Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco da tutta la Vallagarina e da Trento
L’incendio sarebbe stato causato da un corto circuito. “Un intervento impegnativo, che nelle fasi più intense ha richiesto la presenza di oltre 120 pompieri tra i volontari dei corpi di Avio e buona parte della Vallagarina includendo anche l’Alto Garda unitamente ai permanenti di Trento” così il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti che si è recato per un sopralluogo assieme al presidente della Federazione vigili del fuoco volontari Luigi Maturi e alla comandante del servizio antincendio Ilenia Lazzeri.

Avio (Trento) – Per spegnere il rogo sono intervenuti i pompieri di Avio, Ala, Mori, Brentonico, Trambileno, Arco e Rovereto: con alcuni privati, che hanno fatto arrivare altra acqua per domare il rogo. L’incendio sarebbe stato causato da un corto circuito del macchinario che distribuisce il mangime, anche se gli accertamenti sono ancora in corso. Si è trattato di un incendio enorme che ha devastato una grossa azienda agricola (la Monte Stivo di Avio) nel basso Trentino, provocando la morte di quasi 300 capi. Le fiamme hanno generato una colonna di fumo visibile a chilometri di distanza. Nell’allevamento di tori e vacche al momento del rogo – nel pomeriggio di lunedì 2 marzo – erano presenti 780 capi. 250 sono morti tra le fiamme. Impossibile salvarli, nonostante il massiccio intervento delle squadre dei vigili del fuoco volontari arrivate da tutta la Vallagarina insieme ai permanenti di Trento.
Il rogo, ha raggiunto mangimi e paglia scatenando il rogo che ha poi avvolto anche le stalle dove erano ricoverati i tori. Gravi i danni riportati all’allevamento, i cui titolari sono di Nago, ma operano ad Avio da 45 anni: “Siamo loro vicini – ha dichiarato il sindaco Ivano Fracchetti – Hanno tutta la nostra solidarietà e speriamo che possano riprendere quanto prima la loro attività”. A causa del denso fumo nero, il primo cittadino di Ala Stefano Gatti aveva sollecitato i residenti a tenere precauzionalmente chiuse le finestre: “C’erano anche pezzi di plastica che, portati da vento che soffiava verso nord, ‘piovevano’ sul paese”, ha chiarito.
Si è trattato dunque di un intervento impegnativo dal punto di vista tecnico e non solo. Tra le complessità affrontate la necessità di garantire l’evacuazione dei fumi per chi operava all’interno del capannone e per gli animali ancora vivi, che è stata assicurata attraverso il camion ventilatore giunto da Trento (mezzo solitamente utilizzato per i fumi in galleria). Garantito, sempre per favorire la sopravvivenza degli animali, anche il ripristino della rete idrica degli abbeveratoi nelle stalle durante le operazioni. Purtroppo tragico, nonostante gli sforzi e l’attenzione profusa, il bilancio per l’allevamento: su un totale di 800 capi, le perdite hanno raggiunto i 250-300 esemplari, mentre gli altri animali sono stati inviati ad altre strutture per finire il ciclo di allevamento.