Due alpinisti italiani dispersi in Nepal: sono il vicentino Stefano Farronato e il milanese Alessandro Caputo
In questi giorni un alpinista italiano è morto travolto da una valanga che si è abbattuta sul campo base della vetta dello Yalung Ri (5.630 metri) nella valle del Rolwaling, nel distretto di Dolakha, in Nepal, afferma il Kathmandu Post. Si tratta di una spedizione differente da quella al monte Panbari

NordEst – Sono dispersi da sabato a cinquemila metri di altezza in Nepal. Stefano Farronato, 51 anni, vicentino di San Zeno di Cassola (nella foto fb) ma molto legato anche al Primiero e al Trentino, con il compagno di cordata Alessandro Caputo, maestro di sci milanese, stavano scendendo dal Panbari, massiccio della catena himalayana. Erano insieme al capogruppo Valter Perlino, torinese di Pinerolo. È stato quest’ultimo a lanciare l’allarme dopo essere rimasto al campo base a causa di un malore, da dove domenica è stato tratto in salvo da un elicottero.

La spedizione era partita il 7 ottobre. I tre erano impegnati nella scalata della vetta del Panbari con gli sci, in stile alpino e in autonomia. Farronato e Caputo sono rimasti bloccati durante la discesa al campo Uno a causa delle forti piogge e nevicate portate dal passaggio del ciclone Montha che ha colpito duramente il Nepal. Secondo Sagar Pandey, presidente dell’Associazione delle agenzie di trekking del Nepal, sono stati oltre mille gli escursionisti e turisti evacuati da martedì. Il meteo ora è migliorato. Le ricerche dei due dispersi sono in corso.
Le ricerche
“Il Dipartimento del Turismo sta continuamente coordinando e facilitando l’operazione di ricerca e soccorso con le agenzie interessate e altre autorità”, hanno dichiarato le autorità nepalesi in un comunicato, aggiungendo che qualsiasi informazione rilevante sugli scalatori mancanti viene ricercata da tutte le fonti.
La vetta
Il Panbari Himal, si trova nella remota regione occidentale del Nepal, è raramente scalato e si trova in un tratto dell’Himalaya caratterizzato da un clima imprevedibile. Proprio a causa della lontananza dalle rotte più battute, unite agli ulteriori strascichi del ciclone Montha, le operazioni di ricerca dei due procedono a rilento, tra mille difficoltà, nonostante l’impegno messo in campo. Difficile, per esempio, effettuare ricognizioni in elicottero sulla parete. Isolato nella catena del Peri Himal, al confine tra i distretti nepalesi di Gorkha e Manang, il Panbari è rimasto a lungo chiuso agli stranieri e fu salito per la prima volta soltanto nel 2006. Anche per questo, probabilmente, è stato scelto come meta dai tre alpinisti italiani, tutti esperti e abituati a spedizioni in stile alpino in luoghi poco esplorati.
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