NordEst

Prima ricognizione sul Nanga Parbat

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Prima ricognizione in quota per Silvio Mondinelli e Maurizio Gallo sulla parete Rakhiot del Nanga Parbat. L'elicottero è arrivato fino a 6.500 metri e non ha potuto andare oltre a causa di una fitta rete di nuvole che circonda la parte della montagna.

"Walter e Simon, che giovedì sera erano stati avvistati a 6.950 metri, avranno sentito le pale dell'elicottero – ha riferito Agostino Da Polenza, che da Bergamo coordina la missione di soccorso -, penso che questo sia di aiuto per loro dal punto di vista psicologico".

La squadra, rientrata al campo, resta all'erta. Gli elicotteri saranno di nuovo operativi sabato mattina, dalle 5.30 ora locale, per tornare sulla parete non appena il tempo lo consentirà. A questo punto, si intende intercettare Walter e Simon sul plateau o lungo la via di discesa, per lanciare loro uno zaino con dei viveri, del gas e un telefono satellitare perché possano comunicare.

Intanto, la spedizione iraniana che giovedì è salita in vetta dal versante Diamir ha fatto sapere che, per ogni evenienza, durante la loro discesa, lascerà una tenda in ogni campo lungo la via Kinshofer, completamente attrezzata.

L'avvistamento dei due alpinisti  

Sono stati localizzati e stanno bene Simon Kehrer e Walter Nones, i due compagni di cordata di Karl Unterkircher, lo scalatore altoatesino finito in un crepaccio sul Nanga Parbat (8.125 metri nel gruppo dell'Himalaya).

"C'è grande dolore per la morte di Karl – ha raccontato Da Polenza – ma anche grande speranza per il rientro di Walter e Simon, che hanno ripreso a salire sulla montagna e sembrano in grado di raggiungere nei prossimi giorni la sella sul ghiacciaio Bazin, a quota 7.200 metri".

Guarda l'intervista di Montagna.tv ad Agostino Da Polenza

Guarda  l'intervista di Montagna.tv a Silvio Mondinelli

Le reazioni in Trentino Alto Adige 

Il Trentino Alto Adige e l'Italia dell'alpinismo, sono sconvolti dalla notizia arrivata dal Nanga Parbat. Uno dei più grandi esperti di montagna, l'alpinista altoatesino Karl Unterkircher, di 38 anni, e' disperso sul Nanga Parbat (8.125 metri nel gruppo dell'Himalaya). Protagonista di molte altre grandi ascensioni in montagna, Unterkircher è considerato uno dei migliori alpinisti italiani e non solo. 

Le ultime parole di Unterkircher da Sky Tg24 

Le ricerche 

Sono quasi nulle le speranze che sia ancora in vita, da quanto ha riferito ai parenti il suo compagno di cordata Simon Kehrer al telefono satellitare. Unterkircher e' caduto in un crepaccio durante la scalata di una parete. La notizia e' stata confermata dal manager di Unterkircher, Herbert Mussner.

Le immagini della parete da Montagna.tv 

L'incidente alpinistico 

L'incidente è avvenuto, sul Nanga Parbat, ad oltre 7 mila metri di quota dove purtroppo i soccorsi in sono impossibili. L'aria rarefatta impedisce agli elicotteri di poter volare a quella altezza.

La parete è troppo esposta per consentire l'avvicinamento del mezzo. Si tratta di un incidente relativamente frequente sui ghiacciai ma, a causa dell'impossibilità del recupero, spesso l'alpinista muore già nella caduta nel crepaccio che può essere profondo anche dieci, venti metri oppure resta sepolto dalla neve che lo segue. Comunemente sulle Alpi i soccorritori utilizzano un treppiede con verricello, il soccorritore si fa calare, presta i primi aiuti, mette l'imbragatura al ferito per poi farlo recuperare lentamente agli altri uomini. 

Il commento di Messner, il re degli 8.000

Quando ha appreso la notizia dell'alpinista altoatesino, il pensiero di Messner è andato subito a quella sua tragedia personale ceh risale a 38 anni fa. "Lassù, proprio su quella montagna morì mio fratello Günther – ha confermato il noto scalatore -, era con me, sulla difficile via del ritorno. Per anni mi hanno accusato di non aver fatto abbastanza per salvarlo, ma non è così".

Reinhold Messner, il primo a scalare l'Everest senza ossigeno, il primo a collezionare tutti gli ottomila della Terra sa cosa vuol dire affrontare il limite dell'impossibile. Ora Messner invita i compagni di cordata Simon Kehrer e Walter Nones a salvarsi. "Credo che non saranno accusati di averlo abbandonato –  ha ribadito Messner -,  hanno invece il diritto, anzi, hanno l'obbligo di salvare la loro vita".

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