A Trento e Bolzano le cerimonie del giorno di Pasqua
“Il primo disarmo inizia sempre nei nostri pensieri e nelle nostre parole”, ha detto monsignor Muser, duro contro nazionalismo, violenza e remigrazione. Tisi in cattedrale: “Il Crocifisso Risorto non vince versando il sangue degli altri ma mette in gioco se stesso”

Trento/Bolzano – “In quest’ora drammatica della storia, la credibilità del Crocifisso Risorto è enorme. Viene conquistata a prezzo del suo proprio sangue e non versando il sangue degli altri, come cinicamente e tragicamente stanno facendo molti leader delle nazioni. Il Dio di Gesù ci mette la faccia, mette in gioco sé stesso, non gli altri: questa è la sua forza”. È il passaggio centrale dell’omelia pasquale dell’arcivescovo monsignor Lauro Tisi nel solenne pontificale in cattedrale a Trento. Commentando l’invito dell’apostolo Paolo – “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù” – l’Arcivescovo ha chiarito che la Risurrezione non è fuga dalla storia ma immersione nuova dentro la realtà: “La Risurrezione di Cristo racconta il valore inestimabile dell’umano, la sua altissima dignità, addirittura la possibilità di essere liberato dalla morte”. “Vivere da risorti – precisa don Lauro – non significa abdicare alla nostra umanità, ma osservarla con occhi nuovi, con lo sguardo di Dio consegnatoci da Gesù attraverso la sua vita e soprattutto il suo morire”.

La vita come servizio. Al centro della riflessione anche il servizio come stile di vita: “Dare alla vita la forma del servizio è la grande chance per impedire che essa diventi barbarie, violenza, disumanità”. L’Arcivescovo richiama infine l’immagine evangelica della corsa al sepolcro vuoto, segno della ricerca di senso che attraversa anche l’uomo contemporaneo: “A noi, corridori in cerca di vita, è offerta una tomba vuota”. Un segno che annuncia la vittoria definitiva sulla morte: “Pasqua – rileva monsignor Tisi – ti dà una meravigliosa notizia: nella storia umana manca un corpo, per pareggiare il conto degli uccisi”.
Nella Veglia il battesimo di nove adulti. Un segno di questa speranza si è reso visibile nella Veglia pasquale celebrata ieri sera in cattedrale, quando l’Arcivescovo ha amministrato i sacramenti dell’iniziazione cristiana a nove catecumeni adulti provenienti da diversi Paesi. “Le loro storie – ha sottolineato don Lauro – testimoniano che Cristo è davvero Risorto e ci precede nella Galilea del mondo e che il male lo vinci immettendo un di più di dono e di amore”. “Loro – ha aggiunto Tisi a proposito dei neo-battezzati – mi hanno raccontato con un entusiasmo travolgente che nel Risorto hanno trovato la Verità che non inganna, non bleffa, al contrario regala gioia e vita”.
Gremito di fedeli il Duomo di Bolzano

Il primo saluto di Cristo risorto è stato “La pace sia con tutti voi” e la pace è stata al centro della celebrazione della Pasqua nel Duomo di Bolzano col solenne pontificale trilingue del vescovo Ivo Muser. E la pace “non deve essere solo sperata, esortata e richiesta, ha detto monsignor Muser, ma deve essere voluta e messa in atto. Cercata, praticata e imparata”. Di qui, uno dei passaggi più diretti ai fedeli: “Il primo disarmo inizia sempre nei nostri pensieri e nelle nostre parole”. Dall’invito ad agire nel contesto privato, il messaggio del vescovo è passato all’attualità politica con la condanna delle guerre alle cui radici spesso c’è “il nazionalismo che arriva addirittura a sostituire la religione, l’odio, il disprezzo e l’arroganza bei confronti di altri popoli”. Dure anche le parole contro la remigrazione, definita “disumana e anticristiana”. La pace, ha concluso monsignor Muser, deve essere l’eredità che anziani e adulti consegnano a bambini e giovani affinché la trasformino in un bene comune.
Venezia, ‘a Pasqua il disarmato è più forte dell’armato’
“Pasqua è l’affermazione che il disarmato è più forte dell’armato, che il servo è più grande del padrone, che l’amore che si sacrifica è più potente della morte che distrugge. È la verità che ribalta il modo di vivere degli uomini: non conta quanto accumuli, ma quanto doni”. Lo ha affermato il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, nell’omelia alla messa di Pasqua, celebrata oggi nella Basilica di San Marco. “Se rimuoviamo la Pasqua – ha proseguito Moraglia – la fede cristiana diventa un codice morale noioso, un ‘politicamente corretto’ allineato ai canoni ermeneutici dell’epoca che si sta vivendo. E guardando a tanto del nostro oggi, viene da esclamare: che tristezza! Se la morte poi avesse l’ultima parola, allora la vita sarebbe un non senso. Ma Cristo è veramente risorto e la morte è stata sconfitta dal di dentro. La risurrezione dei morti non è una fiaba: è la logica conseguenza del fatto che l’Amore di Dio è onnipotente ed eterno ed è più forte della morte. Il Vangelo della Pasqua non si lascia condizionare dall’ordinario scorrere della storia e dei suoi avvenimenti. Gesù non è venuto a dire ciò che ci piace sentir dire, ma la Verità che rende liberi”. Il vescovo ha infine augurato “una Pasqua di pace per tutti, soprattutto dove si combattono le guerre, ad iniziare dall’Ucraina, dalla Terra Santa, dall’Iran”.