Terminata l’occupazione della facoltà di Sociologia a Trento: gli studenti hanno lasciato l’edificio
L’iniziativa contro le collaborazioni dell’Università con Israele si è conclusa dopo tre giorni

Trento – E’ finita a Trento, l’occupazione della facoltà di Sociologia, iniziata la scorso 20 ottobre per manifestare solidarietà alla popolazione palestinese.
La dura presa di posizione del Rettore
“Si è superato un limite che finora non era stato varcato. Rispetto ad altre proteste e ad altre parziali occupazioni che ci sono state ancora a Sociologia, ma anche nel Dipartimento di Economia e management nei mesi scorsi, questa volta c’è stato un innalzamento del livello attraverso il blocco dell’accesso, da parte dei manifestanti, rispetto ai docenti che volevano accedere al dipartimento, che per noi non è tollerabile”. È il commento del rettore dell’Università di Trento Flavio Deflorian all’occupazione di Sociologia da parte di una sessantina di studenti – “solo in parte studenti dell’Università di Trento, e altri probabilmente al di fuori della comunità universitaria”, ha precisato il rettore – che fanno parte di un gruppo chiamato “Sumud Universitaria”. “Capiamo il coinvolgimento su temi importanti, come la tragedia di Gaza, ma questo, indipendentemente dal tema, non può giustificare il superamento di certe linee che per noi devono essere rispettate”, ha aggiunto Deflorian.
Già da lunedì, ha specificato il rettore, le attività didattiche sono state riprogrammate in altre aule e sono state attivate altre modalità per seguire le lezioni. Deflorian ha detto che l’ateneo è “in contatto non soltanto con i nostri colleghi, ma anche con le forze dell’ordine e con tutte le autorità, per capire come evolve la situazione. Se la situazione evolvesse in una direzione positiva di ripristino dell’agibilità del Dipartimento e delle attività didattiche ed istituzionali, naturalmente per noi sarebbe un passo avanti”.
“Si valuteranno con Digos azioni idonee”
Se questo non dovesse avvenire, ha aggiunto il rettore, dopo averne discusso in Senato accademico, si valuterà con la Digos: “quali siano le azioni più idonee per riportare l’agibilità a Sociologia. Nessuno – ha specificato Deflorian – coinvolge le forze dell’ordine volentieri. Però noi abbiamo una responsabilità come istituzione pubblica, e non possiamo accettare che le proteste superino una certa soglia senza che ci sia un’azione, misurata e ponderata, ma un’azione, da parte nostra”.
Le ragioni dell’occupazione
Gli studenti universitari hanno occupato la facoltà di Sociologia dell’Università di Trento per manifestare solidarietà alla popolazione palestinese. “Come comunità accademica solidale alla popolazione palestinese stiamo occupando il Dipartimento di Sociologia per bloccare una quotidianità che nel suo scorrere regolare si rende complice del genocidio in corso in Palestina. Se la nostra normalità si fonda su violenza e complicità, sentiamo la necessità e ci prendiamo la responsabilità di bloccarla e costruire un’alternativa”, si legge in un comunicato diffuso dagli studenti. Ancora una volta al centro della protesta c’è soprattutto l’ateneo trentino, il quale, accusano gli studenti, “continua ad avere accordi e collaborazioni attive con gli atenei israeliani nei quali si produce un sapere che legittima e supporta concretamente il genocidio”.
Secondo gli studenti, l’Università di Trento “porta avanti campagne di facciata come quella dei ’50mila sudari per Gaza’ ma dall’altra stringe accordi con gli assassini del popolo palestinese”. Per questo, si chiede “una radicale ed effettiva condanna nei confronti di Israele ed un concreto supporto alla comunità palestinese”. In vista del Senato Accademico del 22 ottobre, gli studenti chiedono non solo di sospendere gli accordi con università e aziende israeliane, ma anche di creare accordi con le università palestinesi “per sostenere attivamente accademici e studenti provenienti da Gaza”.
Dure critiche da FdI
Sull’occupazione è intervenuto con una nota il parlamentare e coordinatore regionale di FdI, Alessandro Urzì: “Si sentivano orfani della guerra e oggi trovano il pretesto di protestare contro la pace. Provocatori di professione a cui le autorità universitarie hanno il dovere di reagire con gli strumenti che sono loro propri. Girarsi dall’altra significherebbe esserne complici. È alle autorità universitarie, al rettorato, che spetta il compito di richiedere l’intervento della forza pubblica di polizia e carabinieri per salvaguardare diritti costituzionali della parte sana di questo paese”.