Fino ad ottobre, Alberto Rodríguez Serrano, al Museo Fortuny

Ricorre quest’anno il 50° anniversario dell’apertura al pubblico del Museo Fortuny di Venezia. Fra gli eventi celebrativi spicca la mostra “Ars Gratia Artis Venezia” dell’artista spagnolo Alberto Rodríguez Serrano, visitabile fino al 5 ottobre 2025. Le sue opere superano i confini della pittura classica, fondendo materia, luce e suono in una dimensione artistica immersiva ed emozionale

[ Banner della mostra – © courtesy of MUVE Press Office ]

di GianAngelo Pistoia


NordEst – Quella di Alberto Rodríguez Serrano al Museo Fortuny di Venezia è la sua prima esperienza espositiva in Italia e il destino ha voluto in un luogo con profondi legami al suo paese d’origine, la Spagna. Nato a Madrid nel 1988, Serrano è un artista dallo spiccato talento e virtuosismo pittorico che vanta già una significativa presenza sulla scena contemporanea. Alberto Rodríguez Serrano esplora nuovi linguaggi visivi attraverso un approccio sperimentale e innovativo. Le sue opere superano i confini della pittura classica, fondendo materia, luce e suono in una dimensione artistica immersiva ed emozionale.

[ Allestimento della mostra – © courtesy of MUVE Press Office ]

La mostra dal titolo “Ars Gratia Artis Venezia” allestita al Museo Fortuny e visitabile fino al 5 ottobre 2025, presenta una selezione delle sue creazioni più significative degli ultimi anni. Accanto a opere realizzate con tecniche classiche ed esposte in modo tradizionale, trova spazio una tecnica innovativa basata sull’uso di pigmenti luminescenti, sia fosforescenti che fluorescenti, con cui l’artista conferisce al proprio lavoro una profondità emotiva e una complessità materica che supera di gran lunga qualsiasi altra opera di caratteristiche simili vista fino a oggi, che trovano un pieno compimento durante speciali performance dell’artista, momenti in cui un raffinato gioco di luci e ombre anima le tele, offrendo al pubblico un’esperienza sensoriale intensa e coinvolgente.

[ Allestimento della mostra – © courtesy of MUVE Press Office ]

I soggetti in mostra spaziano dal mondo animale – come il toro, simbolo di forza e metafora della natura primitiva – a paesaggi popolati da alberi dalle foglie rosse, segni di resilienza e speranza. Le architetture della serie “Aurum”, avvolte da un velo dorato, riflettono la vita urbana trasformando la quotidianità in visioni di splendore. In questa esposizione, in particolare, l’artista rende omaggio a Venezia, celebrandone l’unicità, la storia e la bellezza senza tempo. Attraverso uno studio attento dei materiali e della luce, Serrano crea un dialogo inedito con l’estetica di Mariano Fortuny. Un incontro affascinante tra la visione di un artista contemporaneo e l’eredità di uno dei grandi maestri del Novecento.

[ Allestimento della mostra – © courtesy of MUVE Press Office ]

La mostra è articolata in tre sezioni, a loro volta legate ai tre temi principali attorno a cui si articola il suo lavoro. La prima riguarda i tori in quanto simbolo di forza. «I tori – afferma l’artista – sono animali che hanno origine nella storia più profonda della terra spagnola, della mia terra». Creature potenti e nobili, piene di carattere, incarnano le stesse qualità che l’artista cerca di esprimere nei suoi dipinti. Il suo obiettivo è catturare l’animale in movimento, nel suo stato più puro di vitalità e naturalezza, conferendo alla tela il coraggio e l’essenza primordiale del toro stesso. Con il suo sguardo penetrante e la sua forma imponente, il toro diventa una metafora della natura selvaggia, di quella forza primordiale e indomita che ci ricorda che la vita non è solo un viaggio verso la calma, ma una sfida continua.

[ Allestimento della mostra – © courtesy of MUVE Press Office ]

La seconda si concentra invece attorno ai paesaggi, sia naturali (in cui la natura rappresentata riporta alla forza resiliente della natura, alla sua capacità di esprimere speranza, bellezza inaspettata ed equilibrio tra sentimenti opposti) che legati direttamente a Venezia, città con cui Serrano ha un profondo rapporto e di cui immortala non solo la visibile magnificenza, ma anche la sua anima: la danza tra luce e ombra, la serenità delle sue acque in contrasto con il trambusto delle sue strade, l’immobilità della sua storia giustapposta alla vivacità della vita contemporanea. Queste opere incarnano l’essenza di Venezia, fondendo la sua iconica architettura con la bellezza dei suoi paesaggi urbani. Create in omaggio alla Biennale di Architettura, queste tele celebrano la città come spazio di creatività, innovazione e tradizione, riflettendo il suo inconfondibile fascino e il dinamico rapporto tra antico e moderno. Venezia, nel suo mistero e nella sua fragilità, è sempre stata una fonte inesauribile di ispirazione per coloro che cercano la bellezza sia nell’effimero che nell’eterno.

[ Allestimento della mostra – © courtesy of MUVE Press Office ]

Infine la terza sezione, “Aurum”, presenta paesaggi realizzati con foglia d’oro a 22 carati. Fondendo l’immobilità degli elementi con il bagliore celestiale dell’oro, l’opera diventa una danza tra modernità e luce eterna. Ogni edificio e ogni strada sono avvolti da uno strato d’oro, riflettendo l’essenza della vita urbana e trasformando il quotidiano in una scena di grandezza. Con l’uso della foglia d’oro, Serrano eleva la struttura e le ombre dell’architettura italiana al regno del sublime, mentre la città, vibrante e dinamica, si fonde con una luminosità che trascende il passare del tempo.


Chi è Alberto Rodríguez Serrano
Il lavoro di Alberto Rodríguez Serrano (Madrid, 1988) coniuga i riflessi delle sue radici storiche con una continua esplorazione della modernità. La sua carriera artistica, sviluppatasi attraverso l’incessante ricerca di nuove forme di espressione, è connotata da una presenza sulla scena internazionale che lo ha portato a esporre in Europa, America, Africa, Asia e Oceania. Laureatosi presso la Facoltà di Belle Arti dell’Università Complutense di Madrid, si diploma in tecniche di stampa, incisione e disegno grafico presso la Fábrica Nacional de Moneda y Timbre di Madrid, titolo consegnato personalmente da Sua Maestà la Regina Sofia. In Italia, presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, consolida il suo stile unico e approfondisce la conoscenza dell’arte classica e contemporanea. Dal 2012 Serrano lavora in modo prolifico collaborando con la Fábrica Nacional de Moneda y Timbre nella progettazione di monete commemorative e da collezione, co-fondando l’EstudioTaller de Arte Esbozos, dove insegna disegno, fotografia e aerografia.

[ Ritratto di Alberto Rodríguez Serrano – © Alberto Rodríguez Serrano ]

A questo momento è ascrivibile la creazione di quelle opere che lo introdurranno nel mondo professionale dell’arte. La sua carriera internazionale conosce una rapida ascesa tra il 2014 e il 2019, quando inizia a collaborare con prestigiose gallerie e istituzioni private in paesi come Spagna, Italia, Stati Uniti, Cina, Nuova Zelanda, Colombia, Polonia, Porto Rico e Panama. Durante questo periodo il suo lavoro è esposto accanto a quello di artisti come Dalí, Picasso, Tápies e Barceló, in fiere rinomate come Red Dot Miami e Art Marbella. Inoltre, nel 2015, una sua opera viene inclusa nella collezione permanente Carmen Cervera al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.

[ Alberto Rodríguez Serrano davanti a un suo quadro – © Gonzalo Pérez Mata ]

Nel 2017 ha l’onore di presentare personalmente il suo dipinto Pietà a Sua Santità Papa Francesco presso la Casa Santa Marta in Vaticano. Quest’opera sarà successivamente inclusa nella collezione vaticana, facendo di Serrano uno dei più giovani artisti presenti nella prestigiosa raccolta. Il 17 gennaio 2025, l’Auditorium Comunale “Maestro Padilla” di Almería ospita un evento speciale, una cerimonia carica di emozione e solennità, che unisce il mondo dell’arte e quello della tradizione militare spagnola. In tale occasione Serrano dona una delle sue opere alla Legione Spagnola consegnandola a Sua Eccellenza il Generale di Brigata José Agustín Carreras. Con i suoi progetti innovativi, che continuano ad affascinare, stupire ed emozionare il pubblico, Alberto Rodríguez Serrano si conferma come uno degli artisti più interessanti del panorama contemporaneo.


Palazzo Pesaro Fortuny a Venezia
La precisa data di costruzione del Palazzo Pesaro non è documentabile e le ricerche d’archivio eseguite non hanno dato alcun risultato sicuro. Lo studio stilistico e il raffronto con altri palazzi veneziani fanno ipotizzare l’avvio della costruzione tra il 1460 e il 1480. Voluto da Benedetto Pesaro (1433-1503) l’edificio, ampliato e trasformato nel corso dei secoli, si presenta con l’imponenza della sua vasta mole con una facciata verso il rio di Ca’ Michiel e con una più estesa su campo San Beneto. Il palazzo, la cui struttura architettonica risponde pienamente alla tradizione veneziana, vanta alcune soluzioni di rilevante pregio, come le quattro polifore del primo e del secondo piano nobile, e una inusuale profondità delle sale passanti tra le due facciate, oltre 43 metri di lunghezza, che fanno di questo edificio la più vasta costruzione privata del tardo gotico rinascimentale veneziano.

[ Palazzo Pesaro Fortuny a Venezia – © courtesy of MUVE Press Office ]

Dopo vari passaggi di proprietà che si sono susseguiti nei secoli, alla metà dell’Ottocento l’edificio, come risulta dal catasto austriaco del 1842, venne frazionato in numerosi appartamenti di proprietà delle famiglie Campana, Correr, Revedin, con la conseguente creazione di nuovi collegamenti verticali e orizzontali, per ospitare circa venti nuclei abitativi e destinare alcuni spazi a uso commerciale, come ad esempio i laboratori di stampa di uno tra i più noti fotografi veneziani dell’epoca, Paolo Salviati. Il Palazzo versava quindi in uno stato di promiscuità e decadenza quando Mariano Fortuny y Madrazo, attratto da questa bellezza architettonica, vi entrò per la prima volta nel 1898 occupando l’ampio salone posto nel sottotetto e stabilendovi il proprio studio. Nel corso degli anni, acquisite le altre parti dell’immobile, nel 1899, nel 1900 e nel 1906, Fortuny, pazientemente ma con costanza, iniziò il lavoro di recupero dell’edificio: liberò gli appartamenti, riadattò le stanze, fece cadere tramezzi e sovrastrutture, riportando equilibrio e proporzione. Elesse quindi il palazzo a propria dimora e nel 1907 vi installò un piccolo laboratorio tessile assieme a Henriette Nigrin, conosciuta a Parigi agli inizi del Novecento, musa ispiratrice e compagna di altrettanta sensibilità artistica.

[ Ricostruzione di una stanza dell’atelier di Henriette Nigrin – © Massimo Listri / MUVE Press Office ]

Dopo pochi anni due interi piani del palazzo furono occupati dallo straordinario atelier per la creazione e la stampa di abiti e tessuti in seta e velluto. Mentre Mariano perfezionava i suoi studi e le sue invenzioni la moglie Henriette, con eccezionale dedizione, dirigeva il laboratorio. Il Palazzo Pesaro divenne ben presto una fabbrica. Ogni mattina, aperto il portone dal custode, gli operai e le operaie entravano nel piccolo cortile e, salita la scala scoperta, si disponevano nella sale dell’atelier, chi ai telai da stampa, chi alla finitura dei capi d’abbigliamento. Dal 1915 Mariano diede inizio alla decorazione parietale di uno dei luoghi magici dell’edificio: il giardino d’inverno e atelier di pittura al primo piano nobile. Un “giardino incantato”, animato da figure femminili, immagini allegoriche, satiri e animali esotici, pappagalli, scimmie, inseriti in un originale contesto architettonico, avviluppati da motivi floreali e vegetali, da ghirlande e da grottesche.

[ Mariano Fortuny y Madrazo nella sua biblioteca – © courtesy of MUVE Press Office ]

Al secondo piano installò la sua preziosa biblioteca, ricchissima di pregevoli volumi. Arredò gli interni del salone al primo piano con ricchi bagliori seducenti dell’Oriente, conciliando la ricomposizione tra l’idea dello studio d’artista paterno e la valorizzazione estetica del proprio lavoro, con stoffe stampate di sua produzione alle pareti, lampadari in seta, armature, antichi tappeti e mobili (ora parzialmente dispersi). Dagli anni Venti in poi, in quest’atmosfera permeata da suggestivo splendore orientaleggiante con reminiscenze rinascimentali, nei saloni e nelle nude stanze adibite ad atelier, laboratorio, officina, Mariano proseguì incessantemente il proprio lavoro dedicandosi alla ricerca di nuove soluzioni per le scene teatrali, alla creazione di disegni per tessuti stampati, all’ideazione di nuove fogge per l’abbigliamento, mai dimenticando però la sua grande passione: la pittura. Chi, per raro privilegio, riusciva a varcare la soglia di quei saloni non poteva che riportarne una visione estasiata.

[ Mariano Fortuny y Madrazo nel suo studio di pittore – © courtesy of MUVE Press Office ]

Dopo la morte di Mariano Fortuny, avvenuta il 2 maggio 1949, l’edificio fu donato dalla moglie Henriette nel 1956 al Comune di Venezia per essere «utilizzato perpetuamente come centro di cultura in rapporto con l’arte; il salone centrale al primo piano dovrà conservare le caratteristiche di ciò che fu lo studio preferito di Mariano Fortuny y Madrazo, con le opere, i mobili e gli oggetti che vi si trovano attualmente; l’immobile dovrà essere denominato Palazzo Pesaro Fortuny», come espressamente indicato nell’atto notarile. L’Amministrazione cittadina di fatto ne ebbe pieno possesso nel 1965, alla morte di Henriette. Dieci anni dopo, nel 1975, finalmente si aprì al pubblico il Museo. Nel 1978 l’Amministrazione veneziana completò la proprietà acquistando l’androne al piano terreno, conferendo finalmente integrità all’intero complesso.

[ Banner del 50° anniversario dell’apertura al pubblico di Museo Fortuny – © courtesy of MUVE Press Office ]

Ricorre quindi quest’anno il 50° anniversario dell’apertura al pubblico di Museo Fortuny, scrigno veneziano di storia e arte, da sempre punto di riferimento per residenti e fonte inesauribile di ispirazione per artisti di ogni dove. Lo scorso 10 giugno per rendere omaggio a questo importante traguardo, opere e oggetti della collezione Fortuny normalmente non in mostra per loro delicatezza e fragilità, sono stati eccezionalmente esposti nel percorso permanente, alcuni di essi per la prima volta in assoluto. Nell’occasione la Fondazione Musei Civici di Venezia ha presentato il ciclo di conferenze in programma presso il Museo per l’autunno 2025 e la primavera 2026 dedicato alla figura e all’opera di Mariano Fortuny y Madrazo e di Henriette Nigrin, sua compagna nella vita e nell’arte.