L’Europa rimane il principale mercato per le merci trentine

Al termine del 2025 le esportazioni trentine confermano il trend negativo dei primi 9 mesi e si attestano sul valore di 5,09 miliardi di euro, con un calo del 3,3% (-175 milioni di euro) rispetto all’anno precedente. Le importazioni segnano invece un leggero aumento (+2,8%) e risultano pari a 3,35 miliardi di euro;

Trento/Bolzano – Le esportazioni delle imprese trentine nel 2025 sono calate del 3,3%, assestandosi a 5,09 miliardi di euro: in valori assoluti si tratta di 175 milioni in meno rispetto al 2024. Lo ha reso noto la Camera di Commercio elaborando i dati Istat che hanno confermato il trend negativo dei primi nove mesi dell’anno. L’andamento provinciale, si legge in una nota dell’ente camerale, “risulta peggiore sia rispetto a quella del Nord Est (+2,0%), sia a quella nazionale (+3,3%)”. Le importazioni sono cresciute del 2,8% e sono state pari a 3,35 miliardi di euro.

La bilancia commerciale si è chiusa di nuovo in attivo con un saldo positivo di 1,74 miliardi. L’Europa ha continuato a essere il principale mercato di destinazione delle merci trentine, assorbendo 3,69 miliardi di euro delle esportazioni (-2,8% rispetto al 2024) con un’incidenza del 72,5% del totale. I 27 Paesi dell’Ue post-Brexit hanno rappresentato il 56,8% dell’export provinciale con la Germania sempre riferimento principale (15,2%), ma con una sensibile contrazione (-7%, 773 milioni complessivamente). I volumi verso il continente americano hanno subito una flessione più marcata, pari al 6,6% (829 milioni di euro in totale ), anche se con 658 milioni (-3,6%) gli Stati Uniti restano il secondo mercato di sbocco. Il calo è stato meno vistoso verso i mercati asiatici: 386 milioni, -4,7%). Positive, ma scarsamente rilevanti dal punto di vista percentuale, le esportazioni verso Africa (140 milion, +7,7%) e Oceania (46 milioni, +3,4%).

“I dati negativi sull’export trentino riferiti al 2025 – commenta Andrea De Zordo, Presidente della Camera di Commercio di Trento – confermano le difficoltà che le nostre imprese esportatrici avevano messo in evidenza già a partire di primi mesi del 2025. In una fase delicata sul piano congiunturale, l’incertezza sul tema dei dazi ha ulteriormente complicato lo scenario nel quale le nostre aziende sono chiamate a operare. Occorre mantenere i nervi saldi per analizzare con lucidità la situazione e individuare tutte quelle misure utili a garantire competitività e supporto alle nostre imprese, impegnate sui mercati esteri”.

Confindustria Alto Adige, ‘bene l’export’

“Pur nelle difficoltà e nelle incertezze dovute alla situazione geopolitica complessa che si è venuta a creare, le nostre imprese sono state in grado di trainare la crescita”. Lo afferma il vicepresidente di Confindustria Alto Adige con delega all’internazionalizzazione, Klaus Mutschlechner, commentando i dati pubblicati dall’Astat sull’export altoatesino che, nel 2025, ha superato quota 7,7 miliardi di euro, in lieve crescita rispetto al 2024 (più 0,3%). Calano le esportazioni verso i Paesi europei (in particolare verso la Germania, che resta comunque il primo mercato di destinazione), mentre cresce dell’11% il commercio estero con i Paesi non europei: verso gli Stati Uniti l’export sale dell’8,4% rispetto al 2024, nonostante i dazi sulle merci Ue; verso l’Asia l’aumento è del 5,4%.

Le vendite verso nuovi mercati extra-europei nel complesso hanno più che compensato il calo verso i Paesi Ue. In questo contesto assumono particolare importanza anche i recenti accordi di libero scambio siglati dall’Europa con i Paesi del Mercosur e l’India. “Grazie alla qualità dei prodotti delle nostre imprese hi-tech, all’alta produttività di collaboratori e collaboratrici, a produzioni ad alto valore aggiunto e alla capacità di conquistare nuovi mercati, anche nel 2025 l’export altoatesino si è sviluppato positivamente”, commenta ancora Mutschlechner.

Per i prossimi mesi si segnalano però forti elementi di preoccupazione. La situazione attuale aggiunge infatti elementi di incertezza dopo quelli degli anni passati, che avevano già messo sotto pressione le imprese sul fronte dei costi e delle materie prime. Il conflitto in Medio Oriente mette inoltre a rischio la forte espansione verso nuovi mercati. “Di fronte ai conflitti che stanno portando all’esplosione dei prezzi dell’energia e dei trasporti, a possibili blocchi delle catene produttive e all’aumento di molte materie prime, è auspicabile che torni a breve un quadro di stabilità. Sul medio e lungo periodo è indispensabile che l’Europa, ma vale lo stesso anche a livello nazionale e locale, adotti politiche industriali che riducano la dipendenza da fonti energetiche e materie prime e aumentino la competitività delle imprese”, conclude Mutschlechner.