Con la finanziaria regionale, compensi e gettoni cresceranno fino al 20%. Spesa di 19 milioni di euro in Trentino e 21 in Alto Adige

Cgil, Cisl e Uil del Trentino: “Dal 2016 paghe più alte tra i 3.000 e gli 8.800 euro lordi annui agli amministratori: aumenti fino al 20% e solo nel 2023 salirono anche del 47%. In dieci anni aumento medio del 14% a chi lavora e per i figli nemmeno un euro in più. Intanto la partecipazione al voto è crollata”

Trento/Bolzano – Via libera con l’ultima finanziaria regionale, dal primo gennaio 2026 ad aumenti fino al al 20% per le indennità di sindaci e amministratori comunali, con il tetto di spesa che raggiunge i 19 milioni di euro per i 166 Comuni del Trentino e i 21 per i 116 dell’Alto Adige.  Una misura pensata in primis a sostegno di chi opera nei Comuni più piccoli, sui quali sono concentrati gli incrementi percentuali maggiori. Nei capoluoghi, viene previsto un compenso forfettario per i consiglieri che a Trento sarà di 1.200 euro lordi, elevato a 1.400 per i capigruppo. Compenso che sarà decurtato per ogni assenza in consiglio o in commissione. Nei prossimi giorni, la giunta regionale dovrà approvare il Regolamento attuativo e il presidente della Regione, Arno Kompatscher, firmerà il decreto con la quantificazione delle nuove indennità comune per comune, in base alle nuove percentuali, che la legge prevede che siano in vigore dal 2026.

Le novità

La norma approvata prevede l’aumento più alto del 20% (pari a 442 euro lordi al mese) per le indennità dei sindaci fino a 500 abitanti (sono una ventina) e un aumento del 18,75% da 501 fino ai 2.000 abitanti, che attualmente sono 105 comuni su 166. Per i comuni da 2.001 fino a 3.000 abitanti l’aumento previsto è del 15%, che scende al 12% se comuni di classe segretarile superiore alla terza: lo stesso fra i 3.001 ai 5.000 abitanti l’aumento è del 12 o 11,25% per la classe segretarile superiore alla terza. Da non trascurare i comuni intermedi dai 5.001 ai 10.000 abitanti con aumenti del 15% o del 13,25% a seconda della classe.

Non solo compensi degli amministratori ma anche importi rialzati anche per i consiglieri comunali. Crescono i gettoni di presenza per la partecipazione ai consigli comunali che passano da 33 a 50 euro nei comuni fino a 500 abitanti; da 44 a 60 euro da 501 a 2.000 abitanti; da 55 a 70 euro da 2.001 a 3.000 abitanti; da 66 a 80 euro da 3.001 a 10.000 abitanti; da 82,50 a 100 euro nei comuni da 10.001 a 30.000 abitanti; da 110 a 130 euro da 30.001 a 50.000 abitanti; da 132 a 160 euro nei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti.

Le novità introdotte però non riguardano solo l’incremento dei compensi, ma aumentano anche il numero di assessori comunali, che passano da 2 a 4 nei comuni fino a 1.000 abitanti con indennità piena per tutti. Il numero di assessori, viene aumentato di una unità per tutti i comuni sopra i 1.000 abitanti. Viene mantenuta infine la facoltà di prevedere nello statuto comunale un assessore in più solo nei comuni con popolazione superiore a 1.000 e fino a 10.000 abitanti con indennità ridotta.

Duri i sindacati

I segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher hannop affidato la loro posizione a una dichiarazione congiunta: “La democrazia ha dei costi che la collettività deve sostenere se vogliamo che alla politica e all’amministrazione pubblica possano partecipare tutti, non solo chi può permetterselo. Lungi da noi quindi ogni logica populista che svilisce il ruolo degli amministratori locali e non riconosce anche economicamente il ruolo e l’impegno a favore della comunità. Ma quando leggiamo che da quest’anno i sindaci trentini riceveranno indennità più alte tra i 3.000 e gli 8.800 euro lordi annui non possiamo che restare basiti”.

I leader sindacali ricordano che “dal 2015 al 2024 le retribuzioni lorde di un operaio, di un commesso, di un cameriere sono salite secondo l’Inps del 13,8%, mentre gli impiegati hanno visto crescere i propri redditi da lavoro del 14,4%, ben al di sotto del tasso di inflazione che solo dal 2019 è salita di oltre il 20%. In pratica in dieci anni la retribuzione annua lorda di un operaio e di un impiegato in Trentino è cresciuta rispettivamente di 2.250 e 3.700 euro, anche quasi dieci volte meno degli aumenti percepiti da amministratori comunali e politici regionali. Se poi si guarda alle famiglie con figli minori da tre anni in su in Trentino il confronto è davvero scandaloso: dal 2018 in avanti alle famiglie che percepiscono l’Assegno Unico provinciale non è infatti stato garantito neppure un minimo reale incremento dei benefici per i figli, visto che da anni ormai gli stanziamenti provinciali per questi nuclei non aumenta in termini reali, nonostante come sindacati abbiamo chiesto almeno una indicizzazione dell’Icef al costo della vita”.

Ad aumentare davvero non c’è solo l’indennità dei primi cittadini e degli assessori comunali ma anche l’astensionismo. “Alle elezioni amministrative del 4 maggio scorso ben il 46% degli elettori ha disertato le urne. Ormai quasi un trentino su due non va a votare per il proprio sindaco. Crediamo purtroppo che notizie come quelle dei nuovi aumenti delle indennità non solo non favoriranno necessariamente la buona politica, ma aumenteranno ancor di più il senso di distacco dei cittadini normali erodendo le fondamenta della nostra democrazia, ossia la partecipazione elettorale. Tasche piene per gli amministratori, urne vuote di cittadini: un pericoloso paradosso”.