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Trento, Ugo Rossi eletto presidente della Regione Trentino Alto Adige (IL DISCORSO)

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Con 38 voti a favore Ugo Rossi del Patt è stato eletto dal Consiglio regionale Presidente della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol

giuntataa

Trento – Nominata la nuova Giunta regionale. Arno Kompatscher dell’Svp è stato eletto vicepresidente di lingua tedesca ed assessore, il vicepresidente di lingua italiana e assessore è Violetta Plotegher del Pd.

Gli altri due assessori che compongono la Giunta regionale sono Josef Noggler dell’Svp ed il ladino Giuseppe Detomas della Ual.

L’intervento di Rossi in Regione

Il presidente designato della Regione autonoma

Trentino Alto Adige/Südtirol

Ugo Rossi

Gentili signore e signori

colleghe e colleghi

La mia designazione deriva, come sapete, dalla decisione assunta in accordo con il collega Arno Kompatscher, di affrontare per primo l’alternanza fra Trento e Bolzano alla presidenza della Regione. Essa conferma la grande importanza della cosiddetta “Staffetta”, che vede la Giunta regionale retta a rotazione dai presidenti delle Province di Bolzano e Trento, una prassi istituzionale che ha segnato un significativo salto di qualità nella collaborazione fra le due Province. Vorrei ricordare e ringraziare per il grande e ottimo lavoro svolto i presidenti che mi hanno preceduto, Durnwalder, Dellai e Pacher, che hanno, non solo inaugurato la stagione della staffetta, ma hanno anche saputo interpretarla con grande senso di collaborazione e di praticità. E’ importante oggi riconfermare la nostra volontà di proseguire il cammino lungo questa strada, sottolineando la convinzione che la Regione deve caratterizzarsi, in maniera sempre più marcata, come l’indispensabile piattaforma unitaria per la collaborazione fra le Province autonome di Trento e Bolzano, legate non solamente da una storia comune ma da comuni interessi e da una comune visione strategica del ruolo che questa terra di confine, collocata sull’asse del Brennero, può e deve svolgere in Italia e in Europa.

Il primo e più importante compito che dobbiamo assumerci, dev’essere quello di affermare con forza – e al tempo stesso di rilanciare in ogni contesto e in ogni modo – il valore della nostra Autonomia speciale. Un’ Autonomia sottoposta a continui attacchi mediatici, e che deve fare i conti con continui tentativi di innescare un processo di erosione e svuotamento che, partendo dal piano delle risorse, rischia di estendersi a quello delle competenze. Questo dev’essere il nostro punto di partenza: affermare che l’Autonomia non è qualcosa da sacrificare sull’altare del risanamento dei conti dello Stato Italiano, perché non si può cancellare un percorso prezioso e pluridecennale che ha traghettato questa terra da un passato travagliato verso un presente di pace, di benessere, di convivenza e di capacità progettuale comune fra popolazioni di lingua diversa. Non vi è alcuna ragione né economica, né giuridica, né di principio, perché il risanamento del debito del nostro Paese debba comportare una riduzione della nostra Autonomia. Il presidente uscente, Alberto Pacher, che vogliamo oggi ringraziare per il suo operato, un anno fa aveva formulato l’auspicio che il precedente governo potesse comprendere le ragioni di un territorio come il nostro, che mai si è sottratto ai propri doveri, mantenendo sempre – al contrario – un atteggiamento di leale collaborazione con lo Stato, purché non venissero messe in discussione le peculiarità del proprio sistema autonomistico. Inutile negarlo: sappiamo tutti che le nostre aspettative non si sono realizzate; non come vorremmo. Per questo abbiamo messo al primo posto nell’agenda delle due Province l’apertura dei Tavoli di lavoro con il Governo. Abbiamo lavorato assieme, Trento e Bolzano, con il precedente governo e assieme, Bolzano e Trento, abbiamo cercato di impostare subito il lavoro con il nuovo Governo. Un accordo con noi, centrato sulla nostra proposta del residuo fiscale, che dia certezza e stabilità ai rapporti fra il Trentino Alto Adige/Südtirol e Roma, è anche nell’interesse dello Stato.

Assieme abbiamo proposto alla Stato un accordo che definisce un metodo stabile per determinare il concorso delle nostre province al risanamento, ma che sia anche equo e rispettoso delle nostre prerogative statutarie. Ancora una volta le nostre Autonomie hanno affermato che non intendono rinunciare all’autogoverno e alla loro specificità, perché tutto ciò viene gestito in un’ottica di responsabilità e di correttezza.

Siamo convinti infatti che l‘Autonomia non è semplicemente “un insieme di norme”. Non è semplicemente uno status giuridico. Essa apre canali di partecipazione, consente ad ogni cittadino di esprimere la propria opinione e di contribuire attivamente alla vita pubblica. L’Autonomia significa fare da sé, rivendicare con orgoglio il diritto a gestire in prima persona le risorse, a darsi le proprie leggi, a decidere in ordine a tutte le materie fondamentali per la vita delle comunità. L’Autonomia è il volontariato, la protezione civile, i vigili del fuoco, sono le centinaia di associazioni che operano in tutti i settori della società, che con la loro presenza capillare in ogni paese, in ogni valle, custodiscono il territorio, si prendono cura di chi ha bisogno, fanno cultura, rappresentano, insomma, una preziosa palestra di solidarietà e di condivisione per le nuove generazioni.

Le principali classifiche redatte sia dagli enti e dagli istituti di ricerca sia anche dalle maggiori testate italiane collocano il Trentino Alto Adige ai primi posti per benessere, qualità della vita, livello di soddisfazione della popolazione nei confronti dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni (e della velocità con cui vengono erogati). Un esempio fra i tanti: secondo l’indice di Green Economy 2013 realizzato da Fondazione Impresa – un indice calcolato su voci come l’energia prodotta da fonti rinnovabili, il trattamento dei rifiuti, la mobilità – il Trentino Alto è la regione più green d’Italia, con un punteggio che la “stacca” nettamente da tutte le altre. Se allarghiamo lo sguardo al panorama europeo, dove il confronto si fa più agguerrito, vediamo, di nuovo, come la nostra Regione si attesti costantemente su posizioni medio-alte, e ciò nonostante gli effetti che la crisi economica ha necessariamente avuto anche qui.

Questi sono risultati concreti. Risultati che testimoniano del fatto che una terra un tempo certamente non ricca – pur beneficiando di alcune scelte importanti fatte già dall’amministrazione imperial-regia, ad esempio nel settore scolastico – può riscattarsi e imboccare la strada di uno sviluppo equilibrato e sostenibile, disponendo delle principali leve di governo.

Non dobbiamo dimenticare però che l’Autonomia, storicamente, è stata concepita, a livello internazionale, per assolvere in primo luogo ad un’altra funzione: quella di garantire i diritti delle minoranze linguistiche. Un obiettivo che, aveva ed ha tutt’oggi un portato di natura anche etica, e che è nostro compito custodire e rilanciare, nel contesto di un’Europa dove le ragioni della convivenza non possono purtroppo essere mai date per scontate. Ciò è tanto più vero se guardiamo all’intero ventaglio dei gruppi linguistici presenti sul nostro territorio – dai ladini, alle minoranze germanofone del Trentino, alla stessa componente italiana dell’Alto Adige – che riempiono di contenuti la visione che le nostre comunità hanno maturato attorno al tema della convivenza.

Ora, lasciate ormai dietro alle spalle le tensioni del passato, abbiamo di fronte a noi grandi sfide fatte di sacrifici ma al tempo stesso di opportunità, avvalorate anche dalle scelte che entrambe le Province hanno fatto ad esempio in materia di università, ricerca, istruzione e cultura. Scelte che guardano al futuro, partendo, se necessario, anche da una rilettura critica del passato. Lasciatemi citare un altro piccolo esempio: ricorre quest’anno il centenario dell’inizio della Grande guerra, un evento, che ha provocato lacerazioni dolorosissime nel tessuto di questa terra. Un evento che trascina con sé, inevitabilmente, l’ “odore” penetrante dei nazionalismi che in quella stagione (e nell’epoca immediatamente successiva, marchiata a fuoco dal totalitarismo, come ben sappiamo), dominavano il panorama europeo, orientandone le politiche, le scelte estetiche e architettoniche, il disegno delle città, le feste, i monumenti persino. Eppure noi oggi rileggiamo quegli anni con spirito nuovo, uniti dalla comune volontà di conoscere e di far conoscere ciò che avvenne, di interpretare, di capire. Non certo per occultare la tragicità di un conflitto che ha diviso ciò che prima era unito, che ha mietuto vittime fra i militari e la popolazione civile, che ha costretto tante persone ad abbandonare le proprie case. Ma proprio per far sì che quanto accaduto ci serva da monito ed orienti le nostre scelte future. Se i nostri nonni oggi fossero qui, a vedere come celebriamo assieme questa data storica, penso sarebbero contenti del cammino che il Trentino e l’Alto Adige/ Südtirol hanno fatto.

E’ stato un cammino non facile, certo, non esente da fraintendimenti, finanche da conflitti, ma che ci consente di dire che, in fin dei conti, l’Autonomia di cui godiamo rappresenta un modello per tutte le terre che devono fare i conti con questo tipo di memorie e di problemi, memorie e problemi che qui abbiamo saputo trasformare in altrettante opportunità.

E lasciatemi aggiungere che tutto questo non va solo difeso, ribadito, rilanciato nelle apposite sedi istituzionali. Va anche comunicato, nella maniera più ampia possibile. Fra gli impegni che fra poco brevemente elencherò, questo deve rappresentare una delle priorità dell’ente Regione: perché sappiamo fin troppo bene che oggi tutto ciò che conta è, anche, narrazione, una narrazione che passa da una bocca all’altra, da un’aula scolastica all’altra, da un computer all’altro, da una generazione all’altra. Dunque, anche l’Autonomia deve essere narrata, deve essere raccontata, deve essere trasmessa nelle maniere più adeguate. Perché solo così essa continuerà ad alimentare dei sogni.

Ognuno di noi, dunque, deve farsi testimone del suo valore. Dobbiamo farlo noi politici, anche rivolgendoci agli amministratori delle regioni vicine, che a volte guardano a noi con diffidenza, criticando i nostri presunti privilegi: dobbiamo spiegare loro la nostra storia, il nostro cammino, il nostro modo di contribuire alla crescita del paese e, specie di questi tempi, al risanamento del debito pubblico, ed insieme sostenere il loro desiderio di autogoverno, senza timori, con spirito aperto al dialogo e alla collaborazione. Ma a farsi ambasciatori dell’Autonomia devono essere anche e soprattutto i cittadini, tutti i cittadini, quelli che sono nati qui, che affondano radici lunghe in questa terra, e quelli che qui sono stati accolti. Con la loro testimonianza, con i loro comportamenti, i cittadini devono incarnare un modo di essere che è fatto di concretezza ma anche di slanci, di attaccamento ai valori che ci contraddistinguono ma anche di disponibilità al confronto e di attitudine alla solidarietà.

Credo però che sia necessario ripristinare un clima di maggiore fiducia dei cittadini verso le nostre Istituzioni autonomistiche. A questo proposito penso che non sia possibile e nemmeno ci è consentito, non occuparsi del tema che anche in questi giorni è al centro delle attenzioni mediatiche e dell’opinione pubblica: i costi della politica.

Mi riferisco al tema del trattamento pensionistico dei consiglieri regionali. Dovremo essere capaci di affrontarlo ancora in questa legislatura e in questa sede perché, se si è fatto molto circa il futuro, i cittadini non comprendono perché per il passato siano previsti trattamenti come quelli cha abbiamo visto in questi giorni.

Dovremo ricercare in questa legislatura le vie legali per affrontare il problema nell’ottica di realizzare ulteriori riduzioni, che avvicinino quei trattamenti originati da un vecchio sistema a quelli previsti per i consiglieri oggi in carica e li rendano accettabili.

Sul piano programmatico, vorrei affrontare alcuni temi prioritari sui quali dovrà concentrarsi l’impegno futuro della Regione: mi limito in questa sede ad enunciarli velocemente, voce per voce.

WELFARE E ASSISTENZA

Vogliamo confermare e potenziare il tradizionale impegno di risorse in questo settore chiave per la qualità della vita dei nostri cittadini. Nelle Province di Bolzano e Trento il sistema sanitario pubblico copre la maggior parte delle spese sanitarie, e ciononostante nel campo della salute le famiglie devono spesso far fronte a ulteriori esborsi. Un fondo sanitario integrativo a livello locale è un pilastro supplementare, sul quale si potrebbero poggiare, in maniera più mirata, servizi aggiuntivi alla popolazione in particolare sul versante della non autosufficienza.

L’impegno sarà quello di realizzare le condizioni affinché i due fondi sanitari di Trento e Bolzano possano beneficiare di un’unica gestione finanziaria al fine di realizzare massa critica e di garantire solidità al sistema.

Per quanto riguarda gli interventi in materia di assegno regionale al nucleo familiare, sarà necessario prevedere interventi normativi che permettano di meglio adattare la misura alle particolarità dei sistemi di sostegno vigenti nelle due Province.

PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Nell’ambito della propria competenza in materia previdenziale la Regione Trentino Alto Adige/Südtirol ha promosso i Fondi regionali di Previdenza complementare. Continueremo, assicurandone il sostegno, a promuovere ed implementare i fondi previdenziali ma daremo anche continuità alle politiche di utilizzo dei fondi integrativi come una risorsa importante anche in una ottica di sviluppo territoriale.

Si tratta di strumenti innovativi per il reperimento di risorse finanziarie aggiuntive o alternative a quelle bancarie, da mettere a disposizione del tessuto produttivo del territorio, in particolare delle piccole e medie aziende, per le quali l’accesso al credito rappresenta in questo momento una ragione di sofferenza.

CREDITO

Il tema del credito è quindi centrale per uno sviluppo economico equilibrato delle due Province autonome. Risulta quanto mai urgente, anche alla luce delle esperienze che abbiamo maturato a partire dall’inizio della crisi economica internazionale, la ridefinizione e l’avvio di un disegno strategico che riconosca il ruolo di Mediocredito come istituto bancario finalizzato allo sviluppo economico regionale, secondo uno schema capace di tener conto delle specifiche esigenze di Trento e Bolzano e attivando anche il protagonismo degli istituti bancari che operano sul nostro territorio.

SEMPLIFICAZIONE ED ARMONIZZAZIONE DELL’ORDINAMENTO CONTABILE DEI COMUNI

In coerenza con la riforma dei sistemi contabili avviata a livello statale, con l’obiettivo di armonizzare e semplificare il sistema di gestione finanziaria di tutte le autonomie locali, è necessario avviare un confronto nell’ambito degli Enti del sistema Regione per condividere i contenuti del processo di riforma. Ciò tenendo conto delle prerogative statutarie e dell’assetto istituzionale della Regione, e ponendo un particolare riguardo alla ridotta dimensione demografica degli Enti locali, che porta con sé l’esigenza di una semplificazione delle procedure di programmazione e gestione finanziaria.

GIUSTIZIA

Come previsto dalla Legge di stabilità 2014 devono essere definiti gli ambiti per il trasferimento o la delega delle funzioni statali, con relativi oneri, riguardanti la gestione della giustizia civile, penale e minorile, con riferimento in particolare alle funzioni amministrative, organizzative e di supporto. Si ritiene che questa nuova importante funzione prevista dalla norma possa essere allocata a livello Regionale, anche perché corrisponderebbe al Distretto della Corte di Appello di Trento e Bolzano.

E’ inoltre opportuno procedere al più presto alla razionalizzazione della dislocazione territoriale degli Uffici dei Giudici di Pace, improntata a criteri di efficienza ed economicità dell’attività giurisdizionale ed amministrativa.

ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA DELLA REGIONE

Dobbiamo proseguire nell’azione di riorganizzazione della struttura amministrativa regionale, allo scopo di orientare le risorse umane e quelle strumentali nel modo più adeguato e coerente con il nuovo assetto che la Regione ha assunto in questi anni, considerata la centralità sempre più evidente delle due Province di Trento e Bolzano.

Sarà pertanto necessario definire un piano di semplificazione e razionalizzazione dell’apparato amministrativo, che consenta di semplificare i processi decisionali, di ridurre le strutture organizzative e di individuare forme di supporto tecnico-amministrativo alla Regione da parte delle Province autonome.

FORME DI COLLABORAZIONE FRA LE DUE PROVINCE

Riprendendo anche il concetto che ho espresso in apertura, e venendo ad alcune voci di carattere più generale, ritengo sia importante ribadire che la Regione debba configurarsi in maniera sempre più decisa come una “piattaforma istituzionale” di collaborazione, di dialogo, confronto e coordinamento di attività comuni.

Faccio solo alcuni esempi: sul fronte dell’Università, della ricerca e della scuola dobbiamo intensificare la collaborazione fra i diversi enti e istituti, perseguendo in particolare politiche che coinvolgano la popolazione scolastica ed in un’ottica che sia anche di miglioramento delle conoscenze linguistiche. Nei programmi di legislatura dei presidenti delle due Province si è sottolineata non a caso l’esigenza di un piano per le lingue straniere che si integri con le altre azioni relative ai settori della cultura, del turismo e dell’informazione.

Sul versante del trasferimento tecnologico e dell’innovazione diffusa, vogliamo potenziare le collaborazioni fra le università e gli istituti di ricerca delle due Province, e con un naturale prolungamento verso Innsbruck, rispettandone l’autonomia, ma orientando gli atti di indirizzo e gli accordi di programma ad un più stretto rapporto con il mondo economico, puntando in particolare alla creazione di nuovi prodotti e servizi e a nuove modalità di lavoro e produzione. All’interno del nostro territorio abbiamo punte di eccellenza importanti: dall’informatica alle scienze ambientali, dalla genetica all’edilizia sostenibile. Siamo stati pionieri nell’incentivare il ricorso alle energie rinnovabili, anche per uso domestico. Siamo punti di riferimento importanti in campi che vanno dalla medicina dello sport alla cura dei tumori, e abbiamo a Trento un nuovo centro di Protonterapia. Ci sono insomma tutte le premesse per mettere queste risorse a fattor comune e accrescere la collaborazione fra i nostri territori.

Un’ultima osservazione su questo punto: dobbiamo porre una particolare attenzione al tema delle Dolomiti come Patrimonio Unesco, soprattutto per la definizione di progetti condivisi a valenza internazionale. Tutto questo, nel contesto di una politica di difesa e valorizzazione dell’intero nostro patrimonio alpestre.

Ogni valle, ogni corso d’acqua, ogni pendio racchiudono una storia e rivestono una particolare valenza ambientale. Il Trentino Alto Adige/ Südtirol gode di un patrimonio ambientale e paesaggistico di valore inestimabile, elemento fondamentale per la crescita economica della comunità trentina e sudtirolese e parte imprescindibile della nostra identità: per questo, è un tesoro da salvaguardare, sviluppare e conservare al meglio che possiamo quale valore essenziale della nostra comunità ed opportunità di crescita anche per le generazioni future. Per questa ragione è nostro compito perfezionare ulteriormente le reti, le relazioni, le alleanze e gli scambi per la promozione di politiche di sviluppo equilibrate che garantiscano una qualità elevata dei territori nelle sue componenti fisiche e biologiche, la sicurezza per le genti e le loro attività, la conservazione dei valori storici e paesaggistici del territorio. Ma anche sarà nostro compito intensificare la collaborazione nell’utilizzo in chiave promozionale, del marchio “Dolomiti Patrimonio Unesco” a vantaggio delle nostre economie turistiche a partire dalla presenza a Expo 2015.

MOBILITA’ E GRANDI INFRASTRUTTURE

Le due Province autonome di Trento e Bolzano, in relazione alla configurazione del proprio territorio, alle esigenze di sviluppo economico-sociale ed in coerenza con le strategie comunitarie della mobilità, hanno una posizione decisamente orientata alla realizzazione dell’asse ferroviario del Brennero che prevede, assieme alla realizzazione della Galleria di Base, il potenziamento della tratta Fortezza – Verona. La proposta di realizzare infrastrutture in parte alternative ne mette a rischio la fattibilità perché da un lato assorbe risorse finanziarie al momento indispensabili per la realizzazione dell’opera e dall’altro ne depotenzia i proventi da traffico, diluendo la domanda su più infrastrutture, nessuna delle quali potrà raggiungere tassi di utilizzo adeguati.

In tale contesto, deve essere garantita innanzitutto la priorità nella realizzazione delle tratte d’accesso al tunnel, al fine di collegare i principali centri urbani alla nuova linea limitando al tempo stesso il suo impatto sulle popolazioni, in particolare attraverso la realizzazione di by-pass in galleria.

Ovviamente la fiducia riposta dall’Unione europea su di una strategia di sviluppo dei trasporti terrestri incentrata sulla rotaia, in particolare nei collegamenti a lunga distanza, impone lo sviluppo di servizi e di logiche nuove anche per quanto riguarda l’integrazione fra ferro e gomma e quindi l’intermodalità.

E’ necessario però soprattutto un impegno forte ed unitario sia con il Governo nazionale che con l’Unione europea, per affrontare il problema della concessione dell’Autostrada del Brennero A-22. La proroga della concessione potrebbe essere un elemento di garanzia e di sicurezza nell’approvvigionamento delle risorse finanziarie necessarie per il cofinanziamento trasversale autostrada-ferrovia, nonché per garantire gli interessi generali di mobilità in una logica di sostenibilità ambientale, territoriale e socio-economica.

INTEGRAZIONE EUROPEA

Pensando alla nostra Regione all’interno dell’Europa, dobbiamo rafforzare nelle popolazioni di questa terra, che è sempre stata un naturale anello di congiunzione fra mondo latino ed Europa del Nord, e soprattutto nei giovani, la propensione all’apertura e all’integrazione con altre realtà europea. Un obiettivo che, attenzione, non è affatto in contrasto con quello, speculare, di valorizzare la nostra identità, le nostre radici, la nostra fisionomia.

I temi principali che l’Autonomia è chiamata a governare – la salute, l’ambiente ed il paesaggio, la tutela delle minoranze linguistiche, le attività economiche, la ricerca, lo sviluppo delle reti di mobilità, l’energia – hanno infatti una rilevanza molto significativa nel contesto europeo. La Regione, quale espressione della comunità locale, può assumere dunque un ruolo importante sul versante internazionale, rappresentando in maniera più efficace esigenze e prerogative proprie in fondo di tutti i territori dell’arco alpino, territori caratterizzati da particolari connotazioni morfologiche ed ambientali.

Siamo oggi parte dell’Euregio; ma da molto tempo facciamo anche parte dell’Arge Alp, comunità di lavoro che abbiamo contribuito a far nascere, fin dai tempi di Magnago e di Kessler. Non dobbiamo dimenticarlo.

Inoltre, dobbiamo porre in essere una proficua collaborazione sul fronte dell’acquisizione di fondi di finanziamento comunitario, riguardanti in particolare la ricerca e le attività produttive. Anche su questo punto, possiamo dire con legittimo orgoglio che siamo un territorio di punta e che abbiamo saputo approfittare da sempre delle opportunità create dall’Europa unita e che abbiamo maturato un’ormai significativa esperienza nella gestione dei fondi FESR e FSE. Tuttavia, anche qui, possiamo fare di più e meglio.

EUREGIO

Fra i risultati più importanti raggiunti negli ultimi vent’anni, in particolare dopo la chiusura della vertenza con Roma riguardante l’applicazione del cosiddetto Secondo Pacchetto, vi è senz’altro la nascita dell’Euregio. Un’entità vista originariamente con qualche sospetto, sia all’interno, sia – soprattutto – all’esterno dei confini regionali. È certamente un merito di chi ci ha preceduto l’aver dato a questa forma di cooperazione transfontaliera, inedita per l’Italia, un volto nuovo, moderno, aggiornato. Scevro da passatismi, da nostalgie fuori tempo e fuori misura. Venendo agli anni recenti, un traguardo particolarmente significativo è stato la nascita, nel 2011, del Gect, il gruppo europeo di cooperazione territoriale, ovvero il soggetto giuridico costituito dalle Province autonome di Trento e di Bolzano e dal Land Tirol, riconosciuto da Roma e da Vienna. Per la prima volta, quindi, la collaborazione transfrontaliera è stata riconosciuta giuridicamente, con un impegno da parte dei tre territori a mettere in rete risorse e potenzialità. Nel corso dei primi due anni il Gect ha mosso i primi passi, avviando diversi progetti congiunti, sempre nel segno della concretezza. Dobbiamo proseguire su questa strada ma anche ampliare gli spazi di collaborazione per accrescere nei cittadini il senso di appartenenza ad un comune destino all’interno dell’Europa, da una parte, e dall’altra sviluppare logiche di trasferimento reciproco di buone pratiche e di opportunità da mettere in comune. Penso ad esempio a servizi nel campo sanitario o in quelli delle istituzioni culturali formative e delle ricerca.

TERZO STATUTO

I tempi sono ormai maturi affinché si possa avviare una fase costituente per la nostra Autonomia. La riforma statutaria dovrà maturare entro un disegno organico, sulla base di uno scatto in avanti dell’idea autonomistica.

L’attuale Statuto non è più in grado di rappresentare correttamente la realtà istituzionale prodotta dalle norme di attuazione, dalla potenzialità progettuale delle due Province e dalla giurisprudenza costituzionale. Per assicurare il mantenimento della capacità di autogoverno raggiunta dalla nostra comunità occorre pertanto una nuova Carta.

L’assetto a cui guardiamo deve confermare l’unicità dello Statuto e disegnare una Regione che si configurerà come lo spazio all’interno del quale le due Province concertano azioni comuni per istanze comuni.

In questa logica, la Regione e le Province autonome diverranno a tutti gli effetti lo strumento istituzionale attraverso il quale vengono esercitate le prerogative delle quali sono titolari le popolazioni insediate sullo specifico territorio. Pensiamo ad uno Statuto che richiami direttamente l’Accordo di Parigi – ma anche la dimensione internazionale dell’Autonomia – e quindi richiami l’Euregio, le sue origini storiche, nonché i valori e i principi che essa sottende.

La riforma dello Statuto può peraltro concretizzare il rischio di un attacco all’Autonomia. Pertanto è necessario che le due Province autonome si presentino allo Stato centrale come due realtà politiche e istituzionali che avanzano una proposta unitaria e forte di autogoverno, proposta che dovrà scaturire da un serio lavoro di riflessione ed approfondimento all’interno delle due province che coinvolga le popolazioni e le istituzioni delle stesse, ma che ripeto, si sostanzi poi in una proposta unitaria.

In relazione all’attuazione di questi punti programmatici e in particolare a quelli che riguardano la difesa, la valorizzazione e lo sviluppo verso il terzo Statuto della nostra Autonomia, voglio esprimere una doverosa e sentita disponibilità al dialogo con i gruppi consiliari dell’opposizione, ma anche formulare l’auspicio che – in particolare su questi temi – vi sia altrettanta disponibilità a lavorare con metodi condivisi e rispettosi del ruolo di ciascuno ma che consentano poi al Consiglio di assumere le decisioni che i cittadini ci chiedono.

Non voglio nascondere, in chiusura di questa breve relazione, che in questi anni – e anche molto recentemente – la discussione sul ruolo e sul futuro della Regione è stata intensa e articolata. Le opinioni espresse sono state, come è giusto che sia, a volte distanti fra loro. Quali che siano le vostre valutazioni, in ogni modo, credo converrete con me che il momento di difficoltà che l’Autonomia sta attraversando, e di cui ho parlato in apertura, non deve indurci a ritenere che sia preferibile una politica attendista, che rinvia continuamente ogni decisione in materia, in attesa di tempi migliori. Ritengo al contrario che il lavoro fatto in questi anni, in primo ruolo dal Consiglio regionale e dai due Consigli provinciali, possa consentirci di trovare delle soluzioni rispettose delle diverse sensibilità ma tutte accomunate dal desiderio di rendere la nostra Autonomia più forte.

Credo altresì che dobbiamo essere comunque ottimisti riguardo al futuro. Rappresentiamo due Province “virtuose”, che hanno sempre governato con saggezza e senso della responsabilità, capaci di agire assieme, concertando in questo comune spazio regionale le azioni di comune interesse. Più saremo distanti, più saremo fragili e attaccabili. Più la nostra voce sarà una sola, più saremo efficaci.

Alla base del nostro agire vi è una visione condivisa dei problemi e delle opportunità, basata sulla nostra appartenenza alla montagna, a questa parte dell’arco alpino che vogliamo tutelare, custodire, tramandare alle generazioni future.

L’Autonomia è il nostro spirito collettivo, la nostra ricchezza indivisibile. Non appartiene ad una singola parte. Appartiene a tutti. A tutte le persone di buona volontà, a tutti i gruppi linguistici, a tutte le comunità che, con il loro impegno, le loro capacità, la loro fede, hanno contribuito a costruire questa realtà così speciale, così immediatamente riconoscibile che è il Trentino Alto Adige/Südtirol.

Ugo Rossi – Presidente Regione TAA

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