Presentato il progetto “Sentieri glaciologici virtuali”

Sedici ghiacciai monitorati da venti operatori volontari, un arretramento medio di 18,5 metri, ritiri massimi fino a 30–33 metri e una perdita di superficie glaciale che in meno di dieci anni ha ridotto da 30 a 20 km² le aree glacializzate del Trentino.  Sono alcuni dei dati più significativi della Campagna Glaciologica 2025, presentati dalla SAT insieme al nuovo progetto dei “Sentieri glaciologici virtuali”

Trento – Nel 2025 in 16 ghiacciai del Trentino analizzati dalla Sat è stato registrato un arretramento medio di 18,5 metri, con ritiri massimi fino ai 30-33 metri e una perdita di superficie glaciale che in meno di dieci anni ha ridotto da 30 a 20 chilometri quadrati le aree glacializzate in provincia di Trento. I dati, raccolti da una ventina di volontari tra settembre e ottobre 2025, sono stati presentati in conferenza stampa nella sede della Sat di Trento dal presidente della Commissione glaciologica della Sat Enrico Valcanover.

La sofferenza dei ghiacciai trentini

“La SAT – ha ricordato il presidente Cristian Ferrari – attraverso la propria Commissione Glaciologica da decenni monitora in modo sistematico gli arretramenti frontali dei più grandi ghiacciai del Trentino e, dal 2023, grazie alla collaborazione con Acqua Surgiva – Gruppo Lunelli, questo lavoro si è arricchito del monitoraggio delle variazioni di area con dati satellitari, integrati da rilievi effettuati sul campo attraverso droni e laser altimetri satellitari come ICESat-2 e GEDI”. Cosi Camilla Lunelli, direttrice Comunicazione e Relazioni Esterne Gruppo Lunelli: “Surgiva è da sempre legata ai ghiacciai trentini, a cui deve la leggerezza e purezza della sua acqua. Per questo sosteniamo con convinzione la SAT e la Commissione Glaciologica nel loro impegno di analisi e sensibilizzazione: i monitoraggi costanti e i sentieri glaciologici virtuali aiutano a comprendere l’evoluzione dei ghiacci e a diffondere consapevolezza sul cambiamento climatico. Proteggere la montagna significa proteggere la nostra identità e il futuro del territorio”.

In videocollegamento ha partecipato anche Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana, che ha confermato la criticità del quadro emerso. “I bilanci di massa e le misure frontali mostrano che i ghiacciai italiani sono in forte crisi. Se nel settore occidentale, le alte montagne permetto ancora la conservazione di ghiacciai anche se sempre più ritirati alle quote più elevate, nel settore centrale, e ancor più in quello orientale, dove la catena alpina è più bassa, questo ritiro ha portato, in molti casi, alla scomparsa dei ghiacciai stessi, lasciando pochi testimoni che resistono al cambiamento climatico in atto”.

Il presidente SAT Cristian Ferrari ha poi sottolineato l’importanza della lettura corretta dei dati: “Misurare la neve accumulata, le giornate calde, le fasi fredde ci permette non solo di capire l’andamento dell’intera stagione ma si traduce in un dato concreto che racconta lo stato di salute delle nostre montagne. Nell’Anno Internazionale dei Ghiacciai la SAT ha rafforzato il proprio impegno con la mostra Freeze the Future, con il libro Ghiacciai del Trentino, con l’avvio del Centro Glaciologico alla Diga del Careser realizzato insieme alla Provincia e al Parco dello Stelvio e con tutte le attività di divulgazione connesse. Sono iniziative che servono a mantenere viva l’attenzione su ciò che sta cambiando in quota. E continueremo a farlo, con la continuità che ci contraddistingue nelle nostre misurazioni e nelle nostre attività sul territorio”.

Il presidente della Commissione Glaciologica SAT, Enrico Valcanover, ha illustrato nel dettaglio i risultati della campagna: “La stagione autunnale, come ogni anno, ha visto i volontari della Commissione Glaciologica impegnati nella Campagna Glaciologica 2025, dove sono state effettuate le misure frontali sui principali ghiacciai del Trentino. Si tratta di misure che vengono rifatte ogni anno da dei punti fissi alla base dei ghiacciai e che permettono di monitorare la velocità di arretramento di questi giganti morenti. Nel 2025 l’attività di 20 operatori ha permesso di monitorare e registrare lo stato di 16 ghiacciai. Tutti i ghiacciai misurati sono in fase di arretramento, con valori compresi tra 1 e 33 metri e una media di 18,5 metri. Le osservazioni effettuate mettono inoltre in evidenza una generale perdita di spessore del ghiaccio nelle aree frontali dei ghiacciai e la presenza di forme tipiche dei ghiacciai in sofferenza come l’apertura di calderoni glaciali e finestre rocciose, situazioni che causano spesso delle rapide perdite di superficie nei corpi glaciali. A causa della rapida evoluzione delle fronti glaciali, che ha visto alcune di queste ritirarsi in zone non più raggiungibili in sicurezza, come nel caso del Ghiacciaio della Presanella o della Vedretta de La Mare”.

Gli operatori coinvolti sono stati venti, impegnati nella misurazione dei sedici ghiacciai ripartiti tra nove nel gruppo Adamello–Presanella, due nelle Dolomiti di Brenta, due sulla Marmolada, due nelle Pale di San Martino e uno nel gruppo del Cevedale. Gli arretramenti registrati variano da 1 a 30–33 metri, con una media di 18 metri, in linea con quanto osservato negli anni precedenti. “Negli ultimi anni – ha aggiunto Valcanover – alcuni ghiacciai non vengono più misurati perché scomparsi, non più significativi o ritirati in posizioni troppo pericolose da raggiungere».

Valcanover ha poi evidenziato il ruolo sempre più centrale dei droni rispetto alle metodologie di misura tradizionali: “L’uso dei droni consente di creare modelli tridimensionali delle fronti glaciali anche in punti non raggiungibili e permette analisi dettagliate successive. In alcuni casi, come sul Ghiacciaio della Presanella, i droni hanno reso possibili misurazioni che non si potevano più eseguire con metodi tradizionali. Sul Ghiacciaio del Mandrone, il confronto fra un rilievo di giugno e uno di ottobre ha mostrato una perdita di spessore compresa tra 3 e 7 metri in soli quattro mesi».

Accanto ai rilievi sul terreno prosegue il monitoraggio satellitare: è stato infatti completato e consegnato alla Provincia e ai Parchi il Catasto dei ghiacciai trentini aggiornato al 2023, realizzato da Francesca Vallongo e Massimo Santoni, che evidenzia una riduzione della superficie glacializzata del Trentino da 30 a 20 km² in meno di un decennio. Il confronto storico più recente resta quello del Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani (Smiraglia e Diolaiuti, 2015, basato su dati 2011).

“Sentieri glaciologici virtuali”

Durante la conferenza è stato inoltre presentato il progetto dei “Sentieri glaciologici virtuali”, un’iniziativa a lungo termine (www.sat.tn.it) che, grazie alle fotografie raccolte dagli operatori della Commissione, permetterà di percorrere virtualmente i sentieri glaciologici, osservando l’evoluzione dei ghiacciai in tutte le stagioni e scoprendone storia, caratteristiche scientifiche e contesto ambientale. 

Accanto al lavoro di monitoraggio, sono state evidenziate le numerose attività che vedono la Commissione Glaciologica SAT impegnata per tutto l’anno su più fronti, con un’attività continua che combina ricerca, divulgazione e collaborazione scientifica. Nel 2025 sono state organizzate quindici uscite sul territorio con sezioni SAT, scuole e parchi, affiancate dall’inaugurazione del nuovo Centro Glaciologico del Careser, sviluppato in collaborazione con la Provincia e diversi enti. Prosegue inoltre la collaborazione con la Provincia, l’Università di Trento, il Servizio Glaciologico Lombardo e il MUSE per i bilanci di massa sui ghiacciai del Careser, della Vedretta de La Mare e del Mandrone. L’attività divulgativa comprende la pubblicazione di nuovi materiali – tra cui il volume dedicato ai ghiacciai del Trentino – e un ricco calendario di serate pubbliche, incontri tecnici e lezioni rivolte a scuole e associazioni.