La decisione dei giudici della Corte Costituzionale: divieto di terzo mandato vale anche per le speciali

La Corte ha ritenuto illegittime le disposizioni impugnate dal Presidente del Consiglio dei ministri per violazione del divieto del terzo mandato consecutivo, costituente un principio generale dell’ordinamento giuridico della Repubblica, in quanto tale vincolante anche la potestà legislativa primaria delle autonomie speciali. Il governatore trentino: “‘Attendiamo l’analisi delle motivazioni”

Trento – La Corte costituzionale ha deciso in camera di consiglio il giudizio sulla legge “statutaria” della Provincia autonoma di Trento che ha innalzato da due a tre il numero dei mandati consecutivi che possono essere svolti dal Presidente della Provincia eletto a suffragio universale e diretto e da quarantotto a settantadue, anche non continuativi, il numero dei mesi svolti nella carica perché operi la limitazione ai mandati. L’Ufficio comunicazione e stampa fa sapere che la Corte ha ritenuto illegittime le disposizioni impugnate dal Presidente del Consiglio dei ministri per violazione del divieto del terzo mandato consecutivo, costituente un principio generale dell’ordinamento giuridico della Repubblica, in quanto tale vincolante anche la potestà legislativa primaria delle autonomie speciali.

L’udienza della Corte

Si è tenuta a Roma, mercoledì 5 novembre, l’udienza della Corte Costituzionale chiamata ad esprimersi sulla legge trentina che prevede il terzo mandato del presidente della Provincia. La norma è stata approvata dal Consiglio provinciale lo scorso aprile e poi impugnata dal governo Meloni a maggio: una decisione che aveva scatenato le polemiche e portato alla scelta di Fugatti di togliere la vicepresidenza all’assessora di Fratelli d’Italia Francesca Gerosa. La bocciatura riapre così le manovre politiche dentro la maggioranza di centrodestra, con Fratelli d’Italia che da tempo rivendica il diritto di esprimere il prossimo (o la prossima) presidente della Provincia.

La legge trentina e il ricorso

Il Carroccio giustifica la ‘via trentina’ con l’autonomia speciale, mentre il partito della premier Meloni insiste sul tetto dei due mandati, imposto con legge statale. “Credo che possano valere le prerogative che abbiamo. Già oggi ci sono tanti principi a cui tutti devono sottostare che noi non siamo tenuti a rispettare. Dopodiché sulla legge elettorale, anche a livello nazionale, nelle varie regioni, le differenze sono tante. Siamo fiduciosi che le prerogative dell’autonomia trentina saranno tenute in considerazione”, ha detto il governatore nei giorni scorsi. Una legge analoga, quella della Campania, era già stata bocciata dai giudici della Corte Costituzionale che hanno però precisato che la pronuncia fosse applicabile solo alle regioni a statuto ordinario.

Fugatti sulla sentenza Consulta

“Ai molti che mi chiedono un commento alle decisioni della Corte costituzionale rispondo che le sentenze si rispettano. Attendiamo il testo della sentenza per avere l’analisi delle motivazioni”. Lo dice il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, dopo la decisione della Consulta sulla legge per il terzo mandato.

Gerosa (FdI), ‘per noi non cambia nulla’

“Per noi non cambia niente. Continueremo a lavorare come sempre abbiamo fatto in questi due anni. Come abbiamo sempre detto, il nostro unico interesse è rappresentare i trentini e lavorare al meglio per dare le risposte che i trentini meritano”. Lo ha detto l’assessora all’istruzione e alla cultura della Provincia di Trento Francesca Gerosa, in quota Fratelli d’Italia, che insieme al consigliere provinciale, sempre FdI, Daniele Biada in Consiglio provinciale aveva votato contro il disegno di legge sul terzo mandato del presidente della Provincia di Trento. Con quel voto, ha ricordato Gerosa parlando con i giornalisti, “abbiamo voluto rappresentare la salvaguardia dei diritti e dei principi importanti. Evidentemente ci è stata data ragione, ma per noi non cambia nulla. Quel voto in aula quel giorno non era un voto contro il presidente Fugatti, che è e rimane il nostro presidente, e noi continueremo a lavorare in maggioranza come abbiamo fatto finora”. Sul sistema proporzionale, di cui si discute da qualche settimana anche in Trentino, Gerosa ha ricordato che “quanto abbiamo visto nei giorni scorsi in Valle d’Aosta ci fa pensare. Abbiamo visto come un partito, Forza Italia, che era alleato con Lega e Fratelli d’Italia, proprio in virtù di quel proporzionale che qualcuno vede come la migliore risposta, ha fatto l’alleanza con l’Union Valdotaine, insieme ai partiti del centrosinistra. Noi siamo per la coerenza”.

I commenti del mondo politico

“Da domani quindi non cambierà nulla, continuerà il lavoro di questa amministrazione e si comincerà a lavorare sull’orizzonte dei futuri prossimi cinque anni di governo dopo le elezioni provinciali alla loro scadenza naturale.
Come non abbiamo fatto fino adesso nemmeno adesso c’è bisogno di scatenare le tifoserie, perché l’unico tifo che noi di Fratelli D’Italia ammettiamo è a favore in Trentino del Trentino e in Alto Adige dell’Alto Adige.
Lo ha dichiarato l’onorevole Alessandro Urzì, coordinatore regionale di Fratelli D’Italia del Trentino Alto Adige.

“Nulla che possa sorprendere nella sentenza della consulta sul terzo mandato – aggiunge Urzì – era tutto evidente per logica da sempre e lo stesso governo aveva visto bene nel ricorrere su una legge provinciale, come quella trentina, che non era fondata su un principio sostenibile in termini di diritto. Oggi si fa molta chiarezza anche sulla decisione del governo di quel giorno. Inutile e strumentale, ogni polemica a suo tempo fatta su di essa. Ora c’è la conferma da parte del giudice delle leggi, la corte costituzionale. E speriamo che il tema del terzo mandato possa essere archiviato. Non è di fatto possibile in Italia, prevedere diritti elettorali passivi diversi fra i cittadini. Nessuna invasione di campo sulla autonomia che mantiene le proprie prerogative nel disegnare una legge elettorale, come in effetti fa, ma nel limite dettato dei principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica.

Lo avevamo detto e lo ribadiamo: il caso non nasce da un referendum sul sì o il no al terzo mandato del presidente Fugatti, al quale ribadiamo la nostra incondizionata fiducia sino al termine della legislatura, perché questo è nel DNA di Fratelli D’Italia, quello di mantenere i patti e gli accordi. Ora vorremmo che fossero rispettati tutti gli accordi elettorali, anche quelli che prima del voto riconoscevano a Fratelli D’Italia la vicepresidenza della Provincia autonoma di Trento. Una delega ritirata dal presidente Fugatti proprio in reazione al ricorso del governo alla corte costituzionale. Come si può verificare oggi non ci fu alcuna pretestuosità nel ricorrere, solo rivendicare come un governo deve fare il rispetto del quadro giuridico. Quindi anche la reazione “punitiva” verso FdI al ricorso del governo oggi ha necessità di essere riconsiderata proprio per garantire il rispetto degli accordi elettorali all’interno della maggioranza di governo provinciale.

Noi, come detto, in ogni caso, agli accordi che abbiamo assunto saremo leali sino al termine della legislatura. Il ricorso del governo aveva peraltro un fondamento nella necessità di garantire un orientamento definitivo sul tema che era già stato oggetto di sentenze della corte costituzionale per quanto riguardava le regioni a statuto ordinario e i sindaci delle regioni a statuto speciale, perlomeno della Sardegna. Ora c’è chiarezza e questo permetterà nella conferma del sistema maggioritario che garantisce ai cittadini il diritto di scegliere prima del voto chi li deve governare la migliore opzione per proseguire l’esperienza di governo del centrodestra in Trentino, tenendo conto degli equilibri politici che non sono mai perenni. E oggi Fratelli D’Italia si candida ad essere il perno della coalizione sul territorio, assieme ovviamente agli alleati di Forza Italia e Lega e delle liste territoriali e autonomiste. FdI perno della coalizione – conclude Urzì – così come lo è al governo della nazione con Giorgia Meloni”.

La notizia in Consiglio provinciale

E’ giunta in tarda mattinata in aula la notizia del no al terzo mandato che Alessio Manica (PD), intervenendo in Consiglio sull’ordine dei lavori, ha definito un abuso. Che sia stata messa la parola fine ad una norma strumentale ad personam, anzi ad maggioranzam è una garanzia che chiarisce i limiti dell’autonomia e il bilanciamento dei poteri. Mirko Bisesti (Lega) ha replicato rivendicando la bontà del provvedimento anche dopo la sua bocciatura e respingendo l’accusa di abuso da parte del collega del Pd. Il Presidente Claudio Soini ha quindi richiamato l’aula all’ordine del giorno negando la possibilità di proseguire il dibattito.