Montagna e “senso del limite” al centro del Congresso a San Lorenzo Dorsino
“Il limite – conferma il presidente Cristian Ferrari – serve a tutelare l’ambiente ma anche le persone che in quell’ambiente vivono. Con limite intendiamo la capacità di carico della montagna. Non pensiamo a una chiusura all’accesso, ma a una regolamentazione”. Sat, Marchiori: “Una montagna abitata è una montagna viva”

San Lorenzo Dorsino (Trento) – Al centro del dibattito il “senso del limite” come scelta di qualità e chiave per una nuova relazione tra uomo e ambiente. Il 127° Congresso della SAT, dedicato alla capacità di carico turistica dei territori montani, si è tenuto oggi nella sua sessione finale a San Lorenzo Dorsino, mettendo al centro del dibattito il tema del “limite” come scelta di qualità e chiave per una nuova relazione tra uomo e ambiente. Dalla discussione congressuale sono emerse tre parole chiave – comunicazione, responsabilità e dialogo – che la SAT propone come cardini del proprio impegno futuro. Comunicazione, intesa come narrazione autentica e rispettosa della montagna, lontana da stereotipi e slogan promozionali, capace di restituire la complessità culturale e ambientale delle terre alte. Responsabilità, verso l’ambiente, le comunità locali e le generazioni future, nella consapevolezza che la montagna è bene comune e che la sua salvaguardia richiede comportamenti etici e condivisi. Dialogo, come pratica di confronto costruttivo tra istituzioni, operatori turistici, residenti e visitatori, per sviluppare progetti che favoriscano il radicamento, contrastino lo spopolamento e promuovano modelli di crescita coerenti con i principi di sostenibilità.

Il Congresso ha richiamato la necessità di una nuova alleanza tra uomo e natura, dove la misura del limite diventi il fondamento di un turismo lento, esperienziale e consapevole. Le montagne trentine, patrimonio di biodiversità e cultura, non possono essere ridotte a semplici “parchi gioco”, ma devono continuare a essere luoghi vivi, capaci di rigenerare l’animo umano e sostenere le comunità che le abitano. Il futuro delle terre alte passa attraverso tre azioni: condividere, diversificare e fermarsi. Ciò significa investire nelle aree interne, nelle relazioni umane, nel turismo responsabile e nella riconversione dei modelli di sviluppo oggi legati al consumo e alla stagionalità.
Il 127° Congresso della SAT si è quindi configurato non solo come momento di analisi, ma come laboratorio di responsabilità collettiva, volto a costruire una visione condivisa della montagna del futuro: una montagna che mantenga la propria identità, che viva di dialogo e solidarietà, e che continui a essere un luogo di libertà e consapevolezza. Nel suo intervento, il presidente Cristian Ferrari ha richiamato la responsabilità culturale e civile della SAT in questo scenario: “La SAT è nata per rendere accessibili le montagne, ma anche per insegnare il rispetto dei loro limiti”, ha affermato, sottolineando come la sfida di oggi sia quella di “trovare equilibrio tra fruizione e tutela, tra sviluppo e conservazione.” Ferrari ha ribadito che il valore del limite rappresenta oggi una prospettiva concreta di sostenibilità e di libertà: “La SAT non vuole chiudere la montagna, ma chiede rispetto per i luoghi, per le persone, per la convivenza. Il limite non è una rinuncia ma una scelta di qualità, significa saper governare la frequentazione, non subirla.”
Ferrari ha poi rilanciato il valore del turismo a passo d’uomo, un modello di fruizione più lento e consapevole, e ha richiamato il ruolo dei rifugi e dei bivacchi come “laboratori del limite, luoghi dove si misura ogni giorno l’equilibrio tra risorse e accoglienza.” Infine, un appello al futuro: “La tutela non può essere separata dalla vita delle comunità. Il territorio deve poter essere custodito, ma anche abitato e vissuto. L’Excelsior che ci accompagna da oltre un secolo non è un invito a salire senza misura, ma a crescere con consapevolezza. La montagna non si conquista: si rispetta, si ascolta, si vive.”
I lavori
Il Congresso ha preso il via sabato 18 ottobre con una giornata ricca di attività diffuse sul territorio. La mattinata si è aperta con “In falesia con le Guide Alpine”, esperienza di arrampicata accessibile e inclusiva riservata ai soci giovani e alle persone con disabilità, nella splendida cornice della Falesia Dimenticata di San Lorenzo in Banale. L’iniziativa, promossa dalla Commissione SAT “Montagna per Tutti”, ha offerto un messaggio concreto di apertura e partecipazione. A seguire, i soci SAT hanno potuto scegliere tra una visita con i Greeters, cittadini volontari ambasciatori del proprio territorio, o la visita alla Casa del Parco U.O.MO, che ha aperto eccezionalmente le porte con un percorso interattivo sul rapporto tra uomo e ambiente, curato dal Parco Naturale Adamello Brenta. Nel pomeriggio si è tenuta la cerimonia dei soci con 50 anni di tesseramento SAT, seguita dal concerto del Coro della SAT.
La giornata si è conclusa con la serata “Scarpéle”, che ha visto protagonista lo scrittore Marco Albino Ferrari con la presentazione del suo libro “La montagna che vogliamo. Un manifesto” (Einaudi, 2025) in un incontro moderato dalla giornalista Fausta Slanzi. “Le montagne italiane sono un pulviscolo di differenze – ha ricordato Marco Albino Ferrari –. È ora di dire forte e chiaro qual è la montagna che vogliamo.”
La giornata di domenica 19 ottobre si è aperta con la celebrazione della Santa Messa nella Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo, seguita dall’avvio dei lavori al Teatro Comunale. A portare i saluti istituzionali, Simone Marchiori, Assessore alle Politiche per la Casa, Patrimonio, Demanio e Promozione della Conoscenza dell’Autonomia della Provincia Autonoma di Trento: “La SAT è un presidio vivo di valori, conoscenza, cura e cultura del territorio, un lavoro silenzioso ma essenziale che custodisce da oltre un secolo l’anima del Trentino. La vera sfida è trovare equilibrio tra la vivibilità per chi in montagna abita e la qualità dell’esperienza per chi la visita.
Come nelle politiche per la casa, anche nel turismo serve garantire condizioni che permettano alle persone di restare nei territori, perché una montagna abitata è una montagna viva. Se perde i suoi abitanti, perde anche la propria identità: assicurare la possibilità di vivere e lavorare nei paesi di montagna è la prima forma di tutela ambientale e culturale. Promuovere l’autonomia significa promuovere la cultura della montagna, l’autogoverno e la responsabilità collettiva, formando visitatori consapevoli che comprendano la montagna come un ambiente vivo, con limiti da rispettare. Non è un prodotto da consumare, ma un’esperienza condivisa tra residenti e ospiti, capace di generare valore e lasciare un segno reciproco. La parola chiave dev’essere consapevolezza: del limite, del valore e della responsabilità che comporta vivere e frequentare la montagna”.
Ad intervenire in videomessaggio anche il Presidente del CAI nazionale, Antonio Montani: “Per impegni istituzionali non posso essere presente fisicamente ma ci tenevo a non mancare a questo importante appuntamento. Mi sono stati sottoposti i temi del vostro Congresso e le modalità con cui avete condotto il dibattito precongressuale. Credo davvero che la SAT rappresenti un esempio, ancora una volta, di serietà e
di metodo nel modo di impostare il lavoro. È chiaro che nessuno ha la ricetta in tasca, né la bacchetta magica per risolvere le molte problematiche che un certo tipo di turismo montano e alpino genera. Tuttavia, affrontare queste tematiche con serietà, con rigore scientifico, con l’amore per la montagna che tutti noi condividiamo, ma anche con l’attenzione dovuta alle persone che in montagna vivono tutto l’anno, è davvero il modo giusto di affrontare queste sfide.”
la Sindaca di San Lorenzo Dorsino, Ilaria Rigotti: “Siamo lieti di accogliervi nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta, ai piedi delle Dolomiti di Brenta, dove i nostri avi vivevano in equilibrio con la natura, tra pascoli, boschi e fatiche quotidiane. Essi rispettavano la montagna, consapevoli della fragilità dei suoi ecosistemi e dei limiti delle sue risorse. Oggi, invece, la montagna è spesso ridotta a meta turistica di massa, dove prevale il consumo rispetto alla cura. Le Dolomiti soffrono per l’eccesso di traffico, rumore e infrastrutture, e l’antico equilibrio tra uomo e ambiente si è incrinato. È necessario riscoprire il valore del silenzio, della lentezza e del rispetto, promuovendo un turismo sostenibile e responsabile. La SAT, con il suo impegno per la tutela ambientale e la cultura alpina, rappresenta un esempio concreto di questa visione.”
Gli approfondimenti
La parte centrale dei lavori è stata dedicata agli approfondimenti tematici. Bruno Zanon, della Commissione Storico-Culturale SAT, ha invitato a “definire i limiti da rispettare attraverso processi condivisi con le comunità locali”, osservando che la montagna sta vivendo “cambiamenti profondi, a causa della pressione sull’ecosistema, del cambiamento climatico e del successo quale destinazione turistica”.“Cresce il numero di frequentatori, talvolta non bene attrezzati culturalmente e materialmente, con punte di sovraffollamento e disagio in alcune aree”, ha sottolineato, aggiungendo che “il criterio della capacità di carico aiuta a impostare correttamente il problema dei limiti da rispettare.”
Marco Albino Ferrari, del Club Alpino Accademico Italiano, ha tracciato “una cartolina dal 2025”: “I numeri del turismo montano sono in continua crescita, ma accanto a luoghi sempre più affollati si registrano ampie zone appartate e ignorate. Alpi e Appennini si trovano a un bivio: da una parte il modello turistico dei decenni scorsi, dimentico del riscaldamento climatico; dall’altra, la possibilità di mettere in atto nuove strategie capaci di attrarre un turismo più consapevole e nuovi abitanti stabili. Le nostre montagne diventano così una spia del futuro, anche oltre la montagna stessa.”
Cristian Olivo, direttore dell’Alpenverein Südtirol, ha richiamato l’urgenza di “passare dal turismo di massa al turismo di massa critica, fondato su rispetto, consapevolezza e limite”, denunciando la trasformazione delle Alpi in un “consumo visivo” e invitando a “dire no al sovrasviluppo e sì a una montagna viva e curata.” Chiara Fedrigotti, Presidente della Commissione Tutela Ambiente Montano SAT, ha ricordato che “l’umanità sta operando ben al di là dei limiti entro i quali la stabilità e la resilienza del nostro pianeta sono garantiti”, sottolineando “l’urgenza di un’inversione di rotta e di una profonda conversione di valori su cui basare il nostro agire come comunità umana.”
La seconda parte dei lavori è stata dedicata agli interventi delle sezioni e al confronto sulle sfide future: la gestione dei rifugi, la sicurezza, la manutenzione dei sentieri e la valorizzazione del volontariato come presidio del territorio. Valeria Rigotti, della Sezione SAT di San Lorenzo in Banale, sezione organizzatrice del Congresso, ha ricordato il precedente congresso SAT del 1967 e dato lettura delle tesi congressuali. Il Congresso si è chiuso in un clima di partecipazione e consapevolezza, confermando la SAT come voce autorevole della montagna trentina, promotrice di un modello di sviluppo sobrio, equo e sostenibile. Un’associazione che guarda avanti nel segno della responsabilità, dell’equilibrio e della comunità.