Gramola: ‘Colpiscono contrapposizioni politiche, spesso radicali’
Nel 2025, le attività della Procura della Repubblica di Trento hanno condotto al sequestro di quasi 2,09 milioni di euro: lo ha reso noto Il procuratore generale Corrao Mistri nel suo intervento in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario aperto dalla relazione di Eugenio Gramola, presidente della Corte d’appello

Trento – La somma è stata inviata a Equitalia e pertanto si può dire “raggiunto l’obiettivo di impedire la dispersione del patrimonio quale profitto del reato”, ha osservato Mistri. Il procuratore generale ha anche parlato di un “notevole numero di procedimenti penali definiti entro sei mesi, pari al 75,6%, e pari all’84,7% quanto a quelli definiti entro l’anno”. Nel 2025 sono stati iscritti 6.786 indagati noti e 10.375 indagati ignoti. L’ufficio ha anche chiesto 166 misure cautelari (ai domiciliari) per 383 persone e 81 reali, “dimostrazione della crescente attenzione verso la dimensione patrimoniale del crimine, strumento essenziale per contrastare l’arricchimento illecito e prevenire la reiterazione dei reati”.
A proposito del lavoro della della Procura di Bolzano, Mistri ha parlato di una “produttività già significativa” ulteriormente aumentata con lo smaltimento di 9.149 fascicoli. A Rovereto il 70% dei procedimenti viene definito entro sei mesi: per le richieste di archiviazione servono in media 76 giorni, per “gli atti esercizio dell’azione penale” 706 e per le “altre richieste definitorie” 20. Circa l’attività degli uffici minorili, il procuratore generale ha parlato di una situazione “essenzialmente stabile e sostanzialmente priva di criticità”.
Gramola: ‘Colpiscono contrapposizioni politiche, spesso radicali’
“Colpiscono le contrapposizioni politiche, spesso radicali, talvolta basate sulla superficialità del pensiero e relative, non di rado, a problematiche in realtà, marginali”, ha esordito Eugenio Gramola, presidente delle Corte di appello di Trento in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario dopo aver reso omaggio al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel proprio intervento ha criticato il canale dei social, che hanno trasformato i consumatori in un “facile rage bait”, ossia strumenti per provocare e suscitare anche odio. Così, secondo Gramola “la capacità critica pare se non perduta, quanto meno riposta, silente, in un cantuccio della mente”. Il presidente ha parlato di “grande superficialità” in relazione al dibattito della riforma della giustizia che prevede la separazione delle carriere: “Si è spesso dibattuto per slogan spesso solo suggestivi, ma in realtà grossolanamente inconferenti, quasi che la riforma sia contro i magistrati e il conseguente referendum contro il governo”.
Gramola ha citato qualche numero, prima di porre tre domande. Il transito tra le funzioni requirente e inquirente attualmente consentito, nel quadriennio 2019-2023 ha coinvolto “un numero assai esiguo” di magistrati, vale a dire fra i 24 e i 34 l’anno, con una percentuale compresa fra lo 0,27 e lo 0,38%. Di qui gli interrogativi: “A cosa serve la riforma?”, “Siamo sicuri che separare i Pm dall’ambiente e dalla cultura dei giudicanti li renda più attrezzati per astenersi da iniziative giudiziarie avventate?” e, poiché nel piano di separazione delle carriere è implicito che ci siano posizioni “confliggenti”, perché “non separare anche (le carriere) dei giudici di Appello e Cassazione da quelle dei giudici di primo grado?”. Il presidente ha suggerito “una riforma strutturale del processo civile” e il “ripensamento” del Tribunale della famiglia.
iunto che “i mezzi a disposizione dell’autorità giudiziaria vanno implementati ed aggiornati” e richiamato l’attenzione sulla “palese mancanza di funzionalità nel previsto sistema di conversine delle pene detentive in pene pecuniarie”. Sul fronte dell’organico, ha lamentato come al Tribunale di Rovereto manchi un giudice su otto, a quello di Bolzano sei su 34 e alla sede della Corte di appello di Trento manchino due consiglieri (quattro dall’estate) su 10. La riflessione di Gramola ha riguardato anche le toghe: “Il funzionamento della giustizia non dipende soltanto dagli strumenti”, ha osservato. “A noi giudici – ha detto – bisogna ricordare che è essenziale che non solo la quantità, ma anche la qualità dei provvedimenti emessi sia assicurata”. Le sentenze non devono apparire “come una sorta di trattato di diritto”, ma devono essere “esposte con sintesi, a anche con completezza”. Sulla riforma ribadito il “sì” al referendum degli avvocati, col presidente della Camera Penale di Trento, Roberto Bertuol, che ha invitato ad andare a votare per una giustizia più giusta e liberale. Sullo sfondo i noti problemi della giustizia, a partire dalle carenze di organico che affliggono sia Trento che Bolzano.
In breve
Anno Giudiziario: Venezia, ‘baby gang fenomeno allarmante e diffuso’. Carceri, personale, tribunale della Pedemontana: le note dolenti della giustizia veneta. Alla cerimonia presente il sottosegretario Ostellari, che elenca gli obiettivi: l’impegno di coprire le carenze dei magistrati in Veneto e il piano assunzioni per gli amministrativi. C’è poi la questione carcere: sovraffollamento e suicidi. Gli ultimi in meno di 48 ore al Due Palazzi a Padova. La linea di Ostellari è lavorare con la Regione e le strutture sanitarie in chiave preventiva. E poi, il referendum sulla Giustizia: “Serve onestà nel dibattito – dice il sottosegretario – perché il cittadino scelga consapevolmente. L’Anm è critica: invece di spendere soldi per la consultazione si poteva fare altro. Nel Tribunale per i minorenni di Venezia si è registrato nell’ultimo anno un “rilevante aumento delle richieste di rinvio a giudizio in relazione a gravi reati contro la persona, il patrimonio (rapine, estorsioni, lesioni) e/o concernenti gli stupefacenti commessi da giovani appartenenti alle cosiddette baby gang che agiscono, spesso, ai danni di coetanei”. Lo ha detto la presente reggente della Corte d’Appello di Venezia, Rita Rigoni, nel suo discorso alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario, sottolineando che “si tratta di un fenomeno allarmante e diffuso pressoché sull’intero territorio del distretto”. In “costante aumento”, poi, i “procedimenti penali per maltrattamenti in famiglia da parte dei figli verso i genitori”, oltre ai “disagi dei minori stranieri entrati in Italia in età già grande per ricongiungimenti familiari o adozioni internazionali”.
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