Dolomiti, Tiepolo firma la “Guida alle Vallate del Cismon, del Cordevole e del Maè” datata 1928

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L’immagine della copertina della Guida

Continua con l’opera di Pietro Tiepolo il viaggio tra le prime guide turistiche che riguardano il Primiero e le Dolomiti

 

di Ervino Filippi Gilli

Primiero San Martino di Castrozza (Trento) – Una Guida, come scrive Pietro Tiepolo, è concepita per il turista e dovrebbe parlare di paesaggio, topografia ed anche storia. E questo è proprio ciò che fa, a differenza di quella data alle stampe da Valentino Toffol ed analizzata nell’articolo precedente, il libro Le vallate del Cismon, del Cordevole e del Maè pubblicato da Longo e Zoppelli (Treviso) nel 1928.

Questo libretto di 183 pagine ha le classiche dimensioni (17×12 centimetri) della guida: è agile e contiene nella parte che riguarda Primiero, 12 fotografie di Nanni Gadenz. Credo di non sbagliare dicendo che la guida ricalca, almeno nella forma, quella di Battisti: la presenza di sponsor (in questo caso solo Il Palace Hotel Sass Maor) e l’iconografia fotografica usata a piene mani (per il tempo) che indubbiamente assicura all’opera quel tocco in più.

Il documento è scritto in forma di viaggio

Si parte da Feltre e, passando per Arten, Fonzaso e Ponte Serra, si risale la Valle dello Schener facendo alcune digressioni verso Lamon ma anche, passando da Ponte Oltra, a Sovramonte. Raggiunto il bivio della Cortella la descrizione ci porta a Canal San Bovo (che viene definita la “Plaga centrale e capoluogo della vallata, che deriva il nome da un santo guerriero patrono del sito.”) dove vengono indicate alcune escursioni quali quella al Lago di Calaita e quella a Cima d’Arzon; si passa poi alla descrizione di Caoria, con i suoi alberghi Loss e Alpino, abitato per cui vengono indicati come siti di visita il cimitero militare ed il Monte Cauriol.

Ritornati in Val Schener e superata la vecchia dogana di Pontet (o Monte Croce), alcune note sono dedicate a San Silvestro ed “alla borgatella di Masi detta anche Taufer”; segue poi Imer “lindo e ridente borgo tagliato in due da un torrentello che scende rapido dalla valletta di San Pietro” per il quale, dopo aver brevemente descritto la chiesa, viene indicata la presenza di due alberghi: il Pavione ed Al Bivio (entrambi ora non più in attività). Tiepolo dedica circa tre pagine per descrivere i dintorni d’Imer: tutto parte dalla Val Noana con digressioni verso i Prati di San Giovanni ma anche con la salita in cinque ore al Pavione.

Una delle originali foto di Nanni Gadenz che arricchiscono il libriccino. In questo caso l’imbocco della Val Noana

“A circa un chilometro da Imèr troviamo Mezzano […] luogo di beata pace, di soggiorno delizioso” : anche in questo caso, oltre alla Chiesa considerata il monumento principale, viene descritto il comparto turistico ricordando la presenza dell’albergo Stella. Per descrivere Fiera, il Tiepolo usa parecchie pagine in quanto scinde la descrizione dell’abitato in alcuni sottoparagrafi (Storia e vicende – Uomini illustri – Industrie, Risorse e dialetto – La cittadina e i suoi dintorni).

Verso San Martino di Castrozza

La guida ci porta ora verso San Martino, abitato per il quale vengono tessute grandi lodi “dove ora ferve la vita delle eleganze, degli sports, delle tappe alpinistiche, dei gitanti occasionali, degli artisti in cerca d’aspirazione, degli studiosi di geologia, degli amatori di angoli solitari” e per il quale sono indicate le varie strutture ricettive (25 tra Hotels, Alberghi, Ville). Anche per chi volesse fermarsi a San Martino vengono proposte numerose gite ed ascensioni sia sulle Pale che nella zona di Passo Rolle; ma è quando si descrive San Martino d’inverno che la scrittura aulica prende il sopravvento sulla descrizione tecnica: “La bianca meteora del nord chiama ora la folla innumerevole di coloro che cercano nel soggiorno invernale sui monti una più robusta ed affrettata circolazione sanguigna alla aria limpida, pura e luminosa; attrae irresistibilmente le schiere allegre e chiassose degli sciatori e degli appassionati di sports: cosicché l’ambiente fantastico dell’infinito biancore nivale assume un’impronta di gioconda festività salutare”. La parte seguente riguarda invece il territorio Bellunese. 

Essendo una guida scritta dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, si sente la chiara influenza del “vincitore” italiano; una frase per tutte chiarisce il pensiero: “Le Dolomiti sono ora tutte interamente italiane; come dire che anche i nomi bilingui d’un tempo sono scomparsi; [ …] la stessa definizione geologica rimane quindi quella italiana di Dolomiti e non più anche di Dolomiten”.

E’ però una guida “onesta” nel senso che si percepisce che l’autore ha “pedonato” le valli che descrive; è un’opera che considero senza infamia e senza lode, un po’ troppo aulica, ma alla quale vale la pena di dare un’occhiata, soprattutto per capire le nostre valli nel primo decennio dopo la Prima Guerra Mondiale.

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