Fondi di confine, Fratelli d’Italia al cantiere Pala rossa: botta e risposta con Degasperi (Onda)
Conferenza stampa nei pressi del cantiere della galleria Pala rossa a Lamon, che avanza mese dopo mese, nonostante alcuni ritardi nello scavo, dovuti al terreno

NordEst – In piena campagna elettorale per le regionali in Veneto (23 e 24 novembre 2025), lunedì mattina si sono incontrati presso il cantiere del tunnel della Pala Rossa (SS50 del Grappa e del Passo Rolle) i candidati di Fratelli d’Italia della provincia di Belluno alle prossime elezioni regionali Dario Bond, Silvia Calligaro, Massimo Bortoluzzi, Milena De Zanet e Alessandro Farina e il coordinatore regionale di FdI del Trentino Alto Adige On. Alessandro Urzì assieme all’assessore della Provincia autonoma di Trento Francesca Gerosa. Nei giorni scorsi c’era stato un incontro dell’intero gruppo regionale del partito di Giorgia Meloni a Bolzano e Trento (con Marco Galateo, Anna Scarafoni e Daniele Biada) nel la quale era stato ribadito il fermo convincimento di proseguire con l’esperienza maturata. Ed oggi questo è stato annunciato.
Focus sui fondi per i comuni di confine
“Con questi investimenti – hanno ribadito gli esponenti del partito della premier Giorgia Meloni – é stato possibile realizzare progetti in termini culturali ma anche infrastrutturali e sportivi. Ora la concentrazione é anche sugli investimenti per grandi opere capaci di risultare utili ed interessanti per le popolazioni al di qua e al di là dei confini regionali. Ecco la ragione dell’appuntamento, dato in corrispondenza del cantiere per il tunnel della Pala rossa che infatti collegherà il feltrino con il Primiero, quindi Veneto e Trentino Alto Adige”.
L’On. Alessandro Urzì ha riconosciuto come attuale il tema dell’adeguamento dei fondi alle esigenze dei territori, anche per recuperare la perdita di potere di acquisto rispetto al 2010 anche in considerazione dell’interesse dell’intero territorio regionale trentino e altoatesino per molti progetti di sviluppo sostenuti dal fondo Odi.
L’assessore provinciale trentina Francesca Gerosa ha rilevato come sia interesse delle comunità sviluppare le forme di collaborazione nelle aree di confine, per armonizzare servizi di interesse comune e che in questo senso si potrà proseguire anche nel prossimo futuro, impegnandosi per un aggiornamento delle intese che sono alla base della costituzione del fondo.
L’On. Dario Bond che del fondo è Presidente ha citato fra gli altri l’esempio dell’ospedale di Feltre, inserito nel territorio bellunese ed al servizio primario di questo ma divenuto per la sua eccellenza punto di riferimento anche per le popolazioni di prossimità del Trentino, dalla bassa Valsugana al Primiero.
Sull’attualizzazione del fondo ci sarà la grande sfida del prossimo futuro per cui Fratelli D’Italia ha garantito il proprio impegno al fine di promuovere un confronto fra i soggetti che lo garantiscono, le province autonome, la regione Veneto, la regione Lombardia, i ministeri per gli affari regionali e il ministero delle finanze.
È stata infine richiamata l’esigenza di ancorare la programmazione al principio del risultato, come previsto dal nuovo Codice degli Appalti, per assicurare opere di qualità nei tempi previsti. L’impegno condiviso è quello di rafforzare la collaborazione tra Veneto e Province Autonome, in un’ottica di responsabilità istituzionale. Il coordinamento tra i diversi strumenti di finanziamento e una visione di lungo periodo sono fondamentali per trasformare le montagne da barriere a ponti di unione e crescita.
Nati nel 2010, istituiti in finanziaria dello Stato, alimentati da 40 milioni per ogni provincia autonoma all’anno, i fondi per i comuni di confine, sono serviti a sviluppare progetti di consolidamento delle economie nel bellunese, nel vicentino e nella fascia lombarda fra il bresciano e Sondrio. Esempi concreti sono il cantiere della galleria Pala rossa a lamon, ma anche interventi sull’ospedale di Lamon ma anche sul polo di Feltre nel Bellunese, solo per citarne alcuni.
Degasperi (Onda): “Il fondo comuni di confine dellaiano è già sufficientemente capiente”

“Ascoltiamo con sconcerto le parole spese dall’assessora Gerosa – replica a streto giro di social, il consigliere regionale trentino Filippo Degasperi (Onda) – e quelle riportate dai notiziari del deputato veneto on. Urzì secondo i quali la quota di imposte a carico dei trentini per la realizzazione di opere pubbliche (e meno pubbliche come gli impianti di risalita) in Veneto dovrebbero essere ulteriormente appesantita. Come nella migliore tradizione coloniale, il Trentino nelle loro intenzioni sarebbe ridotto a provincia satellite da sfruttare per pompare risorse oltreconfine.
Alle infrastrutture venete possono utilmente provvedere il governo Meloni, ed in particolare il ministro Salvini, oltre che la stessa regione Veneto con i loro ricchi bilanci. Comprensibile che, visto l’imminente appuntamento elettorale, FDI tenti di solleticare l’elettore veneto promettendo l’aumento del fondo multimilionario che già oggi viene trasferito dal bilancio provinciale ai territori confinanti. Ma non possono certamente essere i trentini a finanziare la campagna elettorale di FDI. Il fondo comuni di confine dellaiano è già sufficientemente capiente. Le risorse del bilancio provinciale, peraltro in contrazione visti gli esiti disarmanti delle politiche economiche del Centrodestra, non sono nemmeno sufficienti ad assicurare diritti come la salute, la mobilità, il lavoro e la casa. Immaginare di imporre altri sacrifici per trasferire più soldi al Veneto è inquietante. Se il governo Meloni – Salvini non è in grado di garantire il necessario – conclude Degasperi – e soprattutto se ha deciso di negare le richieste di autonomia, giustamente reclamate dai nostri vicini, non sono i trentini a doverne pagare le conseguenze”.
Fondi di confine, Patt: Sì al rispetto degli accordi, no alla propaganda”
“Il PATT trentino ribadisce la sua posizione netta sul tema dei fondi per i Comuni di confine: il Trentino rispetta gli accordi con lo Stato e continuerà a farlo. Quelle risorse – si legge in una nota del partito Autonomista trentino – discendono da un’intesa istituzionale e non sono in discussione. Ciò che invece merita una revisione seria è il meccanismo con cui quei fondi vengono gestiti e la logica che negli anni li ha guidati. Alla luce delle dichiarazioni riportate sulla stampa, appare evidente quanto spesso questo strumento sia stato interpretato in chiave politica anziché come opportunità di crescita reciproca. Presentare i fondi di confine come una vittoria di parte o come un risarcimento da “strappare” al bilancio trentino significa tradirne completamente lo spirito originario. Un fondo nato per rafforzare la cooperazione tra territori diventa così materiale da campagna elettorale, con il rischio concreto di alimentare tensioni invece di costruire alleanze.
Non è questa la visione autonomista. Per noi collaborare non significa subire prelievi forzosi per “tenere buoni” i territori limitrofi né accettare che le risorse trentine vengano usate per fare concorrenza al Trentino stesso, come purtroppo è accaduto in più occasioni. Collaborare significa lavorare insieme sui temi che uniscono davvero: mobilità, servizi, gestione del territorio, turismo responsabile, sviluppo sostenibile, infrastrutture moderne. Il fondo, per come è strutturato oggi, rischia di diventare controproducente e addirittura dannoso. Invece di sostenere progetti strategici capaci di creare valore su entrambi i lati del confine (pensiamo al collegamento sciistico con il Comelico, al tunnel della Valvestino o al collegamento Pedemonte-Luserna), ha finito talvolta per produrre dinamiche competitive e un utilizzo frammentato delle risorse, senza una visione di lungo periodo. Se deve continuare a esistere, va ripensato in profondità, trasformandolo in un motore di crescita condivisa, non in uno strumento di redistribuzione punitiva.
Il PATT rivendica la tutela dell’Autonomia speciale, che non può essere indebolita da letture politicistiche o da pressioni che nulla hanno a che fare con lo sviluppo dei territori. In Italia spesso prevale la logica del livellamento verso il basso. Noi crediamo invece in un modello che stimola la crescita di tutti, valorizza le competenze locali e costruisce cooperazione vera, non apparente. Serve responsabilità da parte di tutti. Il Trentino fa la sua parte e continuerà a farla, ma pretende che lo spirito del fondo sia rispettato e che la collaborazione “transfrontaliera” torni a essere – conclude la nota – un valore, non uno slogan”.