Celebrazioni a Trento e Bolzano nel giorno di Ognissanti

Vescovo Lauro Tisi: “La vita viene prima delle idee: ritroviamo la gioia di essere comunità”. Vescovo Ivo Muser: ““Queste festività richiamano al fondamento della speranza cristiana: nella vita e nella morte siamo nelle mani di Dio”. Defunti, la Messa dell’arcivescovo Tisi in memoria di tutti i caduti: “La guerra è dentro di noi, ma Cristo è la nostra pace”

Trento/Bolzano – Per la solennità di Tutti i Santi, l’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi ha presieduto nel pomeriggio la S. Messa al cimitero di Trento. Nell’omelia, monsignor Tisi ha lanciato un forte appello a riscoprire la gioia di sentirsi comunità, contro una cultura segnata dall’individualismo e dall’isolamento. “Abbiamo perso lo scudo della comunità – ha ricordato citando un recente editoriale – e siamo diventati monadi che si barcamenano per superare la giornata.” “Anche nella Chiesa – ha aggiunto don Lauro – il noi ecclesiale non pare arrecare gioia: prevale una ricerca solitaria di Dio. L’invocazione Padre nostro diventa spesso Padre mio.” Nel giorno del suo 63° compleanno, Tisi ha sottolineato come la festa di Tutti i Santi rappresenti un’occasione per “respirare la forza dirompente del camminare insieme” e per ritrovare “la bellezza di vivere con gli altri”. Il dolore per chi non c’è più, ha affermato, “dice più di ogni altro dato che il legame con l’altro è l’elemento decisivo della vita, al di là del nostro credere o meno. La vita viene sempre prima delle idee.”

Richiamando il Vangelo delle Beatitudini, l’Arcivescovo ha indicato in esse la via concreta per costruire comunità: “Non si tratta di formule o di norme etiche, ma di percorrere la via verso un’umanità con i connotati di Dio, toccabili nell’umanità di Gesù: nella povertà condivisa, nella giustizia, nella misericordia senza limiti.” “Chiediamo il dono di scomparire per far comparire l’altro – ha concluso l’Arcivescovo –. Da questa gioia nasce la mitezza, la pace, l’amore più forte della morte.” Domenica 2 novembre, commemorazione di tutti i defunti, l’Arcivescovo guiderà alle ore 11.00 la celebrazione eucaristica presso il sacrario militare del cimitero del capoluogo, in memoria dei caduti di tutte le guerre.

Vescovo Muser al cimitero: vita e morte al centro

Si è rinnovata sabato pomeriggio primo novembre nel cimitero di Bolzano, la grande partecipazione di fedeli alla commemorazione di tutti i defunti guidata dal vescovo Ivo Muser. Accompagnato da diversi sacerdoti, il vescovo ha portato parole di conforto alle persone riunite davanti alle tombe di famiglia: “Queste festività richiamano al fondamento della speranza cristiana: nella vita e nella morte siamo nelle mani di Dio”, ha detto il vescovo, che ha invitato a ricordare anche le vittime delle guerre, dell’odio, del terrorismo, del fanatismo, dei femminicidi, delle difficoltà della vita.

Nella festività di Ognissanti, in mattinata il vescovo Ivo Muser ha celebrato nella chiesa giubilare di Santa Croce a Lana e nel pomeriggio ha presieduto la tradizionale liturgia della Parola nel cimitero di Bolzano. Queste giornate dedicate ai santi e ai defunti, ha detto il vescovo davanti alla cappella funeraria a Oltrisarco, “richiamano al fondamento della speranza cristiana: nella vita e nella morte siamo nelle mani di Dio. Un cristianesimo secolarizzato, riferito solo a questo mondo, sarebbe una menzogna e un inganno e crollerebbe al più tardi davanti alle tombe dei nostri defunti e davanti alla nostra stessa tomba.”

Monsignor Muser ha preso spunto da due incontri avuti nei mesi scorsi con sconosciuti in treno e durante una passeggiata per specificare che “parlare della morte e della vita dopo la morte non è un tema marginale, non è qualcosa di aggiuntivo o secondario, ma il tema principale dell’annuncio cristiano. La questione della morte e della vita deve essere il fulcro dell’attività della Chiesa e deve rimanere tale. Questo è il motivo per cui la Chiesa deve sempre parlare della Pasqua in relazione a ciò in cui crede, ciò che annuncia, celebra e offre come questioni esistenziali e come aiuto per la vita.”

Nell’omelia il vescovo ha poi invitato i presenti a ricordare “non solo i nostri cari ma anche tutti coloro che hanno subito una morte atroce: tutti coloro che sono stati uccisi; coloro che si sono tolti la vita; tutte le vittime dell’odio, del terrorismo, del fanatismo, dei femminicidi e delle guerre; e non ci dimentichiamo delle migliaia di profughi che hanno perso la vita attraversando il deserto o il mare.” Nella relazione con gli altri il vescovo ha esortato a “non essere veloci nei nostri giudizi, superficiali, autoreferenziali e indifferenti” e ha rivolto una preghiera “per tutte le persone coinvolte e sofferenti nelle zone di conflitto, spesso dimenticate. La guerra non inizia sui campi di battaglia, ma sempre nei pensieri, nei sentimenti e nelle parole delle persone. Non esistono vittorie ottenute attraverso la guerra, il nazionalismo, il disprezzo di altri popoli, lingue e culture”, ha concluso Muser. Alla liturgia è seguita la benedizione delle tombe lungo il perimetro del cimitero.

Domenica 2 novembre, commemorazione dei defunti, il vescovo Muser celebra la Santa Messa alle 18 nel suo paese natale di Gais in val Pusteria.