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Il Trentino non dimentica il poliedrico artista Riccardo Schweizer a 15 anni dalla sua scomparsa

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Sarà visitabile fino al prossimo 5 gennaio 2020, a Borgo Valsugana, la “retrospettiva diffusa”, dislocata in più spazi espositivi, dedicata all’artista originario di Mezzano, Riccardo Schweizer a 15 anni dalla morte

 

di Antonella Alban e GianAngelo Pistoia

NordEst – Dell’eclettico artista primierotto – scomparso 15 anni fa (Mezzano 1920 – Casez 2004) – delineiamo un ritratto a tutto tondo fruibile soprattutto dai giovani che forse ancora non lo conoscono.

Riccardo Schweizer fin da ragazzo si è cimentato nella raffigurazione parietale ad affresco, ne è testimonianza la “Madonna con bambino” del 1936 dipinta nella chiesetta di San Giovanni a Mezzano. Le vicende della vita hanno portato il giovane lontano dalla valle, ma il suo legame con il Primiero è sempre rimasto inalterato, pur avendo percorso grandi strade nazionali ed internazionali. Dapprima Schweizer si è fermato a Venezia, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti, ma la voglia di conoscere lo ha portato ben presto a prendere una decisione fondamentale per la sua vita: il trasferimento in Francia.

La “scoperta” di Picasso alla Biennale di Venezia del 1948 gli ha fatto maturare il desiderio di incontrare personalmente il grande maestro, di respirare la stessa aria ispiratrice, di avvicinarsi ad un mondo, quello dell’avanguardia, che era molto più avanzato ed innovativo rispetto a quello italiano. A Vallauris, nella Francia del Sud, Schweizer si avvicina anche a Chagall, a Matisse, a Cocteau, a Prévert, insomma a quel mondo intellettuale e culturale che poteva soltanto far crescere in fretta un giovane desideroso di confrontarsi con i più svariati stimoli. Forse per la sua indole, forse per questo ambiente o per entrambe le cose, Schweizer inizia a pensare a 360°, aprendo i suoi orizzonti non soltanto alla pittura, ma a tutte le forme espressive, purché diventassero mezzi creativi di conoscenza di sé e del mondo.

Tornato in Italia, dopo circa quattro anni di permanenza in terra francese, diventa assistente di Bruno Saetti all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Frequenta con molta assiduità gli ambienti dell’avanguardia culturale della città ed ha modo di conoscere fra gli altri Luigi Nono, Igor Stravinskij, Salvatore Quasimodo e Peggy Guggenheim; frequenta anche l’ambiente cosmopolita della facoltà di Architettura, alla ricerca di nuovi stimoli per la sua personalissima scoperta del mondo. Nascono in questi anni ceramiche, sculture, affreschi, dipinti, nei quali si possono leggere ascendenze picassiane, chagalliane, ma al contempo, strutturazioni architettoniche dello spazio e delle composizioni che preannunciano alcuni lavori successivi in cui architettura, design, pittura diventano un unico momento creativo, quasi per una volontà di espressione che non può limitarsi soltanto all’aspetto bidimensionale.

L’esperienza più totale Schweizer la vive però negli anni ’80, quando, assieme all’architetto François Druet lavora nel Palazzo dei Congressi e del Cinema di Cannes. Questa collaborazione sinergica vede Riccardo Schweizer trasformarsi in vero e proprio designer, mosaicista e pittore che adatta perfettamente i suoi interventi alla struttura del Palazzo del Cinema, articolando andamenti geometrici e curvilinei a giochi cromatici e tubolari, materiali prettamente pittorici a strutture metalliche o in plexiglass.

Da questa straordinaria esperienza Schweizer trae numerosi insegnamenti che lo portano a guardare il mondo con occhi rinnovati e anche a riavvicinarsi, quasi per necessità, alla pittura e soprattutto alla pittura su grandi superfici: realizza, fra l’altro, un grande affresco per la nuova sede dell’Istituto Trentino di Cultura di Trento. Ma è nella sua valle natia, la Valle di Primiero, che negli anni ’90 Riccardo Schweizer dipinge i suoi più grandi murales.

Per il Comune di Siror realizza un imponente quanto suggestivo affresco di oltre 130 metri quadrati dal titolo “I sogni della bancalonga”; per la sede della Comunità di Primiero dipinge un acrilico dal titolo “La lontra e la valle”, realizza quindi una ceramica di 150 metri quadrati per la piscina comprensoriale dal titolo “Luce, colore e allegria” ed infine sulla parete esterna della Scuola elementare di Mezzano dipinge un grande murales ad acrilico con inserti in ceramica dal titolo “L’albero racconta”.

Murales realizzato per l’allora Istituto Trentino di Cultura

Nelle opere di Riccardo Schweizer si trovano brani di vita, incontri, sensazioni, emozioni ed anche riflessioni che nascono dalla quotidianità, dagli eventi e che si trasformano in colori forti e contrastanti, appiattiti da segni neri che contornano le forme, le delimitano e le sintetizzano. Sono visioni razionali di un mondo che non ha nulla di calcolato, sono esplosioni di colori piatti e fortemente significativi che vogliono soltanto interpretare grandi emozioni. Schweizer è sempre stato in bilico tra questi due opposti: razionalità ed emotività.

Ecco perché nelle sue opere, a volte, si trovano anche delle contraddizioni; esse fanno parte dell’uomo stesso e quindi anche l’artista, molto più sensibile dell’uomo qualunque, non può esimersi dallo scontro con questa realtà che, in sostanza, è la vita stessa. Questa duplicità di atteggiamenti si traduce in irrequietezza intellettuale, intesa nel senso positivo del termine, ossia come continua ricerca, perché l’insoddisfazione rende un artista curioso e soprattutto mai pago di ciò che ha trovato. Con una storia così importante alle spalle Riccardo Schweizer avrebbe potuto forse sentirsi appagato, invece chi lo ha conosciuto bene sa che non è stato così; il suo stesso carattere lo ha spronato a lavorare instancabilmente per cercare, chi e che cosa, forse neppure l’artista primierotto lo ha saputo, perché egli è stato sempre e continuamente pronto a mettersi in gioco, ad azzerare tutto e a ripartire verso nuove avventure conoscitive.

Guarda la “vernice” della Mostra di Schweizer

Le opere di Riccardo Schweizer in mostra a Borgo

Apre i battenti sabato la mostra “Geografie del corpo e del paesaggio”. Esposizione itinerante, in più sedi del paese di Borgo Valsugana, che ripercorre la vita artistica di Riccardo Schweizer.Il servizio di Alessio Kaisermann

Pubblicato da Trentino TV su Martedì 10 dicembre 2019

 

Figlia d’arte

Barbara Schweizer ha studiato a Venezia all’Istituto Statale d’Arte e all’Università Ca’ Foscari; ha frequentato anche il DAMS di Bologna. Dal 2009 cura ed allestisce mostre ed esposizioni dedicate al padre, Riccardo Schweizer. Nel 2018 ha creato ‘Barbara Schweizer Edizioni’, un brand che promuove le collezioni di ceramiche da tavola concepite dal padre e prodotte da ‘Bosa’ con nuovi oggetti di design da lei ideati e realizzati da rinomate aziende artigiane. Ha esposto le sue opere in Italia e all’estero. Alcuni mesi fa in occasione della ‘Paris Design
Week 2019” ha presentato, all’Espace Commines nel quartiere del Marais, una collezione di vasi denominata “LE 55”. La collezione consiste in un insieme di parallelepipedi in pietra, cemento e vetro che compongono lo skyline di una città immaginaria. “Potrebbe essere la
Metropolis di Fritz Lang ma anche una delle città invisibili del romanzo di Italo Calvino – chiosa Barbara Schweizer e aggiunge – c’è un sopra e un sotto, un dentro e un fuori. La peculiarità di questi oggetti è che si possono assemblare in vari modi ed essere utilizzati per finalità diverse”.
Fino al 30 dicembre è possibile ammirare questa collezione nella boutique parigina “Á Rebours” un concept store di nicchia, avamposto di un commercio consapevole, aperto alle idee che trasformano e impreziosiscono la vita quotidiana. (gp)

Barbara Schweizer (ph. Bamberghi)
Barbara & Riccardo Schweizer (ph. Filippo Bamberghi)

 

(Credits fotografici: Jacopo Raule/Getty Images – Filippo Bamberghi – GianAngelo Pistoia)

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