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Bocciato dal parlamento Europeo il Mais Ogm di Pionieer

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Se approvato, si tratterebbe del secondo mais Ogm coltivato in Europa, a fianco del Monsanto 810

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Bruxelles – Il Parlamento europeo approva una risoluzione che ufficializza l’obiezione al mais OGM presentata in commissione ENVI. “Il Consiglio prenda atto della volontà del popolo europeo. Il governo italiano faccia sentire la sua voce a Bruxelles”

“Ci opponiamo all’adozione della decisione del Consiglio Ue relativa all’immissione in commercio per la coltivazione di un granturco della Pioneer (Zea mays L., linea 1507) geneticamente modificato per renderlo resistente a determinati parassiti dell’ordine dei lepidotteri”. Questo si legge nella risoluzione approvata oggi al Parlamento europeo a Strasburgo (385 favorevoli, 201 contrari 30 astenuti). E poi ancora “invitiamo la Commissione a non autorizzare nuove varietà di OGM e a non rinnovare autorizzazioni precedenti fintantoché i metodi di valutazione del rischio non saranno stati sensibilmente migliorati”.

L’obiezione è stata presentata da 9 deputati di diversi paesi europei, che dichiarano: “Accolgliamo con estrema soddisfazione il voto del Parlamento europeo con il quale è stata approvata la mia risoluzione che blocca questo nuovo mais OGM. Dobbiamo purtroppo constatare che troppi deputati italiani hanno votato contro la risoluzione. Ci si augura che il Consiglio Ue prenda atto del voto del Parlamento europeo, unica espressione del volere popolare in Europa. Ad oggi le posizioni sugli OGM sono troppo contrastanti e all’interno degli stessi Paesi membri il quadro normativo presenta ancora troppe lacune. Prima di proseguire a livello europeo sugli OGM bisogna assicurare dal punto di vista normativo che i Paesi contrari al transgenico come l’Italia possano tutelare i propri consumatori”.

L’obiezione è nata da una iniziativa, presentata in commissione ENVI, di Andrea Zanoni, insieme a Satu Hassi (finlandese, verde), Bart Staes (belga, verde), Anne Delvaux (belga, popolare), Karin Kadenbach (austriaca, socialista democratica), Corinne Lepage (francese, liberale democratica), Kartika Liotard (olandese, sinistra unita), Sirpa Pietikainen (finlandese, popolare), Dagmar Roth-Berendt (tedesca, socialista democratica).

“Mentre in Europa chi come me è favorevole al biologico e contrario al trangenico continua la battaglia no OGM, anche l’Italia deve fare la sua parte. Il Governo italiano deve regolamentare definitivamente la questione OGM e far sentire la sua voce in Europa, dove quella dei Paesi pro transgenico come la Gran Bretagna si sente forte e chiara. I decreti di divieto temporaneo, addirittura senza sanzioni, servono solo a rimandare la soluzione di un problema che gli italiani chiedono do risolvere da troppo tempo e riassumibile in tre parole: NO agli OGM”.

L’11 novembre 2013 la Commissione europea ha deciso di sottoporre al Consiglio dei ministri dell’Ue una proposta per l’autorizzazione alla coltura del mais 1507, immesso sul mercato dalla società Pioneer. Si tratta di un mais modificato in modo da produrre una tossina pesticida e da resistere a forti dosi di un erbicida, il glufosinato.

Secondo Greenpeace, l’Agenzia Europea di Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato diversi pareri scientifici che sottolineano il pericoloso impatto delle tossine rilasciate dal mais MON 1507 nei confronti di alcuni insetti come farfalle e tarme. Con la decisione di chiedere al Consiglio Ue di autorizzare il nuovo mais Ogm, la Commissione europea ha iniziato un vero e proprio pressing sui governi degli Stati membri perché si decidano a sbloccare l’iter di approvazione di una nuova direttiva, proposta nel 2010, che conferirebbe a ciascun Paese il diritto di vietare le coltivazioni transgeniche sul proprio territorio, anche quando sono state autorizzate a livello comunitario. Proposta finora bocciata dall’opposizione soprattutto di tre grandi Stati membri: Regno Unito, Germania e Francia.

Dopo i tre pareri scientifici di aggiornamento delle valutazioni e la gestione dei rischi prodotti dall’Agenzia Europea di Sicurezza Alimentare (EFSA), la Commissione ha modificato sostanzialmente la proposta originale, ad esempio per quanto riguarda le regole di etichettatura, il monitoraggio e le pratiche del piano di gestione della resistenza degli insetti, senza consentire che questa nuova proposta fosse discussa e votata dal comitato permanente prima di essere sottoposta al Consiglio dei Ministri (articolo 5 della decisione 1999/468/CE).

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