Schützen su coltelli, non criminalizzare gli usi della vita quotidiana
Il Cai Alto Adige spera ora in una modifica del testo del Decreto sicurezza, che in questi giorni inizia il suo iter al Senato e il senatore Svp Meinhard Durnwalder ha già annunciato un suo intervento

Trento/Bolzano – Con “grande disappunto”, gli Schuetzen prendono atto delle notizie relative al nuovo decreto di sicurezza dello Stato, secondo cui sarà vietato portare anche i coltelli tascabili con lama superiore a cinque centimetri e meccanismo di blocco. “Per noi Schützen è chiaro: chi mette indiscriminatamente sotto accusa oggetti di uso quotidiano e tradizionali di questo tipo, esagera completamente – afferma il comandante Christoph Schmid – Molti Schützen indossano con il costume tradizionale un coltello ed una forchetta nei pantaloni di pelle. Non si tratta di armi, ma di elementi di una tradizione viva e di una cultura tramandata.

Chi vuole vietare o criminalizzare questo tipo di oggetti dimostra soprattutto una cosa: totale ignoranza nei confronti della nostra terra, della sua gente e delle sue tradizioni”. Per i cappelli piumati è “scandaloso che lo Stato non sia più in grado o non voglia più distinguere tra oggetti pericolosi e oggetti innocui di uso quotidiano o tradizionali”. “Con questa normativa – sostiene Schmid – non si prendono di mira i criminali, ma cittadini onesti, escursionisti, cacciatori, portatori di tradizioni e famiglie. Uno Stato che tratta i propri cittadini con tale eccessiva severità perde la loro fiducia e il loro rispetto”. Lo Schützenbund, conclude la nota, invita la politica altoatesina a”d impegnarsi con forza per l’abolizione di questo passaggio del tutto esagerato”.
Le critiche del Cai
Il divieto di coltelli pieghevoli con oltre cinque centimetri di lama, previsto dal Decreto sicurezza, riguarda anche escursionisti e fungaioli. Il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella, si dice “letteralmente sconcertato. Ancora una volta si decidono delle cose, senza saperle e senza ascoltare gli esperti”, commenta. Il divieto include, infatti, coltelli con un meccanismo di blocco della lama, con una punta acuta, che sono molto diffusi tra gli appassionati della montagna. Il divieto riguarderebbe anche i modelli un po’ più grandi dei famosissimi coltellini svizzeri.
Il presidente del Cai Alto Adige fa presente che con questo tipo di coltello si può tagliare in caso di bisogno un laccio, intervenire sulla ferita dopo un morso di una vipera oppure liberare un capriolo rimasto ingarbugliato in un filo di recinzione elettrica dei pascoli. Sono indispensabili per tagliare i funghi alla loro base per non danneggiare il micelio sotterraneo, che garantisce poi la ricrescita. “Di certo non me lo porto dietro in montagna per fare l’assassino”, ironizza.
L’avvocato Nicola Canestrini tranquillizza. “L’escursionista potrà invocare il giustificato motivo o chiedere l’archiviazione perché portare un coltello in montagna è fatto penalmente insignificante — e spesso l’esito sarà proprio quello. Ma nel frattempo: denuncia, iscrizione nel registro degli indagati, spese legali, tempo perso, frustrazione, sfiducia nella giustizia”. Secondo il legale, “è la solita logica del populismo penale: si legifera per titoli di giornale, non per risolvere problemi”.
Annunciati interventi politici
Zanella non mette in discussione un divieto di coltelli a scuola, però aggiunge che “ancora una volta il legislatore esagera, come è successo con l’obbligo di portare con sé la pala e l’Arva quando si va con le ciaspole. Per determinate gite e condizioni meteorologiche è semplicemente ridicolo metterli nello zaino, ma – in via teorica – potrei essere multato se non lo faccio”. Il Cai Alto Adige spera ora in una modifica del testo del Decreto sicurezza, che in questi giorni inizia il suo iter al Senato e il senatore Svp Meinhard Durnwalder ha già annunciato un suo intervento.