Situazione complicata a causa delle condizioni meteo
In una nota della Farnesina si ricorda che le autorità locali hanno per ora confermato la morte di tre alpinisti italiani: Alessandro Caputo, Stefano Farronato e Paolo Cocco

In aggiornamento
NordEst (Adnkronos) – Il Console Generale d’Italia a Calcutta, competente per il Nepal, Riccardo Dalla Costa, è giunto a Kathmandu, dove proseguono le ricerche, per un coordinamento con le autorità nepalesi e i gruppi di ricerca, in raccordo con la Farnesina. Tempeste di neve e una valanga sulle vette himalayane del Nepal hanno ucciso 9 persone, tra cui 5 alpinisti italiani, avevano riferito le autorità. I decessi si sono verificati in due incidenti separati avvenuti da venerdì.
I decessi confermati
L’alpinista vicentino Stefano Farronato era originario di Cassola, ma molto legato anche al Primiero e al Trentino, dove ha abitato per un periodo. Secondo fonti vicine alla spedizione, prima di partire avrebbe detto che questa scalata l’avrebbe dedicata al papà, mancato la scorsa estate. “Il loro decesso è stato confermato martedì mattina dalle autorità locali – scrive la Farnesina in una nota – da venerdì 31 ottobre si erano persi i contatti, mentre erano impegnati nella scalata del picco Panbari. I connazionali erano stati sorpresi da forti nevicate al Campo 1 (5.000 metri). Altri connazionali risultano dispersi e le ricerche sono in corso”. L’allarme era stato lanciato dal capogruppo, Valter Pellino, rimasto al campo base.
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Il ritrovamento di Farronato e Caputo
Svanite le speranze per l’alpinista bassanese Stefano Farronato e per il suo compagno di spedizione Alessandro Caputo dispersi sul Panbari, in Nepal. I loro corpi sono stati rintracciati e recuperati dalle squadre di soccorso, sepolti dalla neve nei pressi del Campi 1. Ora verranno trasferiti nella capitale, a Katmandu in attesa di essere riportati in Italia. Particolarmente complessa l’operazione di ricerca e soccorso che ha coinvolto vari team di esperti, mettendo a dura prova le capacità degli elicotteristi e degli equipaggi che si sono alternati in quota. La macchina dei soccorsi, ha fatto sapere il Ministero degli Esteri, “si era immediatamente attivata anche con elicotteri che hanno sorvolato la zona. Le ricerche sono proseguite incessantemente sebbene ostacolate dalle difficili condizioni meteo”.

Il maltempo e l’emergenza

Una forte nevicata aveva isolato i due alpinisti a oltre 5.000 metri nel Campo 1 del monte Panbari Himal. Il Panbari è un colosso da 6.887 metri – quasi 7.000, da cui il nome della spedizione, ‘Panpari Q7’ – e non fa parte dei tradizionali percorsi escursionistici. La vetta era stata conquistata solo nel 2006, e secondo il Cai si tratta di una montagna “remota e poco frequentata, tra i distretti di Gorkha e Manang, in una regione isolata dove le comunicazioni sono difficili e i soccorsi devono affrontare dislivelli notevoli e condizioni ambientali severe”.
La spedizione era partita lo scorso 7 ottobre, e ne faceva parte anche un terzo alpinista, Valter Perlino, di Pinerolo. Perlino è salvo per miracolo: un infortunio lo aveva trattenuto al campo base, e aveva rinunciato alla scalata in vetta. È stato lui a dare l’allarme per i due compagni dispersi, prima di essere soccorso da un elicottero.
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Il servizio della redazione TGR Veneto
Due abruzzesi e un valdostano morti sul Dolma Khang
In un incidente separato, una valanga ha travolto un altro gruppo di alpinisti sul monte Dolma Khang, una vetta di 6.300 metri sempre al confine settentrionale del Nepal. Fra le sette vittime ci sono probabilmente tre italiani, che risultano scomparsi lunedì mattina. L’Everest Chronicle, citando una guida locale, li indica come Paolo Cocco, fotografo, che ha effettivamente annunciato sul suo Instagram una spedizione sul Dolma Khang ed è stato ritrovato morto martedì pomeriggio e Marco Di Marcello, biologo di 37 anni con doppia cittadinanza, italiana e canadese. I due, partiti insieme, sono abruzzesi. La loro spedizione era organizzata da Dreamers Destination Treks. Di Marcello è di Teramo. Cocco è stato vicesindaco di Fara San Martino.
Un altoatesino disperso
Un altro giornale del luogo, The Himalayan, cita un terzo italiano morto nella valanga sul Dolma Khang (a volte la località viene indicata anche come Yalung Ri, che è una montagna vicina). Markus Kirchler faceva parte di un’altra spedizione rispetto a Cocco e Di Marcello, organizzata dall’agenzia Wilderness Outdoors, ma i due gruppi stavano marciando insieme. Finora solo alcuni corpi sono stati recuperati dalla valanga. Gli altri potrebbero essere sepolti sotto due o tre metri di neve. Ci vorrà tempo per raggiungerli e gli elicotteri hanno potuto raggiungere la zona solo martedì.