Rallenta ma rimane positivo il trend dell’economia in Trentino

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Lo confermano i dati del primo trimestre 2019 resi noti dalla Camera di Commercio

 

Trento – In base ai dati sulla congiuntura economica in provincia di Trento, elaborati dall’Ufficio studi e ricerche della Camera di Commercio, risulta che nel primo trimestre del 2019 il fatturato complessivo realizzato dalle imprese esaminate aumenta del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se confrontata con i valori rilevati nel 2018, la dinamica dei ricavi delle vendite rallenta decisamente, ma si mantiene in ogni modo più orientata alla crescita che alla stagnazione.

La domanda interna continua a crescere, ma su ritmi più contenuti. In particolare, nel periodo in esame, si riscontra un buon andamento della domanda locale, che aumenta su base annua del 3,4%, mentre rallenta decisamente la domanda nazionale rispetto all’anno precedente (+0,7%).

Le esportazioni continuano a mostrare un andamento positivo, pur evidenziando un rallentamento (+3,6%) e contribuiscono alla buona tenuta dell’economia provinciale anche in un contesto nazionale stagnante.

I settori che si caratterizzano per una variazione decisamente positiva del fatturato su base tendenziale sono il commercio, al dettaglio (+5,8%) e all’ingrosso (+4,8%), le costruzioni (+5,3%) e i servizi alle imprese (+5,0%). Leggermente negativa invece la dinamica dei ricavi delle vendite del settore manifatturiero (-0,3%) e dei trasporti (-0,2%). La variazione tendenziale del fatturato risulta positiva per tutte le classi dimensionali, tuttavia in questo trimestre si rileva una peculiarità confermata da molti indicatori: aumenta significativamente il fatturato delle medie imprese (11-50 addetti) (+10,0%), mentre è solo leggermente positivo l’andamento dei ricavi delle vendite delle piccole e delle grandi imprese. L’occupazione registra una lieve contrazione (-0,3%) dopo la crescita sostenuta che aveva caratterizzato tutti i trimestri dello scorso anno. Le variazioni positive più marcate si rilevano nei settori dei trasporti, del manifatturiero e dell’estrattivo, mentre si notano delle contrazioni significative presso i settori del commercio e dei servizi alle imprese. L’andamento occupazionale presso le unità di più piccola dimensione (fino a 10 addetti) è in contrazione (-2,2%), mentre risulta in leggera crescita tra le medie (tra 11 e 50) e le grandi imprese (oltre 50) con aumenti pari rispettivamente a +1,5% e a +0,4%.

La variazione tendenziale della consistenza degli ordinativi risulta ancora positiva (+6,6%) anche in questa parte iniziale del 2019 e, pur con intensità diverse, trasversale a buona parte dei settori esaminati. I giudizi degli imprenditori sulla redditività e sulla situazione economica dell’azienda riflettono una situazione in ulteriore miglioramento rispetto a quelle già piuttosto positive evidenziate nello scorso anno e si confermano sui livelli antecedenti la crisi.

“Nel complesso– ha commentato Luca Rigotti, Vicepresidente della Camera di Commercio di Trento – l’indagine dell’Ufficio studi e ricerche rileva come la stagnazione, che in questa prima parte del 2019 si sta manifestando in tutta Italia, abbia assunto nella nostra provincia il carattere più sfumato di un moderato rallentamento. In assenza di ulteriori shock esogeni e grazie al dato sugli ordinativi, che rimane ancora piuttosto positivo (+6,6%), le prospettive per i prossimi mesi appaiono tutto sommato orientate alla stabilità rispetto al quadro attuale”.

 

Nel 2018, la spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è di 2.571 euro mensili in valori correnti, secondo le stime dell’Istat, sostanzialmente invariata rispetto al 2017 (+0,3%), quando era cresciuta dell’1,6% sul 2016. La spesa è ancora lontana dai livelli del 2011, 2.640 euro mensili, cui avevano fatto seguito due anni di forte contrazione”, si legge nel rapporto dell’Istat. La spesa delle famiglie è cresciuta meno dei prezzi nel 2018. Considerando il tasso di inflazione dell’1,2%, in termini reali la spesa diminuisce dello 0,9%, segnando una contrazione per la prima volta dal 2013. Si è interrotta così la moderata dinamica positiva registrata dal 2014 al 2017. Restano ampi i divari territoriali nella spesa delle famiglie, che sfiorano 800 euro mensili tra il Nord Ovest e le Isole. Il divario scende sotto il 40% per la prima volta dal 2009 (nel 2017 era 45%). Al Nord Ovest la spesa è di 2.866 euro, nel Nord-est 2.783, nel Centro 2.723 euro, nel Sud 2.087 euro e nelle Isole 2.068. Le regioni con la spesa più alta sono Lombardia (3.020 euro), Val d’Aosta (3.018) e Trentino-Alto Adige (2.945). In Calabria c’è la spesa più contenuta, 1.902 euro (1.118 euro meno della Lombardia), segue la Sicilia (2.036 euro).

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