Quel giorno del 1945 l’esercito sovietico entrò nel campo di concentramento di Auschwitz
Molte le iniziative in tutto il NordEst da Trento a Bolzano, Venezia e Trieste. Giornata della Memoria: a Trento e Rovereto: riflessione e partecipazione. A Padova una pietra d’inciampo in memoria dell’universitario Leopold Götz. A Treviso la consegna delle medaglie ai familiari degli internati nei lager. Venezia lo fa dal Ghetto. Risiera di san Sabba, a Trieste cortile quasi vuoto nel Giorno della Memoria

NordEst – “Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale – ha ricordato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza, per chi coltiva ideologie di oppressione, di sopraffazione, per chi coltiva odio. Far memoria della Shoah oggi, ricordare quegli orrori indicibili e le vittime innocenti, non è soltanto un dovere: significa rinnovare con forza il nostro patto civile che si fonda su fratellanza, rispetto, convivenza; significa ribadire con fermezza che non permetteremo mai più che indifferenza, paura, complicità possano aprire nuovamente le porte a quello o ad altro abisso. Questa cerimonia è l’occasione per esprimere, con orgoglio e con responsabilità, il patriottismo italiano e repubblicano che ci rende custodi, in ogni circostanza e in ogni momento, della dignità, unica, incancellabile e inalienabile, della persona umana. Custodi della democrazia”.
Il “Giorno della Memoria”
Istituito in Italia con la legge 211 del 20 luglio 2000, viene celebrato per ricordare il 27 gennaio 1945, giorno in cui l’esercito sovietico entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, scoprendone e rivelandone al mondo l’orrore. Viene celebrato per ricordare la Shoah, lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani deportati nei campi di concentramento, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati (così recita l’articolo 1 della legge).
Quanti sono i sopravvissuti all’Olocausto ancora in vita?
Per ragioni anagrafiche i testimoni dell’indicibile sono ormai davvero pochi. C’è chi ha fatto della testimonianza del campo di sterminio una missione di vita, uno sforzo immane da dedicare a chi non è sopravvissuto, documentando pubblicamente quell’esperienza, riprovando il dolore altre mille volte e poi c’è chi ha cercato di sopravvivere in silenzio. Non è semplice per questo tenere conto di chi in Italia uscì vivo da Auschwitz-Birkenau e dalle altre camere della morte per il più folle dei progetti: lo sterminio di una ‘razza’ e di chi era diverso – gli omosessuali, i disabili, i rom – e degli oppositori politici.
Il 27 gennaio, il Giorno della Memoria, questa straziante condizione di sopravvissuti all’Olocausto spinge ad un conto di chi c’è ancora. In Italia, accanto a persone instancabili in prima linea come la senatrice a vita Liliana Segre (classe 1930) superstite di Auschwitz in cui entro all’età di tredici anni nel gennaio 1944, Sami Modiano (1930), sopravvissuto al campo di sterminio di Birkenau, e Edith Bruck (1931), ebrea ungherese deportata nel 44 ad Auschwitz, sopravvissuta a sei diversi lager ci sono pochi altri ed è giusto parlare anche di loro. Poi resteranno i libri, gli archivi, i documentari, le testimonianze registrate, le testimonianze di nipoti e pronipoti in una sorta di passaggio di consegne anche generazionale.
Secondo l’analisi dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane e dello scrittore e storico Marcello Pezzetti, che cura il museo di Roma, gli ebrei sopravvissuti sono ormai appena una decina. A loro si aggiungono i pochissimi sopravvissuti ex deportati non ebrei, come ricorda Dario Venegoni presidente dell’ANED Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti all’interno della quale c’è la Fondazione Memoria della Deportazione, con sede a Milano in via Dogana 3, nei locali provenienti dalla donazione della famiglia dell’ex deportato a Mauthausen Aldo Ravelli.
Altra memoria decisiva è nella Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea CDEC Onlus che ha schede dettagliate per gli ebrei, una delle fonti italiane. All’estero c’è tra le le altre la Shoah Foundation, supportata da Steven Spielberg. Secondo quest’ultima nel mondo vivono circa 200mila sopravvissuti all’Olocausto, la maggior parte dei quali ha un’età compresa tra gli 80 e i 90 anni. “Il mondo ha bisogno di ascoltare le loro storie adesso. Ecco perché abbiamo accelerato uno sforzo urgente per raccogliere quante più testimonianze possibili prima che gli ultimi sopravvissuti all’Olocausto ci lascino”, scrive la USC Shoah Foundation attiva dal 1994.
Alcuni sopravvissuti ancora in vita: tra gli ultimi testimoni sopravvissuti, c’è Oleg Mandić, classe 1933, l’ultimo bambino sopravvissuto al lager nazista di Auschwitz, istriano , arrestato nel 1944 a 11 anni con la mamma e la nonna e spedito come prigioniero politico ad Auschwitz, da cui fu l’ultimo detenuto a uscire vivo. Avvocato e giornalista, ha diffuso nelle scuole e nella società civile in tutta Europa la propria esperienza nel campo di sterminio e si batte per la salvaguardia di questa memoria.
E poi Tatiana, classe 1937 e Andra Bucci, classe 1939, sorelle sopravvissute ad Auschwitz, fiumane, di origine ebraica, sono tra le ultime testimoni dirette della Shoah vissuta da bambine, deportate nel campo di concentramento nazista quando avevano 4 e 6 anni. Per un errore di valutazione del tristemente famoso Josef Mengele, che le scambiò per gemelle, le sorelle Bucci furono risparmiate dalla camera a gas, destino riservato alla maggior parte dei bambini deportati ad Auschwitz. Dei 776 bimbi italiani arrivati in quel lager, solo 25 sopravvissero, tra loro Tatiana e Andra Bucci ancora oggi in vita. Ha superato i 101 anni Goti Herskovits Bauer, classe 1924, una delle ultime testimoni della Shoah ancora in vita. Nata nella cittadina cecoslovacca di Berehove, cresciuta a Fiume, è sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau e Theresienstadt, amica di Liliana Segre, vive da tempo a Milano ed è stata una delle prime testimoni a rompere il silenzio.
Le ultime voci in Italia
Ecco 14 nomi, di ultime voci in Italia in un elenco ‘parziale’:
SAMI MODIANO, 94 anni (da Rodi a Birkenau all’età di 13 anni. La sua storia è nel libro di Walter Veltroni, Tana libera tutti);
EDITH BRUCK, 93 anni (scrittrice, regista di origine ungherese, deportata a 13 anni prima ad Auschwitz e poi in altri campi di sterminio: Dachau, Christianstadt, infine Bergen Belsen);
LILIANA SEGRE, 94 anni (senatrice a vita costretta a vivere sotto scorta per le minacce razziste, numero di matricola 75190, dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati ad Auschwitz, fu tra i 25 sopravvissuti di allora);
STELLA LEVI, come Sami Mondiano della comunità italiana a Rodi, sopravvissuta ad Auschwitz, 101 anni;
ALBERTO ISRAEL, anche lui da Rodi, deportato ad Auschwitz, 97 anni;
Le sorelle di Fiume ANDRA E TATIANA BUCCI, rispettivamente 85 e 87 anni, testimoni dell’orrore più assurdo, quello degli esperimenti di Mengele;
ARIANNA SZÖRÉNYI, 91 anni anche lei di Fiume (numero di matricola 89219, portata ad Auschwitz e poi a Bergen Belsen dalla Risiera di San Sabba ad appena 11 come racconta nel libro Una bambina ad Auschwitz, Mursia);
GOTI BAUER, 100 anni (nome di nascita Agata Herskovitz , nata in Cecoslovacchia, detenuta a Fossoli, poi deportata ad Auschwitz-Birkenau. Matricola A-5372, è da quasi 30 anni infaticabile testimone della Shoah con gli studenti di Milano dove risiede);
GILBERTO SALMONI, 97 anni, presidente onorario di Aned Genova, attivo testimone, ebreo ma deportato all’età di 16 anni a Buchenwald, come cattolico e con il triangolo rosso dei dissidenti politici;
STELLA DANA, milanese, 97 anni, deportata nel campo di concentramento di Bergen Belsen;
HANNA KLUGER WEISS, nata a Fiume, 96 anni, scrittrice, amica di Goti Bauer, vive in Israele dove dirige un piccolo museo della Shoah. E poi ancora MIRELLA STANZIONE, 98 anni a marzo, famiglia antifascista deportata a Ravensbruck. Ebrea sefardita di origine turca ma nata e cresciuta a Milano, pediatra, moglie dell’oncologo Umberto Veronesi, ha oggi 93 anni ed una storia incredibile SULTANA RAZON VERONESI, da bambina sopravvissuta a due campi in Italia e poi a Bergen Belsen, dal 2013 condivide un percorso di memorie con gli studenti .