Primo Maggio in Trentino, Cgil Cisl Uil: “Rimettere al centro la dignità”, Acli: “Precarietà è strutturale”
Festa del Lavoro tra molte ombre in tutto il Triveneto. Secondo i dati Acli-Iref, la precarietà economica è ormai strutturale: il 23% dei lavoratori è costretto al pluri-impiego e il 10% è a rischio povertà, con gravi ricadute su salute e istruzione. Primo Maggio a Fornace: giovani Acli, arcivescovo Tisi e istituzioni uniti per un lavoro “umano, sostenibile e giusto”

Trento – Dignità del lavoro come filo rosso della Festa del Primo Maggio 2026, ma anche come obiettivo da perseguire con determinazione in un Trentino che ha livelli di disoccupazione tra i più bassi di sempre, ma anche salari sotto la media nazionale e tassi di precarietà elevata. Lo hanno ribadito anche da Lavis i tre segretari provinciali di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher in occasione della Festa delle lavoratrici e dei lavoratori.
Sullo sfondo la preoccupazione, condivisa, per gli scenari internazionali, la guerra, la crisi energetica, di cui pagano il conto più alto le popolazioni civili, ma anche le lavoratrici e i lavoratori. “Anche nel nostro piccolo Trentino subiamo gli effetti dell’instabilità del quadro internazionale e non possiamo non ricordare che questi effetti sono particolarmente pensanti per chi è più debole, più precario, più povero. Oggi è una giornata di festa, ma è anche l’occasione per ribadire anche oggi che di fronte ai conflitti non si deve fare ricorso all’arma della forza, come stiamo purtroppo vedendo, ma della diplomazia”, ha detto Andrea Grosselli, ricordando anche quanto stanno subendo in queste ore i volontari della Flotilla per mano di Israele “solo per portare aiuti dalla popolazione affamata ed esausta di Gaza”.
Di sicurezza sul lavoro, ma anche di giovani ha parlato Michele Bezzi, segretario della Cisl, indicando in queste questioni due delle priorità dell’azione sindacale perché il lavoro sia realmente dignitoso per tutte e tutti. “Il tema deve essere la buona occupazione, il lavoro di qualità che per molti giovani, molte donne non lo è. Non ci può essere un lavoro dignitoso fino a quando esiste il dramma delle morti sul lavoro. Anche lavorare in sicurezza è un diritto”, ha detto, sottolineando anche il valore della coesione sociale per costruire uno sviluppo equo e sostenile.
Walter Largher, segretario della Uil trentina, ha posto invece l’accento sull’importanza dell’unità sindacale come condizione utile e necessaria per migliorare le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori. “In tempi di forte contrapposizione l’unità è un valore che va rafforzato e perseguito con convinzione per contribuire in modo più incisivo al miglioramento delle condizioni di lavoro, ma anche alla crescita del Trentino in un’ottica di equità sociale”. In apertura il saluto del sindaco di Lavis, Luca Paolazzi, che ha sottolineato lo stretto legame tra qualità del lavoro e qualità della vita delle persone. Ad aprire le festa la corale Bella Ciao. Per tutto il pomeriggio e la sera musica dal vivo e intrattenimento per bambini.
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1 maggio: lavoro, pilastro di sviluppo e coesione
Il monito delle Acli

Le Acli Trentine hanno partecipato al 1° Maggio con una presenza diffusa dal Primiero alla Vallagarina, dalla Valle dei Laghi alla Val di Cembra, dalla Rotaliana alla Valle di Non, in luoghi significativi simbolo di un lavoro capace di generare economia di pace, inclusione, coesione sociale. Una Festa del Lavoro celebrata all’indomani della presentazione a Roma della ricerca Acli-Iref (Istituto di Ricerche Educative e Formative) che rilancia un allarme reso sempre più urgente dai numeri: in Italia il lavoro povero sta diventando strutturale e anche il ceto medio produttivo si è impoverito. Questo significa che per diverse fasce di lavoratori e lavoratrici a tempo pieno, l’obiettivo della stabilità economica rappresenta spesso un miraggio. Lo afferma l’indagine promossa dalle Acli nazionali attraverso lo studio dei redditi che rileviamo dalle circa 800.000 dichiarazioni dei redditi che il nostro CAF ACLI ha elaborato lo scorso anno.
Una difficoltà strutturale a migliorare la propria condizione che si accompagna a una diffusione significativa del lavoro multiplo: circa il 23% dei lavoratori ha più di un datore di lavoro, ma continua a percepire redditi inferiori rispetto ai lavoratori stabili, con un divario medio che supera i 10.000 euro annui. Nel corso delle diverse manifestazioni acliste è stato inoltre ricordato come, secondo i dati Istat, più di 10 lavoratori su 100 tra i 18 e i 64 anni sono a rischio povertà. Una condizione che si ripercuote sulla salute — con sempre più persone costrette a rinunciare alle cure e a un’alimentazione adeguata perché non possono permettersi la sanità privata — sull’accesso all’istruzione e sulla possibilità concreta di trovare un’abitazione.
Nel corso della giornata è stata inoltre ricordata l’importante che l’economia persegua il valore universale della pace e del superamento dei conflitti. Con la campagna Pace, Lavoro e Dignità — tre parole inseparabili — le Acli sostengono un lavoro equo, di qualità, capace di essere leva di autonomia e inclusione sociale, sufficiente a coprire il costo della vita aggravato dalle guerre in corso e dall’emergenza energetica.
“Serve un lavoro degno, non solo remunerato”, hanno ribadito i Presidenti di Circolo delle Acli intervenuti alle manifestazioni del Primo maggio. Una recente ricerca della Fondazione Nord Est dimostra che i 1.100 giovani trentini che ogni anno scelgono di andare all’estero non cercano anzitutto uno stipendio migliore, ma un ambiente lavorativo di qualità, un impiego coerente con i propri studi e una prospettiva reale di crescita. Un lavoro capace di generare coesione: il lavoro povero frena l’emancipazione e indebolisce la partecipazione alla vita comunitaria. Un lavoro che dà senso produce buone relazioni, favorisce la crescita umana, alimenta la speranza e il desiderio di futuro.
«A garantire un salario dignitoso contribuirebbero una tassazione progressiva e una lotta più efficace all’evasione fiscale, che in Italia costa ogni anno 70 miliardi di euro» ha affermato in proposito il Presidente delle Acli trentine Walter Nicoletti che ha poi aggiunto: «Risorse che potrebbero tradursi in una concreta detassazione dei redditi da lavoro. Ogni giorno in Italia si spendono 117 milioni di euro in armamenti. Complessivamente, il nostro Paese investe in armi 45,3 miliardi di euro ogni anno. Sono cifre a dir poco spaventose, se pensiamo che per un centro sanitario di 100 posti letto bastano dai 50 agli 80 milioni di euro. Questo significa che ogni giorno rinunciamo a ospedali, scuole, interventi di manutenzione e di messa in sicurezza del territorio, ad azioni in favore dei più deboli, delle lavoratrici e dei lavoratori. Le Acli, con Papa Leone, sono pertanto impegnate in un percorso di pace, di un’economia che deve guardare al futuro, ai diritti dei non ancora nati e dell’ambiente. È questo l’impegno che intendiamo perseguire anche in questa giornata particolarmente significativa per il mondo del lavoro», ha concluso Nicoletti intervenendo al Pian del Gac di Fornace alla manifestazione organizzata ogni anno dal Circolo Acli che ha visto la presenza dell’Arcivescovo di Trento Lauro Tisi che da alcuni anni ha deciso di condividere il 1° Maggio con le Acli.
