Si trova in carcere a Spini, presto sarà interrogato
Khalid Mamdouh, 41 anni, originario del Marocco, e residente da diversi anni in provincia di Trento, aveva anche frequentato una scuola professionale, indirizzo termodraulica. Sarebbero state le impronte digitali ad incastrare Khalid Mamdouh per l’omicidio di Mauro Sbetta, colpito a morte nella sua casa a Strigno, in Valsugana

Trento – L’uomo che gli inquirenti ritengono abbia ucciso Mauro Sbetta, il pensionato 68enne di Strigno (Trentino), nella notte tra sabato e domenica scorsa, si trova in carcere a Spini di Gardolo. Si tratta Khalid Mamdouh (nella foto social), 41 anni, originario del Marocco, e residente da diversi anni in provincia di Trento, dove aveva anche frequentato una scuola professionale, indirizzo termodraulica. I carabinieri lo hanno arrestato nella mattinata di sabato in una casa a Borgo Valsugana, sulla base di una serie di elementi emersi dalle testimonianze raccolte nel corso delle indagini: dalla visione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, dagli accertamenti sui tabulati telefonici e dalle analisi del Ris di Parma.

Sarebbero state le impronte digitali ad incastrare Khalid Mamdouh per l’omicidio di Mauro Sbetta, colpito a morte nella sua casa a Strigno, in Valsugana. Le impronte però sarebbero solo l’ultimo degli indizi di colpevolezza a carico del 40enne marocchino. A collocarlo sulla scena del crimine i messaggi, scambiati con Sbetta per incontrarsi proprio quella sera a casa, le celle telefoniche che lo collocavano nella zona, così come le immagini di alcune telecamere e le intercettazioni disposte dalla procura. Si attendono ancora i risultati delle analisi sul Dna ritrovato su alcuni bicchieri e bottiglie utilizzati per quella che sarebbe iniziata come una serata conviviale. Mamdouh è stato arrestato per il pericolo di fuga, “non c’entro niente” avrebbe detto ai carabinieri al momento del fermo:
Mentre si aspettano sempre i risultati dell’autopsia eseguita venerdì, lunedì dovrebbe svolgersi l’interrogatorio di garanzia del 40enne. Sbetta è morto in seguito alle molteplici ferite subito nel corso di una colluttazione della quale restano da stabilire le cause. Fondamentali nell’individuarlo l’analisi dei tabulati telefonici, i rilievi del Ris di Parma e le intercettazioni. Visti gli indizi il Pm ha disposto l’arresto che verrà convalidato nei prossimi giorni. Il 40 enne, con precedenti penali, è stato trasferito nel carcere di Spini. Gli è stato assegnato l’avvocato Luca Ciccarelli come difensore d’ufficio. In seguito agli accertamenti e all’autopsia eseguita venerdì, in una nota i carabinieri parlano di un “pestaggio che ne cagionava la morte per emorragia intracranica, avvenuto nella propria abitazione”.
L’autopsia e i primi risultati

Per i risultati completi dell’autopsia sul corpo di Mauro Sbetta (nella foto social), ci vorrà qualche giorno. Non è ancora chiaro, almeno al momento, che cosa abbia provocato le ferite, quelle mortali sono soprattutto alla testa e alla nuca, rinvenute sul corpo dell’uomo. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri del Ris di Parma per analizzare le numerose tracce ematiche isolate sul luogo del delitto.
Il corpo dell’uomo è stato trovato in soggiorno ed in camera da letto gli investigatori hanno trovato il vetro della porta finestra rotto. A chiamare i carabinieri – che indagano sulle frequentazioni di Mauro Sbetta, il quale viveva solo – è stato il cugino della vittima, Marco Sbetta, preoccupato perché non riusciva a mettersi in contatto con il congiunto da qualche giorno. I militari, coadiuvati dal Ris di Parma e coordinati dal pm Davide Ognibene, indagano a 360 gradi per ricostruire la morte violenta di Sbetta. Sbetta ha cercato di difendersi, nel corso di una probabile colluttazione con il suo assassino, prima di essere colpito a morte.