La fotografia dell’Istat, popolazione in calo sotto i 59 milioni
Ancora una volta la popolazione non arriva a toccare i 59 milioni di individui, fermandosi a poco più di 58 milioni e 900mila unità. Da Trento, nuovo incentivo per invertire la tendenza

NordEst – Un intervento strutturale a sostegno della natalità accompagnato da un incentivo mirato all’attivazione al lavoro delle madri. Questi i capisaldi del nuovo assegno di natalità per il terzo figlio, misura attiva dal 1 gennaio 2026 che rafforza le politiche provinciali di contrasto alla denatalità e di sostegno ai nuclei familiari, approvata dalla Giunta provinciale trentina. “Si tratta di un investimento importante sulla famiglia e su chi intende allargarla, ma talvolta è frenato da impedimenti anche di natura economica – sottolinea il vicepresidente e assessore provinciale allo sviluppo economico, lavoro, famiglia, università e ricerca Achille Spinelli –. Un sostegno che accompagna i nuclei familiari per dieci anni ed è previsto anche in caso di adozione. Una misura nuova, che guarda al futuro e anche alla sostenibilità demografica del territorio, e che introduce, in modo innovativo, anche un’attenzione specifica all’attivazione lavorativa delle donne”.
Accanto a una quota fissa, l’assegno prevede infatti una componente premiale legata al rientro o al mantenimento nel mercato del lavoro delle madri. “A partire dal terzo anno di vita del terzo figlio – aggiunge Spinelli – è previsto un sostegno aggiuntivo per le madri che rientrano al lavoro o avviano una nuova attività, anche autonoma. È una scelta che tiene insieme sostegno alla natalità, occupazione femminile e attrattività del territorio”.
La misura
. La misura è destinata ai nuclei familiari residenti in provincia di Trento nei quali, a partire dal 1° gennaio 2026, nasce o viene adottato un terzo figlio. L’assegno è riconosciuto per un periodo massimo di dieci anni dalla nascita o dall’adozione del terzo figlio. Prevede una quota fissa differenziata in base alla condizione economico-patrimoniale del nucleo familiare, determinata attraverso l’indicatore ICEF Famiglia.
Sono previste tre fasce:
- per i nuclei con ICEF fino a 0,40, l’importo massimo riconosciuto è pari a 48.000 euro, erogati in quote mensili da 400 euro fino al compimento del decimo anno di età del bambino;
- per i nuclei con ICEF superiore a 0,40 e fino a 0,70, l’importo massimo è di 30.000 euro, con un’erogazione mensile di 250 euro;
- per i nuclei con ICEF superiore a 0,70 o in assenza di attestazione ICEF, l’importo massimo previsto è anch’esso di 30.000 euro, con quote mensili da 250 euro.
La domanda della quota fissa dell’assegno di natalità deve essere presentata dalla madre, esercente la potestà genitoriale, entro 90 giorni dalla nascita o adozione del figlio tramite degli enti di patronato presenti sul territorio provinciale. Il possesso delle condizioni e dei requisiti di accesso alla misura sono dichiarati nella domanda come sussistenti alla data di nascita.
Accanto alla quota fissa è prevista una quota premiale, pari a 200 euro mensili, destinata alle madri che, a partire dal terzo anno di vita del terzo figlio, rientrano o permangono nel mercato del lavoro, anche avviando un’attività autonoma. La quota premiale è riconosciuta annualmente alla richiedente, sino al decimo anno di età del terzo figlio, che in sede di domanda dimostri di aver lavorato almeno 180 giorni nell’anno precedente alla data della domanda, anche non continuativi. La prima domanda per l’accesso alla quota premiale dell’assegno di natalità è presentata tramite degli enti di patronato presenti sul territorio provinciale.
Requisiti e criteri principali . L’assegno è destinato ai nuclei familiari residenti in provincia di Trento nei quali, a partire dal 1° gennaio 2026, nasce o viene adottato un terzo figlio. Tra i requisiti principali per l’accesso alla misura, oltre alla residenza sul territorio provinciale, vi sono l’appartenenza allo stesso nucleo familiare della madre e dei figli e una precedente attività lavorativa della madre, che deve risultare occupata al momento della nascita o dell’adozione, oppure aver versato contributi previdenziali per almeno dodici mesi negli ultimi cinque anni. La gestione e l’erogazione dell’assegno sono affidate all’Agenzia provinciale per l’assistenza e la previdenza integrativa.
La situazione italiana
Al 31 dicembre 2024 la popolazione abitualmente dimorante in Italia conta 58.943.464 individui. Rispetto alla stessa data del 2023 si osserva un lieve decremento di 27.766 unità, pari a -0,5 per mille. Il calo di popolazione su base nazionale riflette dinamiche territoriali non omogenee, che vedono decrementi relativi più intensi nel Sud (-2,5 per mille) e nelle Isole (-2,8 per mille) e una diminuzione più lieve al Centro (-1,0 per mille). Al contrario, nel Nord-ovest e nel Nord-est si osservano incrementi (rispettivamente +1,4 e +1,2 per mille).
Tra le regioni, si registrano variazioni negative della popolazione in tutte quelle del Mezzogiorno (con un picco di -6,1 per mille in Basilicata) e del Centro (-1,9 per mille in Umbria). Nel Nord, invece, fatta eccezione per la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (-2,8 per mille) e per il Friuli-Venezia Giulia (-1,1 per mille), la popolazione cresce in tutte le regioni, con un massimo del +4,0 per mille nella Provincia autonoma di Bolzano/Bozen.
La dinamica positiva della popolazione straniera concorre a contenere la flessione della popolazione a livello nazionale e a sostenere la lieve crescita riscontrata nel Nord. Infatti, al 31 dicembre 2024, gli stranieri residenti ammontano a 5.371.251 individui (+22,4 per mille rispetto al 2023) e la loro incidenza sul totale della popolazione residente raggiunge il 9,1% (era pari all’8,9% nel 2023). Su quasi 59 milioni di residenti, poi, poco più della metà, il 51%, sono donne, con un rapporto di 96 uomini ogni 100 di sesso femminile. Un dato che cresce con l’avanzare dell’età. Tra gli ultracentenari – che in totale rappresentano il 4,1% della popolazione – le donne sono addirittura l’82,4%.
Per quanto riguarda quindi i ‘grandi anziani’, anche loro sono in aumento: gli over 85 sono ben 2 milioni e 410mila, +90mila in un anno, a fronte di un calo dei giovani. Se si confronta il numero degli over65 – anche questo in crescita – con quello di chi non ha compiuto nemmeno sei anni, nel 2024 si contano per ogni bambino sei anziani: dato che nel 2011 era di 3,8. L’indice di vecchiaia, che misura il numero di persone con più di 65 anni ogni 100 giovani tra lo 0 e i 14 anni, passa così dal 200% nel 2023 al 208% nel 2024. I dati trovano riscontro anche con quelli diffusi dall’Istat già a ottobre scorso sulla natalità e sulla fecondità che tocca il suo minimo storico con un numero medio di figli per donna che passa da 1,20 del 2023 a 1,18.
I nati residenti in Italia nel 2024 non arrivano così nemmeno a 370mila, meno 10mila unità rispetto all’anno precedente. Una diminuzione che, secondo l’Istat, è quasi completamente attribuibile al calo delle nascite da coppie di genitori entrambi italiani (-3,3%), che costituiscono l’78,2% delle nascite totali. Ma in un’Italia senza figli aumentano le coppie che hanno almeno un animale domestico. Nel 2024 sono circa 10 milioni le famiglie che ne hanno almeno uno, pari al 37,7% del totale. Per quanto riguarda gli amici a quattro zampe più tradizionali – o i più presenti tra i circa 25 milioni 500mila di animali domestici in totale – il 22,1% delle famiglie ha almeno un cane, il 17,4% un gatto. E aumenta poi di 10 punti percentuali la quota di coppie senza figli con membri sotto i 65 anni che hanno almeno un animale domestico. A diminuire nel 2024 non sono però soltanto le nascite: il tasso di mortalità scende infatti dall’11,4 all’11,1 per mille, con un calo dei decessi – oltre 650mila in totale – rispetto al 2023 del 2,7%. Un numero che ritorna quindi ai livelli precedenti la pandemia. E con un’età media della popolazione pari a 46,9 anni, la fotografia dell’Italia ancora una volta è quella di un Paese sempre più anziano e sempre meno affollato, soprattutto da bambini. Ma con una novità: le case degli italiani si riempiono di animali domestici. Periodo di riferimento: Anno 2024 – Testo integrale (.pdf, 819 Kb) – Nota tecnica (.pdf, 1.05 MB).