UNAIDS: “Dramma risorse, la comunità internazionale reagisca”

In primo piano, il fenomeno delle diagnosi tardive: anche nel 2024 ben il 60% di chi ha ricevuto una diagnosi di HIV è arrivato al test perché manifestava già sintomi e patologie. Insufficiente risulta anche l’offerta di Test mentre resta forte lo stigma che continua a gravare su chi vive con l’HIV causando gravi discriminazioni e allontanando le persone dai servizi pubblici

NordEst – UNAIDS, il programma ONU che coordina le politiche globali di risposta all’HIV/AIDS, fa riferimento al drastico taglio degli aiuti internazionali operato dall’amministrazione USA ma anche alla svolta oscurantista di regimi e governi sempre più illiberali. L’impatto dei tagli voluti da Trump e l’ondata di politiche criminalizzanti, analizzati nel rapporto elaborato da UNAIDS proprio in occasione della WAD 2025 (World AIDS Day), fanno temere uno scenario catastrofico. Per questo, UNAIDS invita la comunità internazionale a reagire per colmare il divario finanziario e a sostenere con maggiore forza ONG e communities impegnate sul campo.

La LILA non può che condividere l’appello di UNAIDS: uno scatto in avanti è necessario anche da parte dell’Italia che deve mettere in campo più risorse per sostenere i necessari interventi di salute pubblica nel nostro paese ma anche per il supporto alla cooperazione internazionale. Il diritto alla salute non può che essere universale e per tutti e tutte.Lo scenario italiano, i dati del COA/ISS: troppe sette nuove diagnosi al giorno.

La situazione italiana, evidenziata dai dati del COA-ISS, Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità, appena pubblicati, delinea un quadro epidemico sotto controllo ma anche il permanere di criticità importanti sulle quali si fatica ad intervenire e che stanno compromettendo il raggiungimento degli obiettivi di salute dell’Agenda ONU 2030 da parte del nostro paese.

“Diagnosi HIV sempre più tardive”

In primo piano c’è sicuramente il fenomeno delle diagnosi tardive: anche nel 2024 ben il 60% di chi ha ricevuto una diagnosi di HIV è arrivato al test perché manifestava già sintomi e patologie correlate all’AIDS, il che accade quando il test viene effettuato dopo anni dall’avvenuta infezione. La LILA denuncia ormai da molto tempo la portata drammatica di questo fenomeno, particolarmente preoccupante nella popolazione anziana. Non è accettabile che nel 2025 ci si continui ad ammalare per patologie correlate all’AIDS, quando esistono terapie antiretrovirali in grado di fermare l’evolversi dell’infezione e di rendere il virus non trasmissibile, perfino in caso di mancato uso del profilattico, come certificato dall’evidenza scientifica U=U, Undetectable equals Untrasmittable.

I nuovi casi

Nel 2024 il rialzo dell’ultimo triennio si è assestato intorno ai livelli dell’anno precedente: 2.379 nuove diagnosi di HIV che arriveranno a 2500 con i ritardi di notifica. Si tratta di sette nuovi casi segnalati al giorno che potrebbero essere evitati. Questo livello, inoltre, pur non essendo alto, non è in linea con la decrescita attesa e, senza una svolta decisa, sarà difficile per l’Italia raggiungere alcuni dei più importanti obiettivi di salute indicati dall’ONU entro il 2030: zero nuove infezioni, zero stigma, zero decessi per AIDS.

LILA Report 2025: prevenzione e diritti al palo

Diagnosi tardive e mancata decrescita delle infezioni evidenziano un problema di fondo: una percezione del rischio errata e confusa in tutte le fasce d’età, comprese quelle adulte, frutto della storica assenza di programmi di prevenzione e informazione efficaci e scientificamente corretti ma anche dello scarso investimento nei servizi per la salute sessuale. I dati che arrivano dai servizi, raccolti nel LILAReport 2025, segnalano che le persone, generalmente, non conoscono le vie di trasmissione del virus, non conoscono la Profilassi pre-Esposizione (PrEP) e la Profilassi post-Esposizione (PpE) e restano legate a convinzioni errate su presunte categorie a rischioBassa risulta la propensione all’uso del profilattico: tra le e gli studenti del progetto EDUCAIDS di LILA Cagliari il 70% ha risposto di non usarlo con costanza o di non usarlo mai; alte percentuali anche tra gli adulti che si sono rivolti ai servizi di testing. Insufficiente risulta anche l’offerta di Test mentre resta forte lo stigma che continua a gravare su chi vive con l’HIV causando gravi discriminazioni e allontanando le persone dai servizi pubblici per il test e per la salute sessuale.

Le iniziative LILA per il 1° dicembre

Iniziate lo scorso weekend, le iniziative organizzate in diverse città italiane dalle sedi LILA proseguiranno fino al 6 dicembre, con appuntamenti dedicati a prevenzione, testing, diritti, per ribadire i danni causati dallo stigma e i valori della solidarietà come premessa indispensabile per ogni seria politica di salute pubblica.

La LILA partecipa e sostiene con le altre communities anche la Campagna d’informazione “HIVup! Conosci, Previeni-Agisci” (diffusa su Facebook e Instagram), iniziativa di sensibilizzazione rivolta alla popolazione generale sulla prevenzione dell’HIV, sulle opportunità di trattamento e sull’accesso precoce alle terapie delle persone che vivono con HIV.