NordEst

Mafia a Nordest: terrore “Casalesi” e Zaia riceve due proiettili

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L’organizzazione – Si occupava prevalentemente di usura ed estorsioni, oltre intermediazioni finanziarie fasulle che avevano coinvolto un centinaio di imprenditori in difficolta’ soprattutto nel Nordest dell’Italia. Gli investigatori hanno accertato il coinvolgimento di almeno 100 societa’. Sono stati scoperti due sequestri di persona per estorsione e una sessantina di episodi di usura.

Secondo quanto ricostruito, gli imprenditori in difficolta’ che avevano chiesto prestiti ingenti di denaro venivano contattati da una societa’ di recupero crediti che aveva sede a Padova e che si occupava della riscossione del denaro dovuto.

A capo di questa societa’ c’era Mario Crisci, considerato l’organizzatore di tutto il traffico. Molto spesso gli imprenditori non riuscivano a pagare, sottoposti a usura con interessi fino al 180%. Venivano ripetutamente minacciati, a volte picchiati in vere e proprie spedizioni punitive, e quindi si vedevano costretti a cedere la loro attivita’ che andava a finire nelle mani dei criminali, i quali poi procedevano ad una serie di intermediazioni finanziarie basate su societa’ fasulle per evadere il fisco. Gli stessi imprenditori venivano costretti a pagare con un sistema semplice ma ingegnoso, che e’ quello delle carte Poste pay che venivano ricaricate forzatamente dai debitori sottoposti continuamente a minacce e maltrattamenti.

I casi in Trentino  –
Palestre e società immobiliari a Rovereto, un’azienda di impianti di Trambileno, un’azienda di Folgaria che gestisce alberghi in zona e sul Bondone, un’azienda di riparazione di automezzi di Villa Agnedo. Sono solo alcune delle attività sulle quali la malavita riconducibile al clan dei Casalesi, ha messo le mani negli ultimi due anni. Uno degli episodi più drammatici in Valsugana dove un imprenditore ammette: "Avevamo un credito di 300mila euro con un’azienda trentina finita in mano ai camorristi, ma nel loro ufficio ci hanno ricevuti con la pistola".

Le minacce in Veneto – Sui 135 totali, una quindicina di persone coinvolte nell’operazione vive nel vicentino, ma molti hanno evitato di ammettere contatti con l’organizzazione oppure potrebbero aver già saldato i conti.
Centinaia di imprenditori sotto torchio. Estorsione, usura, sequestro di persona. L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia, è l’epilogo delle indagini avviate nei confronti degli indagati accusati di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria, in danno di centinaia di imprenditori operanti in quasi tutto il Nord Italia (prevalentemente nel Nordest), in alcune regioni del centro e del Mezzogiorno d’Italia. I carabinieri hanno accertato, nell’ambito dell’inchiesta, che oltre 100 società sono state estorte, hanno ricostruito due episodi di sequestro di persona a scopo di estorsione, verificato 61 episodi di usura aggravata, 17 episodi di estorsione aggravata, il "forzato" trasferimento di intere quote societarie dalle vittime ai loro aguzzini e il diffuso ricorso a illecite operazioni di attività di intermediazione finanziaria.

I carabinieri di Vicenza, al comando del colonnello Sarno, che hanno condotto le laboriose indagini con gli arresti hanno anche effettuato interessanti scoperte. Ad esempio 15 grammi di cocaina, due pistole (un’arma da guerra e una scacciacani modificata), 62 cartucce, 29 pallottole calibro 9, una paletta con il logo della Polizia Provinciale di Napoli, un lampeggiante della Polizia, 40 mila euro, un timbro falso di una banca.

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