Cmcc, ultimi dati sul clima e sui rischi per l’industria del settore
Il futuro degli sport invernali sulle Alpi potrebbe essere senza neve, con oltre 9 milioni di euro di ricavi persi per gli operatori degli impianti sciistici nell’area che ospita le Olimpiadi Invernali 2026 Milano-Cortina, e in particolare della provincia di Belluno, entro il 2065. E’ quanto emerge da uno studio che ha coinvolto ricercatori del Cmcc (Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici) con gli ultimi dati sul clima e sui rischi per l’industria degli sport invernali alla vigilia delle Olimpiadi 2026 e nei decenni a venire

NordEst –L’area alpina in cui si svolgeranno le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 potrebbe registrare entro metà secolo (nel periodo 2036-2065) una riduzione del 37,9% dei giorni di produzione di neve e un calo del 9,5% dei giorni di copertura nevosa, in uno scenario di emissioni intermedio. In termini economici, la riduzione di neve potrebbe generare perdite di circa 3 milioni di euro nel periodo 2012-2041 e 9 fra il 2036 e il 2065. Studi preliminari, afferma il Cmcc, suggeriscono che questi dati potrebbero essere ancora più severi, aggiungendo ulteriori 3-5 gradi centigradi all’aumento medio delle temperature invernali alla luce dei recenti progressi nella ricerca climatica. “Ciò ha implicazioni profonde per decisori politici e pianificatori del settore, poiché gli sport invernali richiederanno investimenti e sforzi sempre maggiori per adattarsi ai cambiamenti climatici: lo sci – secondo i dati dello studio – si sposterà a quote più elevate, dove le condizioni sono più dure e difficili da gestire, e la neve artificiale diventerà sempre più diffusa, con un maggiore consumo di acqua ed energia”.