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Cacciatori fuori dai terreni privati, se il proprietario è contrario alla caccia

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Una sentenza dell’Unione europea sancisce il diritto di opporsi

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Nordest – I cacciatori hanno il diritto di accesso a tutti i terreni privati? Non è vero! Alla vigilia dell’apertura della stagione venatoria 2013-2014, voglio ricordare un’importantissima sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) del 26 giugno 2012 che ha introdotto una sorta di diritto all’obiezione di coscienza venatoria in favore del proprietario terriero che consideri la caccia in contrasto con le proprie convinzioni personali e morali. Insomma, se il proprietario di un terreno è contrario alla caccia, l’uccisore di animali selvatici resta fuori.

La sentenza Cedu “Hermann vs Germania”ha introdotto una sorta di diritto all’obiezione di coscienza venatoria in favore del proprietario dei terreni che non intenda consentirvi l’esercizio della caccia. Essendo l’attività venatoria esercitata a fini prevalentemente ludici, una legislazione nazionale non può impedire al proprietario di negare l’accesso al proprio fondo quando la caccia è vista da chi non la pratica come una ingerenza sproporzionata di terzi nella propria sfera privata. La decisione adottata dalla Cedu assume forte rilevanza anche per l’Italia, fra gli Stati che consentono al cacciatore di entrare nei terreni altrui senza il consenso del proprietario.

Ricordiamo l’articolo 842 del Codice civile, commi 1° e 2°:“Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno. Egli può sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall’autorità”.

I giudici della Corte dei diritti dell’Uomo hanno evidenziato la palese violazione del principio di uguaglianza dei cittadini, sancito anche dalla nostra Costituzione, che devono godere degli stessi diritti di fronte alla legge anche nel caso di ingresso o meno nell’altrui proprietà. Il regalo fatto ai cacciatori dal codice civile italiano è eredità del periodo fascista nel quale aleggiava un diffuso spirito bellico favorevole alla filosofia di vita violenta e sanguinaria dei cacciatori.

La sentenza della Cedu dell’anno scorso pone un ulteriore freno a questa ingordigia venatoria. Per troppo tempo i cacciatori hanno fatto i propri comodi scorrazzando per le nostre campagne, fucile in spalla e con le mani sporche di sangue. In attesa di dire addio per sempre a questa barbara attività, grazie alla sentenza in questione presto forse potremo evitare che queste uccisioni vengano commesse sui terreni di quelle tante persone che cercano ed esigono di vivere in pace con la natura.

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