliono aprire dei punti nascita quando si rischia di dover chiudere quello di Cavalese per mancanza di personale. A causa delle liste di attesa c’è chi si rivolge a privati perché i tempi di attesa sono troppo lunghi. Per questi motivi le minoranze chiedono la discontinuità.

Demagri ha rivendicato il legittimo ruolo di controllori dell’operato della Giunta svolto in questa occasione dai consiglieri di opposizione. Con osservazioni che a suo avviso sono risultate utili anche all’assessora Segnana. Oggi le forze politiche devono mettere in campo tutte le competenze per garantire al Trentino una sanità che risponda ai bisogni di tutti e restituisca fiducia.

Sì alla risoluzione Cia per migliorare verifiche e controlli sul clima interno all’Apss.

Approvata con due votazioni la risoluzione proposta da Claudio Cia e sottoscritta da altri 9 consiglieri di maggioranza, che impegna la Giunta a continuare, offrendo la massima trasparenza, nella ridefinizione dei vertici della sanità pubblica del Trentino, a garantire la multi-professionalità, l’innovazione e la competenza della governance del settore, a ribadire il valore e il potenziamento della medicina territoriale e infine a dare mandato ad Apss affinché vengano migliorate le procedure di verifica e controllo sul clima interno e su eventuali condotte che possano configurarsi come potenzialmente per gli operatori di varia qualifica. La risoluzione ha ottenuto 18 voti a favore, 1 contrario, 3 di astensione mentre 7 sono stati i consiglieri che non hanno partecipato al voto (Zanella e i consiglieri del Pd).

Degasperi si è dichiarato contrario perché la risoluzione avalla l’operato della Giunta anche negli aspetti delicati emersi in queste ultime settimane e spinge verso la continuità nella gestione attuale dell’Apss. Sul garantismo dichiarato da Leonardi, ha precisato di essere d’accordo ma che questo non c’entra con il fatto che nessuno si è occupato del caso. Degasperi ha ricordato che cvi sono interrogazioni di Leonardi risalenti al 2013 sulla situazione di ginecologia, delle quali nessuno si è mai preoccupato. Quanto alla mail sulla delibera dell’Apss non letta dall’assessora Segnana, ha precisato che il problema è che sistematicamente, per prassi, il Dipartimento salute della Provincia non legge le delibere del direttore generale dell’azienda sanitaria.

Rossi ha chiesto e ottenuto di votare la risoluzione per parti separate condividendo l’ultimo punto del dispositivo. E spiegando che il suo no agli altri punti è dovuto al giudizio positivo espresso sul lavoro della Giunta in questo settore. Sulle dimissioni di Benetollo ha osservato che la delibera per il rinnovo dell’incarico al dirigente del reparto di ginecologia è anche frutto della decisione di altri dirigenti tra i quali il dottor Ferro, presidente della commissione d’inchiesta interna. “Ma – ha chiesto Rossi – il dottor Ferro non era forse tenuto anche lui ad avvisarvi? Perché non si può dire qual è il vero motivo delle dimissioni di Benetollo da direttore generale dell’Apss? C’è qualcosa che non va nel rapporto di fiducia tra Giunta e azienda sanitaria”, ha concluso Rossi.

Zanella ha spiegato il perché della sua non partecipazione al voto, dovuta al fatto che con questa risoluzione Fratelli d’Italia da un lato gioca a fare l’opposizione interna alla maggioranza e dall’altro si rivela “piaciona” nei confronti della Giunta.

Roberto Paccher (Lega) ha ribattuto a Zanella per aver parlato di un argomento estraneo al tema di oggi come il commissariamento delle Comunità di valle. E ha citato un giornale altoatesino che titola denunciando il problema, che quindi non solo trentino, delle liste di attesa bibliche in alcuni ospedali dell’Alto Adige e dell’annullamento di una visita su due a causa dei tempi di attesa troppo lunghi. Per Paccher dalle minoranze sono emerse critiche alla Lega e a Salvini e non una riflessione sul tema di oggi. La verità per Paccher è che negli anni in cui ha governato il centro-sinistra sono stati depotenziati gli ospedali e i reparti di maternità sul territorio.

Zeni ha commentato così la posizione a suo avviso pseudo-critica di Cia che emerge da questa risoluzione: “tanto tuonò che non piovve”. Quanto al paragone con la sanità altoatesina, ha negato che sia mai stata presa ad esempio da quella trentina. Mancano invece da parte della Giunta numeri comparativi e indicazioni sui trend per capire le ragioni dei nostri ritardi rispetto ad altri territori nell’erogazione dei servizi sanitari ai malati non Covid. Zeni ha anche ricordato di aver chiesto la documentazione sugli atti della commissione d’indagine Ferro, documentazione che non gli è stata ancora consegnata. Non si capisce quindi se vi sia un problema di procedure o di segnalazioni alle quali non è stato dato seguito contravvenendo al dovere di verificare le situazioni di malcontento.

Marini ha dichiarato la sua totale condivisione nei confronti della risoluzione di Cia perché il dispositivo richiama ai principi della trasparenza, del rispetto delle leggi e anche al codice di comportamento dei dipendenti della pubblica amministrazione. Ha infine ricordato ancora una volta gli obblighi informativi la Giunta dovrebbe rispettare. Anche sollecitando la consegna delle relazioni che dovrebbero invece essere sottoposte al Consiglio dal coordinamento provinciale antimobbing.

Cia ha replicato a Zeni rivendicando la legittimità della sua posizione critica pur all’interno della maggioranza. ​


La richiesta di seduta straordinaria presentata dalle minoranze PDF

La relazione dell’assessora Segnana PDF

La risoluzione di Cia, approvata PDF

La risoluzione di Degasperi, respinta PDF


In breve

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *