Dominò la corsa ai piedi delle Dolomiti con la sua mitica Stratos
Se ne è andato uno dei miti del rallysmo mondiale: Sandro Munari. Per quelli come me che negli anni Settanta erano ragazzi, Munari ha rappresentato e rappresenta tuttora “Il Pilota” per eccellenza. Ecco il suo legame con Primiero e il Trentino

di Erwin Filippi Gilli
NordEst – Dalla favolosa vittoria al Rally di Montecarlo nel 1972, quando sorprese tutta la concorrenza correndo su una Lancia Fulvia HF (rossa con il cofano nero e la scritta Lancia Italia) al Rally di San Martino, il Drago – così venne soprannominato – ha rappresentato per anni l’elite dei piloti italiani. Non è stato solo un pilota di rally, ma anche un buon “pistaiolo”: con Arturo Merzario infatti arrivò quarto alla 1000 km di Zeltweg su una Ferrari 312 PB ma con una prestazione eccezionale vinse il 18° Tour de France utilizzando una Lancia Stratos appositamente
preparata.

Munari al San Martino
Quanti ricordi, quante sere passate sui tornanti di Passo Cereda ad aspettare che arrivassero “gli Ufficiali” a provare il percorso con i muletti: sere e sere aspettando un passaggio che durava un attimo. Se si era fortunati arrivavano tutte le macchine di una scuderia e magari ripetevano la prova un paio di volte, altrimenti era una occasione buona per tirare tardi con gli amici a discutere se poi fosse meglio l’Opel Ascona 19 SR di Walter Rohrl od il 124 Abarth di Pinto o l’HF di Munari. Di Sandro Munari ho alcuni ricordi: nel 1973 quando vinse il Rally di San Martino, nel 1977 sempre vittorioso al San Martino e nel 1995 quando coronando un sogno durato vent’anni a partecipare (con scarsi risultati) sono stato io.
Ricordo che nel 1973, dato che l’unico mezzo di trasporto era il motorino, andai a vedere il rally a Passo Cereda e qui Sandro correva con la Fulvia HF: erano gli anni in cui quasi tutti potevano partecipare ad una gara automobilistica: cinture di sicurezza, rollbar, paracoppa ed anche la macchina di papà poteva diventare un’auto da rally. Erano gli anni in cui se avevi “manico” potevi sperare di fare una bella prestazione (come Ballestrieri che arrivò terzo assoluto al Rally dell’Isola d’Elba e dopo tale gara divenne pilota ufficiale Lancia) e farti notare dalle grosse squadre (4R, Jolly Club solo per citarne due).

Nel 1977 il Rally di San Martino raggiunse l’apice di popolarità ed importanza (fu valido per il primo campionato mondiale piloti) ma fu anche l’edizione con più problemi organizzativi: il percorso venne modificato e la prova speciale dei Piereni, ad esempio, fu annullata. Ricordo che andai a vedere la prova di Tognola, ancora su strada sterrata, in cui sfida per il primo posto fu un affare riservato tra Munari e Rohrl : intraversate fantastiche! Nel 1995 ricordo Munari ospite d’onore dell’organizzazione del rinato Rally di San Martino. Ero con il mio pilota in attesa di partire quando Sandro Munari si fermò per salutarci, era molto alla mano con tutti, e ad augurarci buon divertimento: un onore ed una gioia secondi solo al fatto che eravamo lì in attesa di partire come concorrenti al rally a cui da ragazzi avevamo sempre sognato di partecipare. Bei ricordi. Vai in pace, grande Sandro, ma vacci sempre di traverso come solo tu sapevi fare!