Proclamato beato nella cattedrale di Notre Dame di Parigi
Nel 1921, emigrò con la famiglia in Francia all’età di tre anni, militante della JOC – Jeunesse Ouvrière Catholique (Gioventù Operaia Cattolica) e martire della fede nel campo di lavori forzati di Wühlheide, a Berlino, dove morì nel 1944. Romainville ricorda Alfredo Dall’Oglio

NordEst – La comunità trentina ha un nuovo beato: Alfredo Dall’Oglio, emigrato da Borgo Valsugana nel 1924 con i genitori per Parigi e morto prigioniero a soli 23 anni, in un campo forzato di Berlino. Dall’Oglio è stato beatificato nella cattedrale di Notre Dame di Parigi, insieme ad altri 49 francesi. Preti, seminaristi, religiosi e laici, tra cui molti scout: tutti riconosciuti martiri a causa del nazismo, in quanto perseguitati per la loro fede. Alla solenne Messa di beatificazione nella cattedrale parigina, restituita solo un anno fa allo splendore di un tempo, dopo il devastante incendio del 2019, era presente anche una delegazione trentina, con in testa la sindaca di Borgo Martina Ferrai e i rappresentanti della Diocesi: il vescovo missionario Mariano Manzana (in rappresentanza dell’arcivescovo Tisi) e don Piero Rattin, il biblista che tanto si è speso per la riscoperta della figura di Dall’Oglio.
A Parigi anche alcuni lontani parenti borghesani di Alfredo e rappresentanti della parrocchia di Borgo. La Messa è stata presieduta dal cardinale Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo, accanto all’arcivescovo di Parigi monsignor Laurent Ulrich. La beatificazione ha coinvolto, per la diversa provenienza dei martiri, ben 38 diocesi francesi, oltre a quella di Trento. Il postulatore generale della causa di beatificazione padre Bernard Ardura ha pronunciato, uno ad uno, i nomi dei cinquanta nuovi beati, tra cui Alfredo Dall’Oglio, definito “nativo della Diocesi di Trento, jocista di Parigi”, ricordando così la sua militanza nella JOC, la gioventù operaia cattolica. Alla lettura della Lettera apostolica di beatificazione, firmata da papa Leone XIV, si è alzato l’applauso dei duemila tra vescovi, preti e fedeli che hanno affollato le bianche navate di Notre-Dame. A seguire è state scoperta l’immagine che simboleggia il martirio dei nuovi beati, raffigurati attorno alla croce salvata dal rogo di Notre-Dame.
Sentire pronunciare a Notre-Dame il nome di Alfredo Dall’Oglio accanto a quello dello statista tentino ha colpito non poco la sindaca Ferrai. “Borgo si trova ora ad avere un beato: è un’emozione straordinaria”, commenta a caldo la prima cittadina borghesana. “Ora abbiamo tra i nostri concittadini – precisa Ferrai –, oltre alla figura di De Gasperi, ricordato anche qui come come padre fondatore del vecchio Continente, anche il beato Dall’Oglio, giovane costruttore di un’Europa a cui dobbiamo tutti tornare. Alfredo rappresenta un messaggio di pace e di resistenza nei confronti dei totalitarismi e di fedeltà a dei principi che si fondano soprattutto sulla fiducia di poter recuperare la nostra umanità più autentica”.
A nome della Chiesa trentina, don Piero Rattin sottolinea come la comunità trentina, come l’Italia e l’Europa abbia bisogno di figure come Afredo. “Egli – commenta al termine della celebrazione – ci dimostra l’importanza dell’audacia della fede, non fatta di trionfalismi, ma di fedeltà nella discrezione della quotidianità e nel nascondimento. Il suo rifiuto dell’ideologia nazista significa il rifiuto di una divinità terrena. Stiamo attenti, perché nella cultura di oggi e nelle situazioni politiche degli Stati, soprattutto in Europa, corriamo il rischio di dimenticare Dio per tributare alla fin fine culto e devozione a qualche personaggio terreno: questo è il grosso rischio e Alfredo ci mette in guardia proprio da questo”.
La cerimonia a Parigi
La celebrazione sulla TV cattolica KTO
Il martirio dei 50 nuovi beati
I cinquanta martiri francesi morirono a causa delle terribili condizioni di detenzione: stenti, tifo senza cure, talvolta esperimenti medici da parte del regime nazista. Alcuni persero la vita durante le marce della morte, quando i campi venivano evacuati e i prigionieri costretti a spostarsi a piedi; chiunque cedesse lungo il percorso veniva ucciso.
Il profilo spirituale e umano di Alfredo Dall’Oglio
Don Piero Rattin, in un editoriale pubblicato su Vita Trentina, descrive Alfredo come un “provocatore evangelico”: mai arrogante, ma capace di una fede audace e contagiosa. La storia personale di Alfredo si intreccia con quella di tante famiglie migranti di ieri e di oggi. I suoi nonni materni emigrarono in Bosnia, quelli paterni in Austria;
il padre Antonio lavorò in Belgio e poi in Francia, dove la famiglia visse inizialmente in una roulotte prima di trovare una casa stabile. Anche Alfredo, a sua volta, conobbe una migrazione forzata: la deportazione.
Fin da adolescente, attivo nella JOC (Gioventù Operaia Cattolica), metteva in guardia i coetanei dal nazismo: “Il cristianesimo non può accettare questa dottrina… Il male peggiore del nazismo è il suo umanesimo pagano che rivendica la priorità dello Stato sulle coscienze”. Per quella coscienza libera e vigile pagò il prezzo più alto. Egli amava ripetere una frase di Paul Claudel, poeta francese: “Purché Dio continui ad essere l’unico Signore, vale la pena dare anche la vita”. Una frase che, come ricorda don Rattin, Alfredo sembra aver interiorizzato fino alla testimonianza suprema.
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