Regione Veneto delibera costituzione in giudizio contro Bando Bolzano e Governo annuncia iniziativa
Si fa più complicato il destino dell’azienda, 1800 posti di lavoro tra Vicenza e Bolzano. Il nodo è il bando per riassegnazione delle aree pubbliche in cui sorge lo stabilimento altoatesino, da cui dipende il sito berico

NordEst – “Le Acciaierie Valbruna rappresentano un asset produttivo strategico per l’Italia e per l’intero comparto siderurgico europeo. La loro tutela e la garanzia della continuità produttiva sono priorità assolute”. Dopo la mossa della Regione Veneto, che ha fatto ricorso al Tar, ora anche il governo – con le parole del sottosegretario al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Massimo Bitonci – conferma la sua decisione di valutare l’applicazione del Golden Power per difendere gli asset del gruppo siderurgico vicentino, controllato dalla famiglia Amenduni e che produce acciaio anche per l’industria della difesa.
Al centro della questione il rinnovo della concessione delle aree pubbliche su cui sorge lo stabilimento Valbruna di Bolzano. La concessione per il diritto di superficie dell’area occupata dal sito siderurgico, in vigore dal 1995, è infatti scaduta. La provincia autonoma di Bolzano ha indetto una nuova gara e, nonostante le richieste di ritirarlo o sospenderlo arrivate dai sindacati, dal Comune di Vicenza, dalla Regione Veneto, dal Ministero, è andata dritta per la sua strada. A rischio c’è la continuità produttiva e circa 1800 posti di lavoro diretti – oltre 1200 solo a Vicenza – più tutto l’indotto che conta altri mille occupati. Il timore è che la proprietà possa decidere di spostare l’intera produzione negli Stati Uniti – dove possiede già un altro stabilimento – anche sulla spinta dei dazi al 50 per cento sull’acciaio voluti da Trump.
Il ricorso della Regione Veneto
La Regione del Veneto – spiega una nota dell’Esecutivo veneto – si costituirà in giudizio dopo aver preso atto del sostanziale diniego della Provincia Autonoma di Bolzano rispetto alle richieste delle Parti istituzionali e sociali presenti al tavolo ministeriale. Queste chiedevano di ritirare o quantomeno sospendere il bando contestato per aprire una fase di confronto, considerate le conclusioni dell’istruttoria “Golden Power” che sottolineavano il carattere altamente sensibile e strategico della continuità produttiva dello stabilimento di Bolzano, anche in relazione alla produzione di materiali destinati al comparto della difesa.
La Regione del Veneto è parte direttamente interessata dagli effetti economici, industriali e occupazionali derivanti dalle determinazioni adottate dalla Provincia Autonoma di Bolzano con le richiamate deliberazioni. Tali effetti sono dovuti al fatto che lo stabilimento di Vicenza, con i suoi 1.216 dipendenti (a cui vanno aggiunti quelli dell’indotto), risulta funzionalmente dipendente da quello di Bolzano (che ne conta altri 564) e una eventuale espulsione dell’impresa dai compendi industriali bolzanini comporterebbe, come dichiarato dall’azienda, la cessazione dell’attività produttiva in entrambi gli stabilimenti.
La delocalizzazione verso altri impianti esteri del gruppo di Acciaierie Valbruna, che produce acciai lunghi speciali, acciai inossidabili e leghe di nichel e titanio destinati a settori ad alta tecnologia, genererebbe un danno irreversibile all’economia veneta e nazionale, ma anche un pericolo per la sicurezza di produzioni strategiche. Per il Veneto le conseguenze dirette e indirette della cessazione delle attività produttive sarebbero estremamente gravi impattando sull’occupazione e sul tessuto socio -economico, sul ciclo dell’economia circolare per il recupero dei metalli, sulle forniture per le industrie metalmeccaniche regionali e sulla spesa pubblica della Regione.