Pedalando in Asia con le Dolomiti nel cuore: il diario di Valentina Brunet

Share Button

L’abbiamo intervistata negli unici giorni in cui la connessione risultava possibile, in quei posti lontani dalla tecnologia, i comfort, le paranoie del nostro mondo occidentale ma vicini e a stretto contatto con la natura in tutti i suoi aspetti e alle relazioni genuine, semplici e ricche di senso

di Liliana Cerqueni

Ti abbiamo lasciata nel deserto dei Gobi tra i mongoli.

Quali sono stati i tuoi spostamenti successivi prima di arrivare in Kazakistan? Quali fatti positivi e negativi e quali incontri li hanno caratterizzati?

Dopo il deserto dei Gobi me ne sono successe di tutti i colori in Mongolia: bici da riparare, pezzi introvabili e spedizioni online non possibili. Sono riuscita a recuperare dei pezzi di scarsissima qualitá che non hanno riportato la bici alle sue funzioni ottimali, ma sono riuscita almeno a spostarmi dal minuscolo centro abitato di Saikhan, percorrendo circa 300km, utilizzando soltanto tre marce, per giungere a Moron. Sono poi riuscita ad organizzare una spedizione tramite un conoscente cinese incontrato per caso, con cui scambio ogni tanto un saluto.

Al mercato di Moron, un meccanico di biciclette è riuscito a rendere completamente inutilizzabile la bici, ed io, per non aspettare ferma una settimana, ho proseguito a piedi facendo una passeggiata intorno al meraviglioso lago Khovsgol prima dell’inizio della stagione turistica e quindi tranquillissimo e piacevole, anche se con notti gelide e l’impossibilità di fare rifornimenti di cibo.

Nel frattempo, il pezzo è arrivato ad Ulaanbataar, ed ho dovuto tornare indietro di circa 800km in autostop, direttamente dalla strada sterrata che costeggia il lago, con un fortunatissimo passaggio di due disponibilissimi ragazzi mongoli, uno dei due parlava addirittura un po’ di inglese.

Pit stop ad Ulaanbataar dove ho fatto riparare la bici da un meccanico specializzato e dove ho incontrato altri cicloviaggiatori, in particolare due ragazzi tedeschi, Dominik e Simon, sulla via del ritorno dalla Nuova Zelanda.

Successivamente, la strada verso Tsagaannuur è stata dura, ho scelto un tragitto alternativo che ha messo alla prova le mie capacitá fisiche, inoltre ho trovato vento forte ed anche una tempesta di sabbia nel momento meno opportuno, ed ho fatto anche spiacevoli incontri. Ciò nonostante la Mongolia è una terra meravigliosa!

Ho varcato il confine tra Mongolia e Russia e dal primo cancello con la scritta “Russia”, una piacevolissima strada asfaltata, praticamente tutta in lieve discesa fino a Kosh-Agach (una sessantina di kilometri di goduria!). Le Altai Mountains tutte intorno a me, incorniciando una pedalata finalmente scorrevole.

In Siberia ho trovato posti da sogno per campeggiare, famiglie meravigliose che mi hanno accolta come una figlia, gente per strada che mi ha omaggiata con cibo, bevande e persino qualche banconota!
Ho pedalato pochi kilometri al giorno per godere della Russia fino all’ultimo giorno del visto, scenari spettacolari e percorsi semplici. Ho una piacevolissima impressione di questa parte di Russia, stampata nel cuore. Ho attraversato principalmente villaggi rurali dove il tempo sembra essersi fermato, ammiravo la gente lavorare nell’orto, i bambini giocare per strada, animali liberi per le vie dei paesi.

Parlaci dell’arrivo in terra kazaka e le prime impressioni che hai avuto.

Sicuramente ho lasciato la Russia a malincuore, non nascondo che mi è scesa una lacrima dopo il timbro di uscita dal Paese. Ho iniziato a pedalare per la vasta terra Kazaka, concentrandomi per aprire la mente a questa nuova cultura.

Ben presto vengo invitata a bere il the da qualche famiglia lungo il mio tragitto, ed il the è sempre accompagnato da pane, burro, zucchero, biscotti, conserve, marmellate, frittelle, spesso fatti in casa. Sono stata accolta da alcune famiglie a campeggiare in giardino, accoglienza molto gradita, quando l’alternativa è campeggiare al lato della strada principale in un’immensa pianura stepposa con arbusti pungenti, e…serpenti!

Quali difficoltà hai incontrato?

Prima di tutto trovare un posto sicuro per piantare la tenda. Poi il caldo e il vento contrario che contrastava il mio incedere.

Per quanto riguarda le strade, sono rimasta quasi sempre sulla strada principale, il traffico generalmente non è intenso, e le strade prevalentemente pianeggianti.

Come descriveresti il popolo kazako come cultura e indole?

Ho trovato il popolo kazako molto ospitale ed in tantissimi si sono fermati a fare due chiacchere per strada, o quando mi fermavo per una bibita fresca. Ho visto molta generositá: spesso mi è capitato che qualcuno mi affiancasse in macchina o mi rincorresse a piedi per allungarmi una bottiglia di acqua fresca.

Quando ho avuto bisogno di aiuto per rinforzare un copertone, si è mobilitato un intero paese, presto ero circondata da persone curiose, che mi hanno fatto 1000 domande, una signora mi ha regalato un foulard e un sacchetto di kurd (uno snack tipico fatto di latte fermentato, essiccato), qualcuno mi ha offerto dolci, snacks, pane fatto in casa, qualcuno mi ha messo dei soldi in mano, ed il meccanico non ne ha voluto sapere di accettare un pagamento per l’aiuto nella riparazione. E per concludere in bellezza, sono stata invitata a casa della famiglia di uno dei presenti, dove ho festeggiato il mio 33esimo compleanno.

Mi sono trovata diverse volte a dover spiegare che a quest’etá sono ancora single per scelta, e sono felice cosí. Voglio vedere il mondo. Mettere su una famiglia non è una delle mie prioritá.
Credo non sia facile da capire per chi ha una visione diametralmente opposta alla mia. Le ragazze crescono con l’idea di doversi sposare e fare figli entro i 30anni, non solo in Kazakistan, ma in un po’ tutti i Paesi che ho attraversato fino adesso. In generale si respira un forte attaccamento alle tradizioni, che viene peró affiancato da una spinta verso una vita piú moderna.  Ogni spostamento è un passo nuovo nel mondo. In cosa sei cambiata fino ad ora durante questo viaggio?

Cosa hai imparato nelle tue esperienze e cosa hai capito di te?

I cambiamenti in me, da quando ho iniziato a viaggiare da sola cinque anni fa con una breve pausa in Italia durante l’inverno 2016-17, sono stati tantissimi e radicali. Ho coltivato un forte spirito di adattamento, iniziativa, inventiva. Ho imparato a ridurre i miei bisogni al minimo, a non avere pregiudizi, a fidarmi del mio sesto senso. Ho imparato a lanciarmi, ad uscire dalla mia zona di comfort.
Ho imparato ad affrontare le difficoltá col sorriso, consapevole del fatto che tutto è transitorio, nel bene e nel male.

Ciao Valentina, continua le tue pedalate con lo stesso entusiasmo, la stessa voglia di incontrare il mondo, lo stesso desiderio di crescita che hai condiviso con noi fino ad ora. To be continued… 

(Ringrazio i miei sponsor e tutte le persone che hanno contribuito alla continuazione di questo mio viaggio attraverso PayPal paypal.me/VALENTINABRUNET o IBAN: IT80S0760101800000079816971)

Share Button

One Response to "Pedalando in Asia con le Dolomiti nel cuore: il diario di Valentina Brunet"

  1. Ksenia   13 agosto 2018 at 22:40

    Grande Vale!!
    Ti stimo tantissimo!

Lascia un Commento

Your email address will not be published.