Le analisi dopo il sequestro – Analisi sulla popolazione e sul latte materno. E’ quanto chiede un gruppo di mamme che si definiscono "Mamme Bionike Trentino", dopo le notizie dei giorni scorsi sul sequestro preventivo dell’Acciaieria di Borgo Valsugana. In queste ore invece, le cartelle cliniche dei dipendenti dello stabilimento sono state sequestrate dagli inquirenti, per verificare l’eventuale presenza di metalli pesanti.
Il sindaco: "Serve presto una riconversione" – Si tratterebbe di diossina, sostanza cancerogena, ma anche monossido di carbonio, polveri residue della lavorazione che invadono la zona e i polmoni degli abitanti di quel territorio. Il sindaco di Borgo Fabio Dalledonne vuole vederci chiaro e intende fare chiarezza su quanto accaduto. Chiede immediatamente le cifre e la definisce: "Una presa in giro durata 30 anni" il sindaco. "E’ urgente – prosegue il primo cittadino – pensare ad una riconversione industriale, magari con impianti fotovoltaici o geotermici. In ballo, ricorda Dalledonne c’è il futuro di 117 lavoratori".
L’attività continua con un custode – È un quadro inquietante quello che emerge dopo un anno di indagini condotte dal Nipaf (Nucleo investigativo della polizia ambientale e forestale) e da personale del Corpo forestale dello Stato di Vicenza, che ha portato i pubblici ministeri Alessandra Liverani e Salvatore Ferraro a chiedere ed ottenere dal gip Marco La Ganga un provvedimento di sequestro preventivo dell’impianto, con la contestuale nomina di un custode. Si salvano così ben 117 posti di lavoro. Il sequestro non e’ l’unico: c’e’ anche quello di un laboratorio in provincia di Brescia, preposto ai controlli, con 4 indagati e altrettanti dell’Appa di Trento.
Il vicepresidente della provincia di Trento, Alberto Pacher ha difeso sabato i funzionari indagati dell’Appa parlando di possibile "errata interpretazione dei dati".
12 gli indagati – 12 avvisi di garanzia, di cui 4 nei confronti di altrettanti funzionari dell’Appa, l’agenzia provinciale trentina per l’ambiente. Per il governatore Dellai: "Noi trattati alla stregua di una emergenza criminale" – Secondo gli inquirenti, l’attività illecita riferita all’Acciaieria Valsugana, sarebbe relativa ad emissioni moleste e imbrattanti di gas, fumi e polveri in atmosfera, e con concentrazione di inquinanti aventi valori superiori ai limiti di legge, nonchè scarichi non autorizzati recapitanti nel vicino corso d’acqua.