I dubbi della Chiesa trentina e di Punto d’incontro, ma anche del sindaco di Trento che solleva molte perplessità

Punto Incontro: “Saremo tutti meno sicuri: quartieri e anche noi operatori”. Il Comune di Trento annuncia inoltre una soluzione per le donne senza dimora in città: verranno ospitate alle ex scuole Bellesini

Cpr di Trento a Maso Visintainer (nella foto), il quartiere di Piedicastello si interroga dopo l’accordo

Trento – Il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, in queste settimane, ha più volte sottolineato che il Cpr non è una soluzione ai problemi di accoglienza e sicurezza e che se si deve fare, deve essere una struttura di eccellenza con serie politiche di integrazione. Ha anche lamentato che la gestione e decisione sul CPR è stata esclusivamente della Provincia di Trento, senza un reale coinvolgimento del Comune. In sostanza, vede il CPR come un tema complesso, divisivo e che richiede un confronto più ampio e condiviso, anche all’interno della sua maggioranza politica.

“Io credo – ha sottolineato Ianeselli – che servano dei centri di trattenimento per irregolari che delinquono e sono pericolosi, ma il cpr non è la soluzione perché se noi diciamo cpr e poi distruggiamo l’accoglienza di cpr ne serviranno un’infinità. Ma è quello che vogliamo? Dobbiamo offirire servizi a queste persone, dobbiamo lavorare per il loro inserimento e questo fa una comunità degna”. Il Comune ha annunciato investimenti da 6 milioni di euro alle ex scuole Bellesini, dove entro il 2029 troveranno spazio associazioni ma anche un nuovo ostello per lavoratori. Ma già ora le porte sono aperte per le donne senza tetto, in attesa di una soluzione definitiva.   Secondo l’assessora Giulia Casonato l’arrivo di un Cpr con il taglio dell’accoglienza porterà nuovi problemi.

La posizione della Chiesa

La posizione Chiesa trentina, rappresentata dal vescovo Lauro Tisi sulla stampa locale, si è detta contraria alla realizzazione del nuovo CPR (Centro di permanenza per i rimpatri) a Trento. La diocesi guarda con preoccupazione a questa struttura, considerandola un luogo di sofferenza e detenzione amministrativa e il vescovo si è espresso contro la sua apertura.

Punto d’Incontro, la presa di posizione

“Con la realizzazione di un Cpr da 25 posti con una spesa a carico della Provincia di quasi 2 milioni di euro “sappiamo per certo, e lo sanno anche i protagonisti di questa decisione, che invece non diminuiranno le presenze sul territorio, ma solo il numero di quelli accolti. Cresceranno quindi i numeri delle persone in strada, senza progetto e senza controllo e questo non produrrà più sicurezza: le persone saranno più marginalizzate, più povere di prospettiva, più disperate, più fragili”. È il pensiero di una delle realtà maggiormente in prima linea sul fronte dell’accoglienza ai migranti e alle persone fragili, il Punto d’incontro di Trento.

La struttura, porterà ad un aumento delle persone “che si rivolgeranno al Punto d’incontro e alle strutture di ‘bassa soglia’, ai servizi specialistici, ai servizi sociali del territorio: crescerà la pressione e la percezione di insicurezza. Cpr e riduzione dell’accoglienza sono prospettive che ci preoccupano perché saremo tutti meno sicuri: persone in strada, quartieri e anche noi operatori. Sappiamo però una cosa: che la politica ha grandi responsabilità e grande potere, ma le norme non hanno effetto sulle nostre coscienze: la politica può decidere di ridurre l’accoglienza, ma questo non ci trasformerà in una Comunità meno accogliente. Perché sulla nostra umanità decidiamo solo noi”, si legge ancora nella nota.

Poi una fotografia della situazione: “Negli ultimi anni sono cresciute più del doppio le presenze al Punto d’Incontro. Molto spesso sono Richiedenti Asilo che non accedono a percorsi d’Accoglienza e che quindi sono in strada. Attendono in strada anche fino a due anni prima di essere accolti: che succede in questi anni? Di chi si fidano, come fanno a campare dormendo e vivendo in strada? Chi protegge il debole, il ragazzino di 23 anni che vorrebbe davvero imparare una lingua, lavorare, costruire una vita piena? A chi chiedono aiuto?”.