Il presidente della Repubblica ha concluso la seduta straordinaria del Consiglio regionale a Gemona
Presente a Gemona anche la premier Giorgia Meloni
NordEst – 6 maggio 1976. Una scossa di terremoto lunga quasi un minuto, alle nove di sera, devasta il Friuli. Si porta via quasi mille persone, devasta 18.000 case, ne danneggia altre 75.000, con oltre centomila persone che rimangono senza tetto. L’Italia ha ricordato ricorda quella tragedia con una seduta solenne del Consiglio regionale del FVG, a Gemona, con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni.

Mattarella: «Il Friuli esempio di “resilienza”»
A chiudere la cerimonia, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nel suo intervento, il ricordo della notte del 6 maggio 1976: “Dalla media valle del Tagliamento partì un moto che investì cento comuni delle province di Udine e Pordenone; il lutto raggiunse ogni famiglia. Oltre centomila persone rimasero senza un tetto”. “Chi ha vissuto quei giorni di disperazione e ha partecipato al cammino della ricostruzione sa bene che stiamo facendo memoria di un evento che ha segnato la storia dell’intero Paese”. “A quella stagione di desolazione le popolazioni seppero opporre determinazione e grande energia: quella di una volontà di vita che ricomincia, attingendo alle radici della cultura e del carattere”. “Il concetto di resilienza nasce anche qui, da come i friulani reagirono quella sera e nel settembre successivo”. “In Friuli prevalsero la tenacia, l’amore per il lavoro, l’impegno nella collettività. I borghi vennero ricostruiti dov’erano e com’erano, a testimonianza del valore della stratificazione storica dei nostri abitati”. “La solidarietà di tutti gli italiani fu straordinaria: la presenza congiunta delle istituzioni rinnova oggi quel sentimento”. Mattarella ha anche ricordato la mobilitazione dell’Esercito e dei Vigili del fuoco, la dedizione degli uomini in divisa, che salvarono vite e curarono i feriti, infondendo fiducia e coraggio. “L’Italia conserva risorse morali che sa esprimere nei momenti difficili: è accaduto in Friuli”.
“Le scosse di settembre azzerarono parte del lavoro, ma le popolazioni colpite non si lasciarono scoraggiare. La devastazione materiale non ha scalfito la tenacia delle genti friulane”. Le autonomie locali, “vissute con orgoglio”, e un nuovo rapporto con le istituzioni nazionali crearono il modello Friuli. Anche Mattarella ha ricordato Giuseppe Zamberletti: “Si trovò a sperimentare una modalità nuova di relazione tra apparati pubblici, amministrazioni locali e forze sociali: un’eredità preziosa, dalla quale nacque la Protezione civile che è oggi uno strumento fondamentale, con l’obiettivo anche della prevenzione”. Di fronte alle sfide della natura non basta mitigare, ha aggiunto Mattarella: “occorre prevenire, con azioni attente agli equilibri dell’ecosistema”.
Con Zamberletti, Mattarella ha ricordato il Presidente del FVG di allora, Antonio Comelli e il suo successore Adriano Biasutti: “possiamo collocarli all’inizio e alla conclusione del percorso di ricostruzione”. I buoni risultati della ricostruzione sono diventati motore di sviluppo. “L’economia del Nordest, anche grazie a una migliore logistica, ha avuto in Friuli uno dei suoi motori. Queste terre ferite hanno conquistato un ruolo di rilievo”. Il futuro dipende da noi, ha concluso Mattarella: l’esito della Storia è affidato alle scelte di persone e comunità. È un insegnamento che vale anche oggi, di fronte alle guerre e agli squilibri che affliggono il pianeta.
Meloni: «In Friuli ondata di solidarietà»
Meloni ha anche ricordato la ricostruzione dei borghi “com’erano e dov’erano, ma con tecniche costruttive moderne. Come qui a Gemona, la città più colpita, che seppe rialzarsi in tempi record perché i friulani erano determinati a reagire, disposti anche a fare da soli. E non era un modo di dire: ricostruirono prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese”.
“Dopo un anno, il 90% delle aziende era ripartito. I friulani si dissero ponti a a fare da soli, ma non furono lasciati soli: un’ondata di solidarietà mai vista prima, con centinaia di volontari, mossi dall’esempio dei friulani. Verba movent, exempla trahunt”. Oggi le parole “Il Friuli ringrazia e non dimentica” sono scolpite nella memoria del Paese, e nemmeno l’Italia dimentica. C’è oggi un quadro normativo più chiaro. Ed è importante proteggere il ruolo dei sindaci – ha detto Meloni rivolta a Bordin: avete il mio appoggio.”
Fedriga: «Nella ricostruzione non improvvisazione ma metodo»
«Quella ricostruzione fu efficace perché fondata su dati, valutazioni strutturali, pianificazione e prevenzione. Non improvvisazione, ma metodo. Non frammentazione, ma integrazione delle competenze. La forza della ricostruzione friulana non fu solo nella rapidità degli interventi, ma nella capacità di tenere insieme decisione politica, competenza tecnica, conoscenza scientifica e partecipazione dei territori».Questo un altro passaggio dell’intervento di Fedriga.
«Questo anniversario non è solo memoria, è occasione per disegnare il nostro futuro ricordando i valori di quella lezione: riaffermiamo un modello politico e istituzionale che ancora oggi rappresenta una bussola per affrontare le emergenze contemporanee. Il terremoto del Friuli non fu soltanto una tragedia naturale, fu una prova di verità per la politica, per le istituzioni e per una classe dirigente chiamata ad assumersi responsabilità straordinarie in condizioni straordinarie. » Lo ha detto il presidente della Regione, Fedriga, nel suo intervento al Teatro Sociale di Gemona.
Revelant (sindaco Gemona): «Modello di rinascita sulla fiducia»
Nel suo intervento, il sindaco di Gemona Roberto Revelant ha ricordato “la forza di un popolo che reagì con umiltà, coraggio, determinazione e forza d’animo”, diventando motore di sviluppo economico e sociale”. La presenza di Sergio Mattarella, ha detto ancora il sindaco, “consolida il legame con le istituzioni”. Secondo Revelant, in Friuli fu realizzato “un modello di rinascita basato sulla fiducia”, con una delega di poteri piena che “consentì alla Regione di realizzare un modello mai replicato altrove. Giuseppe Zamberletti scrisse una pagina di storia.”
L’arcivescovo Lamba: «I friulani sono rimasti lì»
“Da quella tragedia è emersa anche la speranza di una vita dopo tanto dolore. La presenza della Chiesa è stata fondamentale perché i sacerdoti che erano pienamente inseriti nel tessuto sociale nelle comunità furono tra i primi a rimboccarsi le maniche. E poi il coraggio della popolazione di rimanere seppur in condizioni talmente disperate sarebbero andate via. Invece loro sono rimasti li”. Così mons. Riccardo Lamba, arcivescovo di Udine, in attesa a Gemona del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.