I consiglieri dovranno restituire una parte di vitalizio
Si tratta della differenza fra l’importo del vitalizio “attualizzato” con la legge del 2012 e quello corretto al ribasso con la legge del 2014

Trento/Bolzano – I consiglieri regionali dovranno sottostare alla legge regionale del 2014 e restituire le somme derivanti dalla attualizzazione del loro assegno vitalizio. Vale a dire dovranno restituire la differenza tra l’importo del vitalizio fissato nel 2012 (con la legge regionale 6/2012, un importo più alto) e l’importo più basso introdotto nel 2014 (legge regionale 4/2014). Lo ha stabilito in via definitiva la Corte di Cassazione che, con ordinanza del 30 novembre 2025, ha respinto il ricorso di 17 ex consiglieri regionali del Trentino-Alto Adige che chiedevano l’infondatezza delle pretese restitutorie avanzate dal Consiglio regionale.
La controversia
Era nata all’indomani della riforma del 2014, che aveva abbassato il valore attualizzato di una quota del vitalizio introdotto meno di due anni prima. Una scelta che aveva spinto numerosi ex consiglieri a rivolgersi ai giudici per opporsi alla riduzione dell’assegno e alla conseguente richiesta di restituzione di quanto percepito. La questione era arrivata sino alla Corte Costituzionale, che nel 2019 aveva confermato la legittimità della norma del 2014, riconoscendo la prevalenza dell’interesse generale a un sistema di trattamento economico più equo e a un maggiore controllo della spesa pubblica.
La Corte aveva ritenuto ragionevole norma
Dopo le sentenze favorevoli al Consiglio regionale e alla Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol nei gradi di merito, ora anche la Cassazione ribadisce l’obbligo di restituzione delle somme contestate. L’ordinanza dichiara inoltre inammissibili le ulteriori questioni di costituzionalità sollevate nel ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che si aggiungono a quelle già maturate nei precedenti gradi.
Il presidente del Consiglio regionale, Roberto Paccher, parla di un esito che rafforza l’operato dell’istituzione. «Le buone ragioni del Consiglio regionale trovano definitivo riconoscimento nel giudizio della Cassazione. La massima giurisdizione civile conferma la correttezza del percorso legislativo che nel 2014 ha posto rimedio a scelte precedenti non equilibrate sugli importi dei vitalizi attualizzati. È un riconoscimento della trasparenza e dell’equilibrio con cui il Consiglio ha agito, tutelando l’interesse pubblico senza contrapporsi ai diritti individuali».