NordEst

Sciopero Cgil il 6 settembre, stop di otto ore

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La manovra ha iniziato il suo cammino parlamentare in commissione Bilancio al Senato. Alfano, che ha convocato per domani i vertici del Pdl, ha gia’ avuto ieri sera un primo, lungo incontro con il sottosegretario Crosetto, uno dei frondisti della maggioranza, che ha ribadito la necessita’ di riformare le pensioni, argomento che trova il muro della Lega. Antonio Martino, uno dei fondatori di Fi ha annunciato che non votera’ una manovra ‘indifendibile’. Cresce la protesta dei Comuni: un centinaio di sindaci del cuneese ha consegnato le chiavi dei municipi al prefetto.
 
SCIOPERO GENERALE CGIL IL 6 SETTEMBRE – La Cgil ha indetto lo sciopero generale, in tempi molto stretti, ‘contro, e per cambiare, la manovra iniqua e sbagliata del governo’. E’ stato eccezionalmente indetto oggi dalla segreteria confederale, al termine della riunione dei segretari generali di categoria e territoriali, bruciando i tempi rispetto alla riunione del direttivo Cgil che era prevista per il 30 ed il 31 agosto. La segreteria aveva gia’ un mandato dal direttivo dello scorso luglio. Le modalita’ dello sciopero e le proposte della Cgil alternative alla manovra del governo saranno illustrate domani dal segretario generale Susanna Camusso nella conferenza stampa prevista ‘in piazza, di fronte al Senato’ alle ore 11.00, in coincidenza con un presidio del sindacato contro la manovra
 
BERSANI, PENSIONI? NO PER COPRIRE BUCHI BILANCIO – ‘Si vuol parlare di riforma del Welfare, mettere in equilibrio la spesa pensionistica ad altre spese del welfare? Benissimo, abbiamo le nostre proposte e si discuta di questo che va sotto il titolo di riforma del welfare. Invece e’ per far pagare dazio a chi non ha mai pagato dazio per coprire un buco di bilancio maneggiando le pensioni non sono d’accordo’. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, illustrando i 10 punti della contro manovra del Pd, ribadisce la posizione del Democratici rispetto ad una riforma del sistema previdenziale dentro il decreto. ‘Si dice che maneggiando le pensioni – sostiene Bersani – si potrebbero alleggerire i tagli agli enti locali ma ricordo che dal nostro contributo richiesto ai capitali scudati si potrebbero ottenere risorse per le imprese e per fare una deroga al Patto di stabilita’ perche’ noi siamo i primi a pensare che servano misure di stimolo all’economia’.
 
CONFERENZA STRAORDINARIA REGIONI L’1 SETTEMBRE – Anche le Regioni si muovono per contrastare l’ultima manovra varata del governo che prevede di tagliare loro, nuovamente, una buona fetta di trasferimenti. Il presidente Vasco Errani, ha infatti convocato per l’1 settembre alle ore 10 una Conferenza straordinaria delle Regioni nella sede di via Parigi, 11 a Roma. All’ordine del giorno un unico punto: la discussione del decreto legge del 13 agosto, n. 138, che contiene le ‘Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo’.
 
MANOVRA: F.CRISTIANA, SU FAMIGLIA COLPI DA SERIAL KILLER – La manovra economica di luglio e la manovra-bis di Ferragosto "hanno assestato alla famiglia una serie di colpi micidiali": "un serial killer non avrebbe potuto fare meglio". Lo scrive Famiglia Cristiana nell’editoriale del nuovo numero. "Anziché tassare i patrimoni dei ricchi, coloro ai quali anche un forte prelievo fiscale non cambierebbe la vita, s’é preferito colpire quell’ammortizzatore sociale italiano per eccellenza che è la famiglia", lamenta il settimanale dei Paolini, secondo cui questa "é una politica miope, da ‘statisti’ improvvisati, che non hanno un’idea sul futuro del Paese".
 
LEGA DETTA CONDIZIONI – La manovra scuote gli equilibri nella maggioranza. Il Pdl, alle prese con l’acceso confronto interno tra ‘frondisti’ e ‘governativi’, concentra la sua rabbia sulla Lega Nord. E non è un caso che Silvio Berlusconi con una nota proprio oggi abbia preso le distanze da Umberto Bossi che ieri ha espresso ‘dubbi’ sulla tenuta del Paese: "Mi spiace, questa volta, di non essere d’accordo con il mio amico Umberto – afferma il premier – Sono profondamente convinto che l’Italia c’é e ci sarà sempre". Ma al di là delle dichiarazioni ufficiali, il Cavaliere è irritato per la mancata apertura dei ‘lumbard’ sul ritocco delle pensioni e li ha sfidati su un terreno neutro.
 
Tra i due leader era anche in programma una telefonata subito dopo la segreteria politica del Carroccio in via Bellerio ma, visto l’esito del summit leghista, è difficile che ci sia stata. Più probabile, invece, che qualche contatto ci sia nei prossimi giorni dopo che anche il Pdl avrà pronte le proprie proposte. La speranza è che questa volta il pressing sull’alleato vada a buon fine e che si possa aprire una trattativa.
 
Su questo è al lavoro Angelino Alfano. Il neosegretario del Pdl è stato ospite a pranzo ad Arcore e si è confrontato con il premier. L’ex Guardasigilli, tra l’altro, è anche alle prese con le tensioni all’interno del partito. I ‘frondisti’ non mollano la presa e riscuoto sempre più simpatie tra i colleghi. Per il senatore Lucio Malan "ci sono capigruppo, ministri ecc. E ben oltre il 50 per cento del partito non voterebbe a scatola chiusa questa manovra". Giorgio Stracquadanio, senza mezzi termini, definisce il provvedimento "inefficace e da cambiare perché repressivo".
 
Il Pdl non si spaccherà sulla finanziaria ma le diverse sensibilità sugli interventi da realizzare rischiano di lasciare più di un solco nel partito, dove tra l’altro non si é attutita l’eco della richiesta di primarie avanzata in primis da Roberto Formigoni. E per questo Alfano già domani incontrerà i ‘frondisti’; subito dopo, mercoledì, toccherà ai rappresentanti degli enti locali. Il neo-segretario, in tempi strettissimi, avrà il compito di sintetizzare le loro proposte ma, soprattutto, evitare strappi in vista del voto in Aula.
 
Per ora il Pdl si sta ricompattando: sotto accusa c’é la Lega, vista come il freno ai ritocchi richiesti. Tra alcuni parlamentari si sottolinea con soddisfazione il tempismo con cui l’Udc abbia invitato "il presidente del Consiglio a respingere il ricatto della Lega" sulle pensioni e abbia proposto in cambio "i voti necessari in Parlamento per approvare il decreto". Non manca chi si è spinto oltre, calcolando che proprio i voti centristi basterebbero ad approvare un eventuale emendamento sulle pensioni: "La Lega potrebbe spaccarsi – è il ragionamento – Non è detto che i ‘maroniani’ non vengano dalla nostra parte per ottenere le risorse che vogliono per evitare i tagli agli enti locali". E così vengono rilette in una luce nuova anche le parole di Berlusconi pronunciate ieri all’uscita dello stadio Meazza: "Io ho fatto ciò che dovevo per evitare una grande crisi dei nostri titoli – ha spiegato il premier – ora tocca al Parlamento".
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