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Covid Italia, Veneto, Marche e Trento in arancione da martedì

Il Ministro della Salute Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della cabina di regia, firmerà in giornata nuove ordinanze che andranno in vigore dopo i tre giorni di area rossa nazionale previsti per il 3/4/5 Aprile

NordEst (Adnkronos) – Dopo Pasqua, Veneto (come ha annunciato il presidente Luca Zaia), Marche e Provincia di Trento dovrebbero tornare in zona arancione. Restano nove delle quali però, in base ai dati rilevati dalla Cabina di regia, anche questa settimana hanno uno scenario da zona rossa. E quindi dovranno aspettare ancora prima di passare in arancione. La regola del governo prevede infatti che si debbano avere numeri da arancione per due monitoraggi consecutivi prima di essere classificati in quel colore ma vale solo se il rosso è dovuto all’Rt o al rischio. L’epidemia sta rallentando molto lentamente in Italia, tanto che ci sono ancora 14 Regioni con l’occupazione dei posti letto di terapia intensiva superiore alla soglia di sicurezza del 30%.

Dalla Cabina di regia commentano che “si osserva una lieve riduzione di incidenza a livello nazionale che rimane comunque alta insieme ad una decrescita del’indice di Rt sotto il livello di 1. Allo stesso tempo la circolazione di varianti a maggior trasmissibilità è largamente dominante nel Paese il che indica la necessità di non ridurre le attuali misure di restrizione. I dati di incidenza e trasmissibilità, seppure in lieve decremento, uniti al forte sovraccarico dei servizi ospedalieri richiedono di mantenere rigorose misure di mitigazione nazionali accompagnati da puntuali interventi di mitigazione/contenimento nelle aree a maggiore diffusione”.

Dopo Pasqua, martedì, ci saranno spostamenti di colore di due Regioni e una Provincia. E cioè Veneto (come ha annunciato il presidente Luca Zaia), Marche e Provincia di Trento. Restano nove delle quali però, in base ai dati rilevati dalla Cabina di regia, anche questa settimana hanno uno scenario da zona rossa. E quindi dovranno aspettare ancora prima di passare in arancione. La regola del governo prevede infatti che si debbano avere numeri da arancione per due monitoraggi consecutivi prima di essere classificati in quel colore ma vale solo se il rosso è dovuto all’Rt o al rischio. Se invece è collegato all’incidenza, cioè ai casi per 100mila abitanti che devono essere più di 250, può bastare una settimana di zona con più restrizioni. Quel parametro infatti è stato inserito dopo il Dpcm che obbligava all’attesa di 15 giorni se gli altri due sono alti. Intanto continua a scendere l’Rt nazionale, che torna sotto 1 e arriva a 0,98. In calo anche l’incidenza, che è a 232.

A vedere confermato il rosso a causa dell’incidenza superiore a 250 casi per 100mila abitanti sono Valle d’Aosta (380), Piemonte (337), Friuli Venezia Giulia (331), Puglia (318), Emilia Romagna (297), Lombardia (268), Toscana (260).

Ci sono poi due Regioni che resteranno nella zona con più restrizioni almeno per altre due settimane a causa dell’Rt superiore a 1,25 questa settimana o la passata. Si tratta di Calabria e Campania (anche la Valle d’Aosta supera questo limite). A parte queste 9 Regioni, tutte le alte sono arancioni.

L’epidemia sta rallentando molto lentamente in Italia, tanto che ci sono ancora 14 Regioni con l’occupazione dei posti letto di terapia intensiva superiore alla soglia di sicurezza del 30%. Dalla Cabina di regia commentano che “si osserva una lieve riduzione di incidenza a livello nazionale che rimane comunque alta insieme ad una decrescita del’indice di Rt sotto il livello di 1. Allo stesso tempo la circolazione di varianti a maggior trasmissibilità è largamente dominante nel Paese il che indica la necessità di non ridurre le attuali misure di restrizione. I dati di incidenza e trasmissibilità, seppure in lieve decremento, uniti al forte sovraccarico dei servizi ospedalieri richiedono di mantenere rigorose misure di mitigazione nazionali accompagnati da puntuali interventi di mitigazione/contenimento nelle aree a maggiore diffusione”.

Undici regioni in Italia con Rt sopra 1 e 6 regioni a rischio alto Covid. Lo evidenzia la bozza del report del monitoraggio Iss-ministero della Salute relativo alla settimana 22-28 marzo. “Complessivamente il rischio epidemico si mantiene a livelli elevati con sei Regioni che hanno un livello di rischio alto: Calabria, Emilia-Romagna, Liguria, Puglia, Toscana e Veneto”, si legge nella bozza.

“Sono 13 le Regioni e province autonome che hanno una classificazione di rischio moderato (di cui 7 ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane)”, prosegue il report. Le 13 Regioni e province autonome sono: Abruzzo, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, la provincia autonoma di Trento, Sardegna, Sicilia, Umbria e Valle d’Aosta.

Le 7 “ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane” sono Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, la provincia autonoma di Trento e la Sardegna.

“Sono undici le Regioni e province autonome con un Rt puntuale maggiore di 1”, si legge ancora. Si tratta di Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, valle d’Aosta e Veneto. “Tra queste, due Regioni (Campania e Valle d’Aosta) hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 3”, aggiungono gli esperti. Inoltre, “la circolazione di varianti a maggior trasmissibilità è largamente dominante nel Paese il che indica la necessità di non ridurre le attuali misure di restrizione”.

E ancora: “Si osserva una lieve riduzione di incidenza a livello nazionale che rimane comunque alta, insieme ad una decrescita dell’indice di Rt sotto il livello di 1”. L’incidenza, dunque, “resta elevata e ancora lontana da livelli (50 per 100.000) che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti”.

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