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Sanità, Liste d’attesa: poche informazioni e solo in 9 regioni

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Le regioni e le aziende sanitarie sembrano infatti ancora lontane dal poter offrire informazioni aggiornate e disponibili online sui tempi di attesa per visite mediche ed esami clinici

NordEst – Solo 9, secondo un report della Fondazione Gimbe, hanno predisposto il portale interattivo previsto dal Ministero della Salute “ma nessuna fornisce informazioni sia sul rispetto dei tempi massimi di attesa che sulla prima disponibilità per il cittadino”.

Mentre, a puntare il dito contro Cup in cui è impossibile persino prendere la linea, è lo stesso ministro della Salute, Giulia Grillo. “Ho provato a chiamarne uno per una mattinata intera, ma nessuno ha risposto – afferma – dal primo giorno del mio insediamento ho dichiarato guerra alle liste d’attesa”.

La rendicontazione relativa alle 43 prestazioni ambulatoriali per monitorare l’attuazione del Piano Nazionale per la Gestione delle Liste d’Attesa (Pngla) 2010-2012, precisa il rapporto, “è ancora lontana da standard ottimali ed estremamente variabile tra le diverse Regioni, nonostante il netto miglioramento”.

In particolare, 9 Regioni (PA di Bolzano, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta) dispongono di portali interattivi. Ma dalla loro analisi “emerge la notevole eterogeneità di struttura e funzioni da cui deriva la differente utilità per l’informazione al cittadino”. C’è poi un altro gruppo di 8 regioni che forniscono alcune informazioni, ma non aggiornate (Provincia autonoma di Trento, Abruzzo, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto).Tre regioni (Campania, Sicilia, Umbria) rimandano ai siti web delle aziende sanitarie senza effettuare alcuna aggregazione dei dati e, infine, la Calabria, che non fornisce alcuna informazione sui tempi di attesa.

L’auspicio, precisa il presidente Gimbe Nino Cartabellotta, “è che i risultati del nostro studio vengano utilizzati, a livello istituzionale, per riallineare sistemi regionali e aziendali, fornendo così una base univoca di dati per confrontare le performance”.

Questo sarà utile soprattutto alla luce nel nuovo Piano per il Governo delle Liste d’Attesa 2019-21, approvato pochi mesi fa e che punta molto sulla trasparenza. “Abbiamo reso disponibili 350 milioni per il passaggio al digitale – ha precisato il ministro – perché ci rendevamo conto che il problema era lì. Poi per fare gli adeguamenti tecnici occorre del tempo, non si fanno in due mesi”. Intanto ci sono, però, altre cose su cui lavorare.

“L’efficienza delle liste d’attesa – ha sottolineato in un post su Facebook – passa innanzitutto attraverso i Cup. Per verificarne il funzionamento ne ho chiamato uno, ma nessuno ha risposto alle mie telefonate”. Per monitorare l’efficienza delle liste d’attesa, ricorda il ministro invitando i cittadini ad utilizzarlo, “è attivo il 1500, un numero di pubblica utilità attraverso il quale segnalare i disservizi”.

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